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Digital Detox: rallentare per ritrovare l’equilibrio

15 maggio 2017

608 Views

Viviamo nell’era delle distrazioni digitali, nella società della connettività perenne e del lavoro precario H24. Trascorriamo le nostre giornate con lo smartphone in mano ad aspettare un Like, mentre la vita ci scorre accanto e finiamo per essere sempre collegati in uno stato di “attenzione parziale continua” (secondo l’espressione coniata dalla scrittrice Linda Stone, 1998).  Alessio Carciofi, consulente di marketing digitale e autore di Digital Detox Edizioni Hoepli, ha messo a punto un metodo per gestire la sfera digitale e ritrovare l’equilibrio, limitando la cultura del “sempre disponibile”. 

 

Negli ultimi 10 anni, dall’uscita del primo smartphone, la grande rivoluzione ha radicalmente cambiato le nostre vite, imprimendo un’accelerazione inaspettata che ha confuso i confini (o li ha resi più labili) tra vita privata e vita lavorativa. Dobbiamo riappropriarci del nostro tempo per ritrovare noi stessi e mettere al centro la nostra missione: essere felici. Ecco la filosofia del digital felix.

Vita digitale

Che ci crediamo o meno, nel mondo 4 persone su 5 controllano il proprio smartphone al risveglio entro i primi 15 minuti. In Italia, conferma il Rapporto Coop 2016 da uno studio originario di Deloitte, lo fa il 70% dei nostri connazionali (forse anche noi!), mentre la sera gli dà uno sguardo il 63% prima di andare a dormire.

Nell’arco della giornata controlliamo la nostra “appendice extracorporea” dalle 180 alle 220 volte al giorno e nel 68% dei casi lo facciamo in modo inconsapevole.

E per renderci ancora più consapevoli, è bene sapere che ogni giorno WhatsApp ospita 42 milioni di messaggi, 250 milioni di video e più di un miliardo e mezzo di foto.

Chi non ha mai messaggiato alla guida, atteso un feedback guardando incessantemente quel “sta scrivendo…” o controllando in modo maniacale l’ultimo orario di accesso alla chat del proprio figlio. Insomma, ammettiamolo, i sintomi della dipendenza ci sono, dobbiamo solo ammetterlo e provare a cambiare.

Distrazioni digitali ed energia

“Le distrazioni digitali hanno allontanato la fisionomia naturale dell’uomo” – spiega Carciofi – “Molti si lamentano o proiettano ansie sull’uso dei microchip, in realtà il cellulare sta svolgendo la stessa funzione: è più grande, ma ci controlla. Le distrazioni digitali stanno erodendo la carica energetica con cui affrontiamo la nostra giornata da punto di vista lavorativo, relazionale e personale”.

Sentiamo attorno a noi persone assorbite da giornate senza fine e ritmi frenetici. Il fatto è che la rivoluzione digitale ci è piovuta dall’altro e nessuno ci ha insegnato a viverla gestendo meglio il nostro spazio.

“Poiché il lamento non è la strategia migliore”, ha proseguito Alessio, “ho pensato a mettere in pratica delle soluzioni possibili, che altro non sono che norme di comportamento per ritrovare l’equilibrio tra i vari aspetti della nostra vita”.

Le 10 azioni che ci distraggono maggiormente sul luogo di lavoro sono:

  • Lo smartphone
  • Le email
  • Il social media
  • WhatsApp
  • Internet (la ricerca)
  • Le chiamate
  • L’ambiente di lavoro
  • La mancata organizzazione del tempo
  • Le altre persone
  • Noi stessi.

Siamo davvero produttivi?

“Non ci accorgiamo che questo strumento ci succhia energia” – ha sottolineato l’autore – “Le circostanze ci hanno indotto l’abitudine di lavorare con lo smartphone in mano e l’anima si affatica”. Nel sonno l’anima si ricarica, torna in noi e invece di essere grati e godere del creato, la mattina ci svegliamo e per prima cosa andiamo sui social, dove tutti rigurgitano le loro disgrazie quotidiane e ci danniamo alla ricerca delle ultime notizie. Così, secondo Alessio, la mattina dovremmo iniziare beneficiando di un picco energetico e invece siamo già scarichi senza nemmeno accorgercene.

Tutto a discapito della nostra capacità di concentrazione e produttività. Secondo una ricerca del Journal of Experimental Psychology, dopo una lieve interruzione di pochi secondi, i lavoratori raddoppiano il margine di errore.

Multitasking e workaholic

Il multitasking non esiste ed è inconcepibile per il nostro cervello. Del resto già Herbert Simon, premio Nobel per l’economia, scriveva nel 1971: “L’informazione consuma attenzione”.

“La strada giusta non la conosco”, commenta Carciofi, “ma questa non è la migliore. Dobbiamo ritornare all’essenza di noi stessi perché il nostro cervello non riesce a elaborare due compiti contemporaneamente a meno che uno di questi non sia automatico. Occorre ridare valore al tempo e a noi stessi”.

Workaholic è una patologia frutto della cultura del 24/7 e dell’”always on”, sempre disponibili. Abbiamo portato il lavoro a casa e i problemi di casa al lavoro, ma non è altro che una sindrome che consuma energia scaturita dalla visione aziendalistica da multinazionale. La novità è che nel digitale, invece, se siamo bravi, non sprechiamo energia e siamo focalizzati, possiamo “lavorare meno producendo di più”.

Al contrario, come conseguenza dell’era delle distrazioni digitali, tendiamo a lavorare nel digitale, portando la mentalità analogica.

4 buoni motivi per rallentare

In estrema sintesi, abbiamo ottimi motivi per porre un freno a questa modalità di approccio alla vita per riconquistare il nostro tempo e vivere meglio. Grazie all’approccio Digital Felix, che si basa sulle 5 R, Rallentare, Ridurre, Ridisegnare, Riprogrammare e Ricaricarsi, possiamo:

  • migliorare l’attenzione e la produttività sul lavoro
  • sognare
  • incontrare le persone
  • permetterci una pausa dallo stress.

3 consigli per riprogrammarci

Prima di tutto è importante comprendere quali sono le ricompense che ricerchiamo nel mondo digitale: perché sto collegato? Cerco approvazione? Cosa mi manca?

Sono domande profonde che ci portano al secondo consiglio: occorre iniziare a cambiare la ricompensa per cambiare il comportamento.

Infine serve prendere consapevolezza che noi qui abbiamo una missione personale, che non è certo essere dipendenti da uno strumento come lo smartphone. “Le forme di dipendenza”, conclude Alessio, “ci allontanano dalla consapevolezza del sogno: dipendere significa togliere valore al sogno, mentre amare se stessi ci riporta alla capacità di sognare nuovi scenari dove al centro ci deve essere la persona che riesce a definire che lo smartphone è uno strumento e non un fine”.

 

di Redazione Family Health

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