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Sexting: conoscerlo per fermarlo

15 maggio 2017

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In Italia 2 adolescenti su 5 hanno fatto sexting almeno una volta e il primo messaggio con contenuto sessuale viene inviato da ragazzi che hanno un’età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Il 10% (1 ragazzo su 10) ha fatto selfie intimi o senza i vestiti e il 3% pubblica queste foto intime sui social network per farsi notare.
Sono i dati della ricerca condotta da Pepita Onlus a livello nazionale nel 2016 per fotografare un fenomeno ancora poco conosciuto eppure molto diffuso anche tra i più giovani.

Che cos’è il sexting

Il termine SEXTING nasce dall’unione di due parole: sexual e texting. Definisce la situazione in cui singoli o gruppi di adolescenti si scambiano messaggi di testo, foto, video dal contenuto esplicitamente sessuale. Si tratta di un fenomeno sommerso e in forte espansione, favorito dalla diffusione di applicazioni di messaggistica istantanea, come WhatsApp, e social network che illudono i ragazzi sulla possibilità di condividere e poi cancellare i contenuti postati (Snapchat).

Dati e numeri

Su un campione di 2.800 ragazzi e ragazze in 16 regioni italiane (scuole, oratori, associazioni sportive) dagli 11 ai 17 anni, è emerso che oltre il 40% degli adolescenti intervistati ha inviato messaggi/foto/video a contenuto sessuale e oltre il 70% ha ricevuto, almeno una volta, anche senza volerlo, foto o video con contenuti sessualmente espliciti e/o pornografici. Per il 36% da amici, per il 31% da compagni e per l’11% da sconosciuti.
Di questi, il 25,42% ha provato curiosità, il 24,70% indifferenza, il 21,34% disagio. E il 46,63% ha cancellato.

Alla domanda “per quali ragioni hai deciso di condividere un messaggio/video/foto a contenuto sessuale ricevuto da un’altra persona”?

  • il 29,5% risponde per dimostrare di “essere figo”
  • il 23,79% perché è divertente,
  • il 16,30 per alimentare le mie relazioni.

Per condividere foto, video e messaggi i ragazzi utilizzano per il 67% Whatsapp, per il 57% Instagram e per il 43% Snapchat.

Fiducia e scarsa consapevolezza

Quanto emerge è una scarsa consapevolezza da parte dei ragazzi degli effetti conseguenti la pubblicazione di immagini osè che li ritraggono. Spesso la richiesta arriva con il primo ragazzo, che, come prova d’amore, chiede la condivisione di foto di ritratti in abiti succinti, di selfie ammiccanti e di parti intime. In piena fiducia o per paura di non essere all’altezza avviene il primo scambio e, se la relazione si interrompe, può diventare il primo motivo di ricatto (revenge porn). Pena la diffusione attraverso i social network.

Di qui la necessità, per prevenire il propagarsi del fenomeno e salvaguardare l’identità (e talvolta la reputazione, se non addirittura la vita) di questi adolescenti, di metterli di fronte ai rischi che corrono e di informarli sui reati connessi, come la detenzione di materiale pedopornografico e l’estorsione. Qualunque contenuto, una volta postato, resta online per moltissimo tempo e la sua rimozione è tortuosa e per nulla scontata. È importante lavorare con i ragazzi sulla loro percezione di sé, affinché si riconoscano per la loro unicità e comprendano il valore della loro immagine e del loro corpo prima di affidarli alla Rete.

Perché fanno sexting?

L’adolescenza è una fase caratterizzata da un forte senso della corporeità. Il corpo evolve, cresce e nuove sensazioni dettate dai mutamenti ormonali accendono pulsioni prima sconosciute. Ecco quindi che fenomeni come il sexting, in una società che tende a bombardare tutti con immagini sempre più esplicite, rendono i ragazzi ancora più vulnerabili.

Sempre più esposti e immersi nell’utilizzo costante dei social network, i ragazzi si muovono sul terreno del sexting perché

  • ricercano la notorietà
  • vivono gran parte del loro tempo nel virtuale
  • sono depressi.

Spesso hanno bisogno di ricevere conferme dall’esterno per piacersi e apprezzarsi. I social sfruttano questa leva e forniscono un risultato immediato, nel bene o nel male. La sfida quindi è farsi vedere, magari in abiti succinti, per raccogliere quanti più Like possibile. E se non arrivano?

Le conseguenze

Se non arrivano, sono guai. La frustrazione si fa sentire e spesso alcune ragazze o ragazzi finiscono per non uscire di casa per giorni, per avere un calo del rendimento scolastico, per smettere di mangiare o procurarsi dei tagli. Si creano gruppi di WhatsApp per insultare e ferire. E il passo dal sexting al cyberbullismo è davvero breve.

Soprattutto i maschi è bene che sappiano che a 18 anni e tre giorni sono considerati maggiorenni a tutti gli effetti davanti alla legge. Se hanno scambiato foto o immagini con una minorenne possono incorrere in reati con conseguenze penali o richieste di risarcimento danni che vanno dai 3.000 ai 18.000 euro.

Cosa fare

I ragazzi devono conoscere caratteristiche e conseguenze del sexting e i genitori non possono sottovalutarlo. I figli crescono e, più o meno consapevolmente, possono incorrere in uno scambio di immagini e testi a sfondo marcatamente sessuale.

In famiglia è opportuno

  • lasciare aperto il dialogo,
  • dimostrare comprensione,
  • avere fermezza

quando si tratta di dirimere situazioni che oltrepassano il limite mettendo a rischio l’incolumità del proprio figlio o quella di un suo coetaneo.

Le forze dell’ordine sono vigili sull’argomento e consigliano vivamente i genitori di tornare a esercitare il loro ruolo educativo senza timore, anche richiedendo esplicitamente di avere accesso agli smartphone del minore, se serve a preservarne il benessere psicofisico.

La prima mostra per sensibilizzare i ragazzi

È un percorso in 19 PANNELLI con foto a tutto campo costituti da immagini e didascalie che contestualizzano e offrono spunti di riflessione ai ragazzi. All’origine, la storia tra una ragazza, Asia, e il suo ragazzo e i loro messaggi scambiati via WhatsApp.

Le immagini vanno dal colore pieno alla dissolvenza, con un’immagine forte, al centro del percorso, che stabilisce il punto di rottura, il momento in cui tutto può cambiare se non si governa la propria esposizione in Rete, se non si protegge la propria preziosa identità.

La lenta perdita di cromatismo delle foto chiude su uno scatto confuso, quasi bianco per rappresentare la totale perdita d’identità di Asia. Che si è spinta oltre per quello che credeva Amore. Per questo quell’ultima immagine è altro, quasi a dire:

«Non sono più io. Queste foto non sono più mie».

I pannelli maneggevoli facilitano l’allestimento, che può essere effettuato dagli insegnanti con la collaborazione degli studenti. Il percorso è facilmente individuabile grazie ai pannelli numerati.

La mostra, ideata da Pepita Onlus e Dajko Comunicazione, ha ottenuto il patrocinio di Regione Lombardia e dell’Ufficio Scolastico Regionale ed è a disposizione delle scuole che ne faranno richiesta attraverso il sito www.soloperte.org. Costituirà il punto di partenza e lo spunto per stimolare nei ragazzi un cambiamento, un’assunzione di responsabilità verso se stessi e un atto di rispetto verso gli altri, secondo il modello di responsabilizzazione attiva di Pepita.

 

Ph: Tommaso Orlandi

di Redazione Family Health

 

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