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Adolescenti fragili. La nuova epidemia degli anni 2000?

17 marzo 2017

1121 Views

di Giovanni Corsello, Professore Ordinario di Pediatria

Cellulare sempre in mano, cuffiette alle orecchie, digitali e così “sociali”, da essere a volte estremamente soli. Combattono (o nascondono) la fragilità con gli eccessi: rifiuto degli alimenti o al contrario l’esagerazione nutrizionale, l’uso e abuso di sostanze tossiche, compresi alcol e fumo. Ecco gli adolescenti di oggi. Cosa possiamo fare per aiutarli a “non perdersi”?

 

L’adolescenza è un periodo della vita caratterizzato da forti tensioni e modificazioni fisiche, psichiche ed emozionali. Molti adolescenti sono in lotta con sé stessi e con il mondo nel tentativo di affermare il proprio ruolo e di dimostrare di poter gestire la propria esistenza in autonomia. Cambiano le caratteristiche somatiche e fisiche, gli interessi e le frequentazioni, il modo di pensare e di relazionarsi con il mondo esterno. Le modificazioni puberali innescano una forte spinta verso i temi della sessualità.
L’abuso di dispositivi elettronici, il rifiuto degli alimenti o al contrario gli eccessi nutrizionali, l’uso di sostanze tossiche, compresi alcol e fumo, sono comuni tra gli adolescenti nei Paesi a più elevato tenore di sviluppo sociale ed economico come l’Italia.
Sempre più spesso i contatti tra gli adolescenti vengono vissuti in una realtà virtuale e sono mediati dal WEB. In questo modo spesso si acuiscono comportamenti a rischio e devianti, ma anche contatti pericolosi che possono rendere possibili fenomeni di cyberbullismo.
In molti casi le famiglie hanno perso la loro capacità di influenzare scale di valori e modelli comportamentali, anche per i ritmi di vita e di lavoro che hanno ridotto al minimo i tempi di interazione e il confronto tra genitori e figli. Distacco e isolamento hanno favorito negli adolescenti comportamenti devianti e fughe affettive. Rotture dei legami matrimoniali e conflittualità tra genitori quando presenti hanno fatto da lievito per l’amplificazione dei problemi e delle difficoltà relazionali.
Atteggiamenti punitivi o coercitivi da parte di genitori possono essere causa di incomprensione e di rifiuto, favorire distacco e conflittualità e indurre a reazioni drammatiche (dai tentativi di suicidio ai suicidi mancati o purtroppo riusciti).

Il pediatra deve sorvegliare anche lo sviluppo psicologico e relazionale del bambino

Il pediatra, nella qualità di medico dell’età evolutiva, non può più occuparsi solo della tutela e della promozione della salute fisica dei bambini e degli adolescenti. Alla cura delle malattie infettive, le vaccinazioni, l’educazione nutrizionale, la diagnosi precoce delle malattie croniche (allergie, celiachia, malattie reumatiche etc.) il pediatra deve affiancare un’attività di sorveglianza dei processi di sviluppo anche psicologico e relazionale del bambino. Ruolo da svolgere in sintonia e in sinergia con la famiglia e con la scuola. Il pediatra deve essere in grado di cogliere al primo sorgere quegli elementi che possono dare il senso di disagio e di difficoltà nella relazione con i coetanei. Cambiamenti nelle abitudini alimentari, rifiuto di svolgere attività consolidate come l’attività motoria e sportiva, sono tutti campanelli d’allarme che la famiglia deve cogliere e discutere con il pediatra.
E’ quello che spesso i pediatri osservano nelle famiglie con conflittualità tra i genitori o in cui si vivono difficoltà di relazione. Un adolescente che mostra segni di sganciamento dal resto della famiglia va sempre considerato bersaglio di situazioni devianti.

Scuola, luogo per diffondere stili di vita corretti

La scuola deve essere un luogo in cui garantire la tutela, la difesa e la promozione dei processi di crescita e di sviluppo di bambini ed adolescenti. E’ la sede in cui promuovere e diffondere stili di vita improntati alla salute, dalla educazione verso una corretta alimentazione basata sui principi della dieta mediterranea (prima colazione abbondante, pochi cibi ricchi di proteine animali e grassi saturi, molta frutta e verdura, consumo frequente di pesce e uso sistematico di olio d’oliva) o la necessità di svolgere attività fisica quotidiana e di attività sportiva frequente. I valori così elevati di sovrappeso e obesità nella nostra popolazione di bambini e adolescenti sono legati a un’alimentazione incongrua, ricca di grassi e di proteine, ma anche a una tendenziale sedentarietà favorita dall’uso eccessivo di internet o di smartphone.
A scuola si devono diffondere contenuti di prevenzione per le malattie infettive, comprese quelle sessualmente trasmesse e quelle prevenibili tramite le vaccinazioni. Contenuti che attraverso i ragazzi devono raggiungere anche le famiglie. L’informazione sulla possibile diffusione di malattie a trasmissione sessuale deve svolgersi di pari passo con quella del rischio di gravidanza indesiderata per dare modo agli adolescenti di conoscere gli strumenti e le modalità per fare una prevenzione efficace a tutto campo.

 

 

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