Dimagrire mangiando. Perché NO al digiuno!

di Giorgio Donegani, tecnologo alimentare

C’è chi lo propone come metodo infallibile per disintossicarsi, chi come strada principe per dimagrire in modo sano, ma c’è anche chi, dall’altra parte, lo considera una pratica nociva e decisamente sconsigliabile. Un po’ di chiarezza si impone…

 

 

 

Non c’è dubbio che l’eliminazione delle tossine, molto spesso legate a una cattiva alimentazione, costituisca un fattore di salute. La pratica del digiuno, però, non può essere considerata la soluzione ideale, perché se è vero che l’uomo può vivere anche più di tre settimane senza mangiare, limitandosi a mantenere ben idratato l’organismo, è altrettanto vero che non introdurre i principi energetici, plastici e bioregolatori necessari induce diversi livelli di sofferenza. Il motivo è semplice: durante il digiuno, non ricevendo dall’esterno i principi nutritivi di cui ha bisogno per vivere, l’organismo cerca di produrli da sé, attivando alcuni meccanismi alternativi che possono comportare diversi effetti indesiderati.

Una serie di controindicazioni

Per produrre il glucosio, indispensabile per il nutrimento alla vita delle cellule, l’organismo utilizza le riserve (in forma di glicogeno) che ci sono nei muscoli nel fegato, lo ricava dal glicerolo e dagli acidi grassi che sono costituenti  del tessuto adiposo, e ne ricava una quota anche a partire dalle proteine. E sono proprio queste a costituire il maggior problema per chi digiuna: il loro utilizzo a scopo energetico comporta una perdita di massa magra, a cui si associano una minore tonicità muscolare e un rallentamento del metabolismo, due condizioni che, tra l’altro, favoriscono poi il riacquisto di peso una volta che si ritorni all’alimentazione normale.

Non solo, sono molte anche le dimostrazioni che il digiuno possa favorire la comparsa di diversi disturbi, legati proprio agli squilibri che induce nell’organismo: apatia, abbassamento del tono dell’umore, debolezza, ipotensione, ipoglicemia, aritmia cardiaca… Senza dimenticare che la pratica del digiuno risulta particolarmente rischiosa per chi ha sofferto di anoressia nervosa, dato l’alto rischio di recidiva che comporta.

Ma fa dimagrire?

A fronte di tante controindicazioni, è giunta anche una conferma ufficiale del fatto che il digiuno (oggi è di moda quello cosiddetto “intermittente”: periodi di alimentazione normale alternati ad altri di astensione dal cibo) non offre alcun vantaggio nemmeno per chi vuole perdere peso. Un importante e recente studio americano, pubblicato dalla prestigiosa rivista JAMA, ha dimostrato che, dopo un anno di confronto tra un gruppo di persone dedite al digiuno alternativo e un altro gruppo che seguiva una normale dieta dimagrante ipocalorica, non si è registrata una perdita di peso significativamente diversa tra i due gruppi.

In conclusione

È chiaro che trascurando il caso di chi, sentendosi poco bene o appesantito, senta semplicemente il bisogno di una giornata di digiuno per aiutare l’organismo a rimettersi in sesto, il digiuno protratto nel tempo non può invece essere considerata una pratica salutare, e può trovare una sua giustificazione nella prescrizione medica solo in relazione a particolari esigenze (per esempio prima di un intervento all’addome).

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