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Asma, troppi i casi non trattati. Bambini a rischio

27 aprile 2017

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di Alessandro Fiocchi, pediatra allergologo

Asma, ne soffre un bambino su 10. L’impatto dell’asma sulla qualità di vita è significativo, eppure molti (troppi) pazienti non aderiscono ai protocolli di trattamento in modo adeguato. Per quali motivi i pazienti “sfuggono” ai trattamenti? Perché è importante trattare l’asma?

 

 

 

L’asma è la malattia cronica più diffusa nel mondo, molto frequente anche nei bambini. Dopo un progressivo aumento della sua prevalenza osservato tra il 1980 e il 2000. In Italia ne soffre il 10% della popolazione in età pediatrica. Nonostante l’asma abbia un significativo impatto sulla qualità di vita del bambino e dell’intera famiglia, e nonostante i progressi compiuti nella sua diagnosi e nella terapia, ancora oggi un numero di pazienti tutt’altro che trascurabile non aderisce ai protocolli di trattamento in modo adeguato, aumentando il rischio di riacutizzazione e di ospedalizzazione e di aggravamento della patologia. Nel 2015 in Italia ci sono stati 44.427 ricoveri ospedalieri per bronchite e asma, per un totale di 197.000 giorni di degenza in ospedale. Nei bambini di età inferiore ai 2-3 anni la frequenza di ospedalizzazione è 3 volte superiore rispetto ai bimbi di età maggiore e sei volte più alta che negli adulti.

Perchè è importante trattare l’asma?

L’asma, nonostante i progressi compiuti nella sua diagnosi e terapia, costituisce un rilevante problema socio-economico perché può influire a vari livelli sulla vita del paziente e della sua famiglia. L’effetto negativo di questa malattia in età pediatrica si evidenzia soprattutto attraverso disturbi del sonno, assenteismo scolastico, limitazione delle attività quotidiane e nelle implicazioni psicologiche connesse a questi problemi. Sulla famiglia ha ricadute profonde sul piano emozionale, organizzativo ed economico. È frequente, infatti, che i genitori vivano nella paura di attacchi asmatici, preoccupati del futuro stato di salute del proprio bimbo e sui possibili effetti collaterali delle terapie. L’asma, inoltre, incide in maniera considerevole sulla spesa sanitaria. Ai costi derivanti dall’acquisto di farmaci si sommano quelli dovuti ai consulti ambulatoriali, alle visite in pronto soccorso e ai ricoveri in ospedale. Nei paesi industrializzati si prevede una spesa per l’asma pari all’1-2 per cento della spesa sanitaria totale.

Perchè tanti asmatici non si curano?

Le motivazioni alla base del mancato trattamento dell’asma sono diverse:

difficoltà nella diagnosi. L’asma purtroppo è una malattia ancora sottostimata, anche negli ultimi anni i medici sono riusciti a diagnosticarla con maggiore precisione. I motivi del mancato riconoscimento dell’asma da parte del pediatra possono essere molteplici, perché i suoi sintomi possono essere facilmente equivocati con altre patologie respiratorie. Vi è poi una certa riluttanza da parte dei medici nell’effettuare la diagnosi nei primi anni di vita perchè non credono nell’esordio precoce della malattia o perchè sussistono serie difficoltà nel documentare l’ostruzione bronchiale e la sua reversibilità.

terminologia “ingannevole”. Per non allarmare mamme e papà i pediatri spesso utilizzano altre definizioni, come “bronchite silitante” o “bronchite ricorrente”.

-difficoltà da parte dei pazienti ad aderire al regime terapeutico. Alla base della scarsa aderenza vi sono:

  • il timore (o resistenza)  da parte genitori a somministrare cortisonici nei bambini, per paura di possibili effetti collaterali e conseguenze a lungo termine (sulla crescita del bambino);
  • la difficoltà ad accettare che l’asma è una malattia cronica e come tale va trattata nel lungo termine per prevenire riacutizzazioni e peggioramento e pertanto non basta gestire il singolo episodio acuto con un broncodilatatore
  • l’ostacolo economico; alcuni farmaci non sono rimborsati dal servizio sanitario nazionale
  • la delicatezza e fragilità propria  del paziente in età pediatrica o adolescente a seguire nel tempo un trattamento

Cos’è l’asma

Nell’80% dei casi di asma, la malattia insorge nei primi 4 anni di vita. Questa patologia, caratterizzata da un’infiammazione delle vie aeree che ostruisce temporaneamente i bronchi, non colpisce tutti nello stesso modo. Alcuni bambini affetti da asma hanno difficoltà respiratorie soltanto nei primi 6 anni di vita. Sono, di solito, pazienti che non presentano familiarità, non sviluppano allergia e non hanno altre malattie allergiche concomitanti. In altri bimbi invece l’asma è la conseguenza di infezioni virali, e tende a scomparire tra i 10 e i 13 anni di età. Infine, abbiamo casi di piccoli che diventano allergici ad alcune sostanze, come gli acari o il pelo di animale, e continuano a presentare i sintomi dell’asma anche per tutta la vita.

Come riconoscere l’asma

Dal punto di vista clinico l’asma è caratterizzata da una difficoltà respiratoria resa evidente dal respiro rumoroso e dalla comparsa di tosse notturna. A volte, per non allarmare mamme e papà, i pediatri utilizzano termini come «bronchite sibilante», o «bronchite ricorrente» per descrivere l’asma; termini che possono in qualche caso essere confondenti. Prima di diagnosticare l’asma è però necessario fare molta attenzione ai sintomi e in caso di bronchite sibilante, è fondamentale comprendere se si tratta di un episodio isolato oppure di un evento che si manifesta con regolarità. La ricorrenza può essere indicativa di asma. Al fine di effettuare un’ anamnesi accurata, è importante ricostruire la storia della malattia.

Diversi segnali concomitanti fanno sospettare la presenza dell’asma. Per esempio, l’allarme deve scattare se il bimbo, oltre a fare fatica a respirare, è allergico ad alcune sostanze, come il latte e l’uovo, oppure se presenta un eczema sulla pelle. Un altro aspetto tipico è la cosiddetta «asma da sforzo», e cioè la comparsa di tosse o di difficoltà respiratoria quando si compie uno sforzo fisico.

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