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Gli adolescenti e lo stress a fine anno scolastico

24 maggio 2017

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Di Maurizio Tucci, giornalista

La rincorsa, negli ultimi giorni di scuola, per prendere al volo quel fatidico “sei” che significa promozione, c’è sempre stata, ma il disagio con cui gli adolescenti di oggi vivono questo momento appare molto maggiore che in passato.

 

 

 

Il timore di un insuccesso scolastico, ma anche il timore di ottenere un risultato inferiore alle aspettative (aspettative spesso più della famiglia che dei ragazzi stessi), crea, negli adolescenti di oggi, stati d’ansia e di tensione che tra i banchi di scuola si erano raramente visti in passato. Gli attacchi di panico a scuola – riferiscono gli insegnanti – sono ormai all’ordine del giorno e i ragazzi si “contagiano” l’un l’altro.

E non solo. Da uno studio realizzato lo scorso anno dall’Associazione Laboratorio Adolescenza, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Clinico Chirurgiche Diagnostiche e Pediatriche dell’Università di Pavia – Policlinico S. Matteo e la Clinica Pediatrica dell’Università dell’Aquila (effettuato su un campione nazionale rappresentativo di 2.000 studenti di terza media) è risultato che circa il 70% degli adolescenti intervistati soffre (più o meno frequentemente) di cefalea ma, soprattutto, che il 64% attribuisce il mal di testa allo stress derivante dalla scuola.

Ma cosa è successo per portare improvvisamente gli adolescenti-studenti “sull’orlo di una crisi di nervi”?

Il contesto sociale di oggi

Il contesto sociale – sempre più competitivo –  in cui viviamo oggi, certo non aiuta. Carlo Buzzi, ordinario di Sociologia dell’Università di Trento, afferma a questo proposito: “Anche il gruppo dei pari, tradizionalmente rifugio per gli adolescenti, sta perdendo sempre di più la preziosa valenza protettiva e sta diventando, anch’esso, un luogo di confronto e competizione”. In pratica, se in passato un insuccesso scolastico non interferiva con la vita sociale all’interno del gruppo (che, semmai, esercitava un ruolo consolatorio), oggi il timore diffuso, tra gli adolescenti, è che possa invece incidere negativamente sul proprio ruolo e il proprio prestigio tra i pari. A meno che – e qui rischia di innescarsi un circolo vizioso – l’insuccesso scolastico venga “venduto” al gruppo come una sfida e una provocazione voluta, nei confronti della scuola, creando però delle “aspettative comportamentali” che poi è difficile disattendere.

La scuola

Ma non aiuta nemmeno la scuola – come sottolinea Alessandra Marazzani, responsabile dell’area psicologica di Laboratorio Adolescenza – che di studenti “disperati”, specie in questo periodo dell’anno, ne vede tanti: “Sembra non esserci, tra ragazzi ed insegnati, quel patto di fiducia che potrebbe sdrammatizzare anche situazioni di insuccesso, facendole vivere come un momento di crescita e non solo di frustrazione. La percezione, molto diffusa tra i ragazzi e le ragazze, è che agli insegnanti non interessi nulla di loro, come persone, ma che vengano considerati solo delle anonime somme di voti, la cui media può essere sufficiente o insufficiente”.

Risponde indirettamente Francesco Dell’Oro, indiscusso esperto di scuola e per anni responsabile dell’Ufficio Orientamento Scolastico del Comune di Milano, quando sottolinea come la scuola – impermeabile alle trasformazioni della società – sia tutt’ora ancorata a sistemi valutativi di cinquant’anni fa.

La famiglia

La triade delle responsabilità è completata dalla famiglia. Da un lato troviamo le famiglie iperprotettive che di fronte alle difficoltà, anche scolastiche, dei propri figli, invece di sostenerli fornendo loro gli strumenti, anche psicologici, per affrontarle e superarle, si sostituiscono a loro risolvendogliele. E dove e quando non possono risolverle completamente – vedi rendimento scolastico – si trasformano in avvocati d’ufficio dei loro figli, di fatto deresponsabilizzandoli, e scaricano tutte le “colpe” su scuola e insegnanti.

Dall’altro le famiglie iper-esigenti che pretendono, sempre e comunque, risultati d’eccellenza (perché i loro figli non possono che essere i migliori in tutto), creando fortissimi sensi di colpa e sentimenti di inadeguatezza nei ragazzi che non riescono a essere all’altezza delle attese. E a questo contribuisce, molto spesso, la scelta della scuola, fatta non in ragione delle potenzialità e dei desideri dei figli, ma per “pedigree familiare”.

Il combinato disposto – quindi – di una società competitiva (che enfatizza solo i modelli vincenti), di una scuola in arretrato con i tempi e di una famiglia o iperprotettiva o ipervalutativa, ha “costruito” una generazione di adolescenti fragili che non hanno la capacità di affrontare le difficoltà – non solo quelle scolastiche – circoscrivendole e reagendo, ma ne vengono sempre sopraffatti

Questo non significa che gli adolescenti siano solo vittime innocenti dei comportamenti altrui, senza alcuna responsabilità diretta: “La loro incapacità di organizzare il tempo – ci dice ancora Alessandra Marazzani – è straordinaria. Spesso ne sono anche consapevoli, ma questo non attenua il problema. Invischiati in mille cose e con scarsa capacità di individuare le priorità, si trovano costantemente in affanno, con le scadenze che sembrano sempre piovute dal cielo e che sistematicamente li mandano in crisi”.

 

 

 

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