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Infezione congenita da Citomegalovirus

24 maggio 2017

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di Francesca Garofoli e Mauro Stronati, Presidente SIN

Benché sia molto diffusa, e possibile anche in gravidanza, l’infezione da Citomegalovirus (CMV) è molto meno temuta dalle dolci mamme in attesa rispetto alla toxoplasmosi. Il minor timore è giustificato dalla “benignità” dell’infezione da citomegalovirus, che nella maggior parte dei casi (85-90%), anche se trasmessa al feto (infezione congenita) rimane in forma asintomatica e non associata a danni permanenti del neonato. In un caso su dieci (10%), tuttavia, il neonato con infezione presenta sintomi tardivi, generalmente difetti dell’udito e anche problemi di tipo neurologico.

 

Per questo motivo, è importante, in occasione di una gravidanza, che la donna verifichi il suo stato di immunizzazione nei confronti di questo virus.

Citomegalovirus sintomi

Il Citomegalovirus (CMV) è un virus molto diffuso appartenente alla famiglia degli herpes virus. I sintomi nel bambino e nell’adulto sono in genere lievi e aspecifici, come ad esempio febbre, stanchezza, mal di gola; molto spesso non ci si accorge neppure di aver contratto l’infezione. Una volta acquisita l’infezione, il virus rimane latente all’interno dell’organismo per tutta la vita. Questo significa che il virus si può riattivare in caso di indebolimento del sistema immunitario e dare nuovamente origine all’infezione.

Citomegalovirus come si prende

La trasmissione del virus avviene da persona infetta ad altra persona tramite i fluidi del corpo:

  • sangue
  • saliva
  • urina
  • liquidi seminali
  • secrezioni vaginali
  • latte materno.

Il contagio avviene per contatto persona-persona, per esempio tramite baci, o portando alla bocca le mani che hanno toccato la saliva o l’urina di un soggetto infetto; questo si verifica più facilmente alla scuola materna o all’asilo dove i bambini vivono a stretto contatto tra di loro. Lavarsi le mani frequentemente è pertanto una semplice strategia preventiva per una la mamma in attesa che ha già un bambino che frequenta la comunità.

Trasmissione mamma-feto

Un particolare tipo di contagio è quello della mamma che ha contratto il virus durante la gravidanza e può trasmetterlo, nel 30% dei casi, al feto (trasmissione verticale mamma-feto), dando origine a un’infezione congenita. L’infezione della mamma è definita primaria quando è acquisita per la prima volta durante la gravidanza (la donna era quindi sieronegativa prima del concepimento), secondaria se la mamma ha una riattivazione del virus latente in gravidanza o ha una reinfezione da parte di un ceppo differente dello stesso virus (donna già sieropositiva).

Non sempre l’infezione viene trasmessa al feto: il rischio di trasmissione mamma-feto è circa il 30% nella forma primaria e fino al 2% nella forma secondaria. In Italia il 25% delle donne in età fertile non sono mai venute a contatto con il CMV e sono quindi a rischio di infezione primaria.

Conseguenze dell’infezione da Citomegalovirus nel neonato

Fortunatamente, l’85-90% dei neonati con infezione congenita alla nascita non presenta segni e sintomi di malattia, è cioè un neonato infetto ma asintomatico. Tuttavia circa il 10% dei neonati asintomatici presenta sintomi tardivi (sequele), generalmente difetti uditivi di entità variabile, con possibili decorsi fluttuanti (periodi di miglioramento  alternati a periodi di peggioramento) o progressivi. Il 10-15% circa dei neonati con infezione congenita è invece sintomatico già alla nascita, con manifestazioni cliniche come prematurità, ritardo di crescita intrauterino, ittero, epatosplenomegalia, petecchie, porpora e trombocitopenia. È anche possibile un coinvolgimento neurologico: alterazioni cerebrali evidenti all’ecografia, TAC e RNM, microcefalia, convulsioni, ipotonia e letargia, nonché corioretinite e deficit uditivo. In alcuni casi, rari, l’infezione congenita può indurre la morte. Una tale variabilità delle manifestazioni cliniche dipende dalla gravità della lesione indotta dal virus, che in generale è direttamente all’epoca gestazionale (più bassa è l’epoca di gestazione e maggiore potrebbe essere il danno).

Come prevenire l’infezione da Citomegalovirus

Poiché non è attualmente disponibile un vaccino contro il CMV, l’unica efficace prevenzione per limitare il rischio di contagio, in generale e in particolare per le donne in stato di gravidanza, è un’attenta osservazione delle norme igieniche: lavarsi accuratamente le mani con acqua calda e sapone prima di mangiare e/o preparare il cibo, dopo il pasto.

Sono soprattutto a rischio le donne in gravidanza sieronegative (che non hanno mai contratto l’infezione prima) con figli in età scolare, o che lavorano a contatto con bambini.

Lavati bene le mani con acqua calda e sapone:

  • prima di cucina, prima di mangiare e anche dopo il pasto.
  • dopo ogni cambio del pannolino
  • dopo aver toccato la biancheria sporca
  • dopo aver toccato succhiotti, biberon o anche i giochi del tuo bambino
  • dopo aver pulito il naso o bocca del tuo bambino
  • anche dopo il bagnetto del bambino

Non scambiare posate o bicchieri durante i pasti, soprattutto con i bambini piccoli

Non condividere spazzolini e asciugamani

Non dormire nello stesso letto di bambini che frequentano la comunità

Non baciare i bambini sulla bocca

Attualmente in Italia non è effettuato dal Sistema Sanitario Nazionale lo screening gratuito delle donne in gravidanza per sapere se siano sieronegative/positive relativamente al CMV. Conoscere il proprio stato sierologico è un’informazione utile che si può acquisire tramite un semplice esame del sangue che evidenzia la presenza di anticorpi (immunoglobuline IgG e IgM) anti-CMV. Nell’eventualità che gli esami evidenzino la presenza di una infezione, soprattutto se primaria, è necessario che la futura mamma consulti un infettivologo esperto in infezioni perinatali per valutare, insieme al Ginecologo la necessità di eseguire esami più approfonditi (dall’ecografia fetale alla valutazione del liquido amniotico) e quindi individuare il percorso migliore da seguire secondo ciascun caso clinico.

Sono attualmente in corso degli studi per stabilire l’efficacia dell’utilizzo di immunoglobuline specifiche in gravidanza per la prevenzione della trasmissione materno-fetale del citomegalovirus.

Test per Citomegalovirus

Per capire se l’infezione da Citomegalovirus è già contratta in passato o se vi è un’infezione in corso, basta un esame del sangue, che ricerca la presenza degli anticorpi, le immunoglobuline IgM e IgG.

Gli anticorpi IgM vengono prodotti durante la fase acuta della malattia e permangono nel sangue per 3-4 mesi.

Gli anticorpi IgG sono rilevabili dopo 1-2 settimane dall’infezione, ma rimangono nell’organismo per tutta la vita come memoria dell’infezione avvenuta e quindi come anticorpi pronti a reagire in caso di successiva infezione).

Infezione congenita terapia

Il neonato con sospetta infezione congenita da CMV deve essere sottoposto entro le prime 3 settimane di vita a un test diagnostico, su urina o saliva per stabilire con certezza la presenza o meno dell’infezione.

In caso di infezione congenita accertata si sottopongono a terapia specifica antivirale solo i neonati sintomatici che presentano gravi manifestazioni cliniche, in particolare quando è coinvolto il sistema nervoso centrale.

Il neonato infetto viene seguito nel tempo secondo protocolli che possono prevedere esami clinici e di laboratorio, test dell’udito, esame oculistico, ecografie e risonanza magnetica cerebrale.

Un suggerimento per le future mamme

In conclusione, il mio consiglio per le future mamme è quello innanzitutto di informarsi per comprendere cos’è CMV, come si trasmette e quali possano essere le ripercussioni sul feto/neonato in caso di infezione congenita, affidandosi ai medici specialisti curanti. La prevenzione rimane ad oggi la miglior difesa che passa attraverso semplici, ma importanti norme igieniche da applicare durante tutto il periodo della gravidanza.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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