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Adolescenti e alcool. Più autostima per imparare a dire NO

16 marzo 2017

1570 Views

di Maurizio Tucci, giornalista

La maggior parte degli adolescenti preferisce i soft drink, ma c’è anche chi beve superalcolici e 18% di essi si è ubriacato almeno una volta. Lo sballo del sabato sera sembra un rito sociale. Come fare ad arginare questa nuova emergenza?

 

 

Il consumo, ma ancor di più l’abuso di alcool, oggi viene spesso considerato, come la nuova emergenza che riguarda l’adolescenza.Fenomeni dannosissimi come il cosiddetto “binge drinking” (ovvero il bere consecutivo di sostanze alcoliche diverse), che fino a qualche anno fa riguardavano prevalentemente i giovani adulti (non che per loro non fosse dannoso), si ritrovano con frequenza sempre maggiore anche tra gli adolescenti e lo “sballo” del sabato sera sembra sia diventato un rito sociale inevitabile per i  teenagers. Così come gli accessi di adolescenti in pronto soccorso per coma etilico sono sempre più frequenti.

Anche per il bere, così come per ogni forma di addiction, la prevenzione risulta essere uno degli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione per fronteggiare un problema, perché è indubbio che modificare un comportamento è molto più difficile che evitare che questo comportamento sia adottato.

Abuso d’alcool negli adolescenti, i numeri del fenomeno

Proprio con questo obiettivo l’Osservatorio Permanente Giovani ed Alcool in collaborazione con l’Associazione Laboratorio Adolescenza e la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza realizza un’indagine biennale (su un campione nazionale di 2000 studenti di terza media – età 13-14 anni) per monitorare i comportamenti dei giovanissimi ed individuare le migliori strategie di prevenzione.

Gli ultimi dati disponibili risalgono al 2015 (il prossimo rapporto sarà presentato nell’autunno 2017) e ci descrivono una situazione con luci ed ombre.

Il 16% degli adolescenti intervistati  ha dichiarato  di non aver mai assaggiato una sostanza alcolica e un ulteriore 24%, pur avendo avuto una o più esperienze di contatto con bevande alcoliche afferma, al momento dell’intervista, di non bere. Il totale, tra astemi e non bevitori, è 40% che appare un dato confortante anche perché in aumento rispetto a quanto emerso dalla analoga indagine realizzata nel 2012.

Il debutto è spesso molto precoce, attorno ai 10 anni

Nel complesso, comunque, per la grande maggioranza dei giovani intervistati (oltre l’80%), l’alcol rimane una sostanza che fa parte della loro esperienza personale. Per più di un terzo degli intervistati il fenomeno è relativamente vicino nel tempo (il 37,8% ha bevuto alcolici per la prima volta dopo i 10 anni), ma per  altri si registra  una maggiore precocità: il 26,4% ha avuto il suo debutto alcolico tra i 6 e i 10 anni e l’8,0% sotto i sei anni di età.  “Debutto precoce che non vuol dire che ciò li porti a contrarre l’abitudine al consumo di sostanze alcoliche – tiene a precisare Carlo Buzzi, ordinario di sociologia del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento e curatore scientifico dell’indagine –  Molto spesso l’episodio resta del tutto occasionale e la “prima volta” ha di frequente, come scenario, una ricorrenza o una festa ed avviene in larga percentuale (73%) sotto il controllo di familiari adulti, depotenziandolo fortemente di significati trasgressivi”.

D’altra parte l’analisi dei risultati dell’indagine non evidenzia correlazioni tra la precocità del “primo assaggio” e l’abuso di alcol in età adolescenziale.

Trasgressione ed effetto branco

Riguardo all’abuso, aspetto decisamente più preoccupante, l’esperienza dell’ubriacatura almeno una volta tocca il 18,5% degli intervistati, mentre chi ha dichiarato di essersi ubriacato più di una volta è il 4,8%  E proprio su questo terreno si evidenzia in modo netto l’effetto trainante del gruppo dei pari. Ad essersi ubriacato più di una volta risulta essere il 50% di coloro che frequentano un gruppo di amici in cui la maggior parte si è ubriacato, mentre la percentuale scende all’8,7% tra quelli che frequentano amici che non hanno avuto l’esperienza dell’ubriacatura. Il bere è quindi una sorta di tributo sociale per confermare l’appartenenza al gruppo e non un’abitudine radicata. Il fenomeno appare ulteriormente confermato dal fatto che mentre nella quotidianità i maschi bevono più delle femmine (si tratta sempre di bere più o meno occasionale, a tavola, e sotto il controllo adulto), nei comportamenti eccessivi, all’interno del gruppo dei pari, le differenze di genere tendono ad annullarsi.

Il desiderio di trasgredire e l’ascendente esercitato dal “gruppo” sono due elementi che potremmo definire  costitutivi dell’età adolescenziale e quindi inalienabili, tuttavia è possibile introdurre degli elementi di protezione.

Insegnare a dire NO

Tutti gli adolescenti sono a loro modo consapevoli che “l’alcoOl fa male”, ma molto spesso identificano il danno con lo star male contingente e non con gli effetti che produce a medio e lungo termine anche se non ci si ubriaca o – per dirla con parole loro “non si collassa”. Chiarire bene le loro idee in proposito può sortire qualche effetto. Così come sarebbe importante rafforzarli nella loro capacità di “dire no” (in famiglia sono bravissimi, ma in gruppo molto meno) quando non hanno voglia di fare una cosa. Per ottenere questo sono innanzitutto necessarie iniezioni di autostima (merce rara a quell’età) da parte della famiglia e della scuola. Il che non significa (vale per i genitori) difenderli e proteggerli sempre e comunque, ma renderli psicologicamente autonomi anche nei momenti di difficoltà.

Possiamo concludere dicendo che anche la prevenzione dall’abuso di alcol viene da lontano.  

Tabelle

Frequenza consumo bevande alcoliche per tipo

Perchè mi sono ubriacato

 

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