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Ogni famiglia è una rivoluzione

15 maggio 2017

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Qualsiasi famiglia decidiamo di formare, amare e proteggere: monoparentale, omogenitoriale e ricomposta deve essere sacra per la società e lo Stato.

Ogni famiglia è una rivoluzione

 Ogni famiglia è una rivoluzione, una rivoluzione che parte dal basso e che riguarda non solo noi, ma tutti gli italiani che sperimentano ogni giorno quanto sia vario e in continua mutazione il mondo delle famiglie – afferma Marilena Grassadonia, presidente Famiglie Arcobaleno ogni famiglia è unica e speciale a modo suo”.

“Al centro di tutto rimane il benessere e la serenità dei bambini e delle bambine – prosegue Grassadonia – serenità che passa anche dal riconoscimento giuridico dei loro diritti e dei loro affetti”.

ONU

L’assemblea generale dell’ONU nel 1993 ha stabilito il 15 maggio come la Giornata Internazionale della Famiglia, declinata poi al plurale, delle Famiglie, con l’obiettivo di mettere in evidenza di fronte alla comunità internazionale, l’importante ruolo dei legami familiari nell’affrontare le sfide del mondo e del futuro.

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

L’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stabilisce che: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”. Qualunque questa sia.

Proprio perché ogni famiglia è una rivoluzione diamo la parola ai protagonisti, persone che ogni giorno combattono per garantire al loro amore, e ai loro figli, protezione, serenità e normalità, sì normalità, perché in ogni società che si rispetti dovrebbe essere “normale” per gli individui manifestare la loro natura.

Un anno dalla Legge Cirinnà

In Italia grazie alla legge Cirinnà, pubblicata in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 21 maggio 2016 e denominataRegolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, molte coppie dello stesso sesso si sono potute unire civilmente, esattamente nei primi sei mesi oltre mille coppie omosessuali. Milano, Torino e Roma sono state le città che hanno visto impennare le richieste di matrimonio.

La storia di una coppia omosessuale

Daniel e Roberto vivono insieme da due anni ma si amano da dieci. Entrambi professionisti milanesi, vivono in una bella casa a ridosso del Naviglio Grande e la notte di Natale 2016, Roberto ha chiesto la mano di Daniel. “Che folle emozione -racconta Daniel- non ci credevo, si è presentato con la fedina di fidanzamento, ancora pochi mesi e ci sposeremo, finalmente anche in Italia è possibile”.

L’Unione civile suggellerà, oltre all’amore, un’affermazione sociale?

“Assolutamente sì! Dopo tanti anni di speranza e lotta anche l’Italia, rientrando nei parametri di minima civiltà che l’Europa ha ormai raggiunto da anni, ci permette di sposarci e suggellare anche a livello sociale il nostro amore”.

Vi sentite dei protagonisti di questa Giornata?

“Premettendo che per noi la famiglia è ovunque ci sia amore, ci sentiamo parte della festa della famiglia come espressione vera di amore vero”.

Avete trovato solidarietà nell’ambito lavorativo?

“Per quanto riguarda Roberto nessun problema, anche in ambito familiare, per me l’ambito lavorativo, essendo un insegnante, è un po’ più delicato e da trattare con le pinze in un’Italia ancora non totalmente pronta ed aperta alle unioni civili”.

All’inizio della vostra storia avete mai avuto il desiderio di fuggire dall’Italia per vivere con “normalità” il vostro amore?

No, mai ci siamo nascosti e mai lo faremo; andrebbe esattamente contro allo spirito di cambiamento cui aspiriamo e per il quale abbiamo sempre lottato”.

Nella promessa di matrimonio quali sono le parole che non devono assolutamente mancare?

“Sicuramente le parole che non mancheranno saranno: responsabilità, rispetto, ascolto”.

La storia di una coppia eterosessuale

Le stesse parole chiave che hanno saputo suggellare l’amore di Caterina e Claudio, insieme da oltre 35 anni, con due figli, di 14 e 20 anni, e tante vicissitudini, anche negative, che hanno messo a dura prova la loro unione.

Lui un affermato imprenditore immobiliare, lei titolare di un negozio di intimo che lascia dopo la nascita del secondo figlio, perché l’andamento della loro tranquillità economica lo permetteva.

La nube nera che colpisce il mercato immobiliare negli anni 2000, colpisce anche l’attività di Claudio e in un attimo tutto salta, si scardina.

Equilibri, gestioni contabili, mutui, beni di prima necessità. La nube arriva e scroscia senza pietà sulla loro esistenza.

Come avete fatto a superare la profonda crisi finanziaria che vi ha colpito?

“La responsabilità nei confronti dei figli, il rispetto per la crisi che ha colpito il lavoro di una vita di mio marito, il rispetto per lui come persona, l’amore per lui come marito. Quando ho visto che stava crollando, che si sentiva in colpa ho deciso di sostenerlo mettendomi a lavorare al suo fianco, accanto a lui”.

“Questo ha permesso di non andare a picco – continua Caterina – e di non cercare scorciatoie. Potevo andare a lavorare da un’altra parte, assicurando magari un’entrata alla famiglia, ma ho preferito fare un passo indietro, stringere i denti, suddividere i viveri e gli ho dato sostegno psicologico e professionale, imparando a fare quello che non sapevo fare”.

“Sono stata la sua spalla, ho condiviso il peso e non ho fatto crollare la montagna – afferma Caterina – Non sto dicendo che è stato facile, anzi, abbiamo discusso e pianto ma io avevo un solo obiettivo: fargli capire che quello che lui aveva creato in 25 anni non era sbagliato, non aveva fallito e soprattutto non ne aveva colpa”.

Cos’è per te la famiglia?

“È il posto del ritorno, il luogo dove ti senti al sicuro, sapendo che troverai le persone che ami”.

Gandhi diceva: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”, ed è proprio così.

Decidiamo di intraprendere il cambiamento quando abbiamo la forza di farlo per noi e per chi ci ama, per dimostrare con responsabilità che bisogna prendersi cura di chi ci sta accanto.

La storia di Francesco, papà separato

Francesco, papà blogger, 45 anni, separato da due anni è il papà innamorato di Davide, 5 anni. Francesco è il protagonista indiscusso del Mobile Journalism in Italia.

E’ laureato, parla correttamente tre lingue ed ha una grande esperienza nel campo del giornalismo, anche internazionale.

Dal giorno della sua separazione sono accadute tante cose, ha perso il lavoro e in alcuni giorni deve scegliere se mettere insieme il pranzo o la cena, ma credendo nella sua grande passione, il giornalismo, si è rimboccato le maniche e ha aperto un blog dove racconta la sua storia e i suoi sogni.

Le avventure di sharing daddy si possono seguire su: http://www.francescofacchini.it/category/sharing-daddy/, il blog è una voce positiva e tranquilla che racconta le avventure di un papà single che ha la possibilità di vivere la sua vita con il figlio.

Nel blog si trovano tutorial, consigli di educazione sulla vita digitale e sui viaggi. Consigli di un padre in pace con il mondo.

Come trascorri il tempo con il tuo bimbo?

“Vivendo il tempo, grazie all’affidamento condiviso e paritario, in Italia solo 2% dei separati ha questa fortuna. Io e la mia ex siamo stati bravi, perché nella nostra crisi non si è mai messo in dubbio la genitorialità e quindi volevamo essere genitori a tempo pari”.

“Siamo riusciti con grande intelligenza a vivere nostro figlio in modo equo – afferma Francesco – Il nostro tempo è una vita normale, perché con la sua mamma ci alterniamo le settimane.

 Oggi tu e Davide siete sereni?

“Io e Davide oggi siamo sereni. La separazione con mia moglie è stata un percorso graduale e ben gestito. Il bambino ha avuto alcuni momenti di smarrimento, ad esempio, quando chiedeva quale fosse, esattamente, la sua casa”.

“Le ‘sue’ case ora sono distanti 700 metri, nella stessa via, così Davide può frequentare la stessa scuola, chiesa e il parco che frequentano i suoi amici – racconta orgoglioso Francesco – Abbiamo costruito un percorso fatto solo per lui, nessuno predomina, il bambino è protetto, sicuro, guardato e felice”.

La separazione come ha cambiato la tua vita?

“Ha cambiato completamente la mia vita, in un momento in cui perdevo il lavoro e mia madre. La mia vita è stata distrutta, la separazione ha distrutto il concetto di famiglia, solo dopo ho capito che la famiglia risiede dove c’è affetto e comprensione, anche tra due genitori separati”.

“La crisi matrimoniale ha fatto poltiglia di me, sono stato capace di analizzare gli errori, di riflettere e di assumere le mie responsabilità, perché quando ci si separa la colpa è di entrambi -precisa Francesco – Prima ero un giornalista/manager, vivevo con il telefono in mano e senza orari, ora ho un sacco di problemi finanziari, ma sono libero e consapevole e ho scoperto che ho ancora dei sogni da realizzare”.

Cosa ti ha aiutato?

“La resilienza, questo mi ha aiutato. Quando tutto mi veniva strappato io ho resistito, non mi sono fatto spazzare via e l’amore per la comunicazione è stato il primo seme di una pianta che germogliava con frutti diversi”.

“Prima andavo velocissimo ora vado lentissimo, rimango veloce nelle connessioni e nel rifarmi una vita professionale – conclude Francesco – Mi hanno aiutate tantissime persone, gli amici, Barbara e Fabio, a cui sono grato. Il messaggio per tutti è ripartire da noi stessi, non consegnarsi all’infelicità”.

 

di Redazione Family Health

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