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Vaccinazioni e neonato pretermine, un’opportunità per superare la fragilità

24 maggio 2017

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di Paolo Manzoni, pediatra neonatologo

Il sistema immunitario di tutti i bambini appena nati è “fragile” e ha una minore capacità di difesa contro le infezioni e i patogeni. Il neonato prematuro, nato prima delle 37 settimane di età gestazionale, è ancora più fragile. Ecco perché la vaccinazione rappresenta un importante strumento di prevenzione soprattutto contro quei patogeni che possono mettere a rischio la salute o addirittura la vita del bambino.

Definizione di neonato pretermine

Si definisce “neonato pretermine” o prematuro qualunque bambino nato prima delle 37 settimane di età gestazionale. In Italia ogni anno nascono 40.000 neonati prematuri (7% di tutte le gravidanze). Il benessere del neonato, inclusa la sua stessa sopravvivenza nei casi più estremi, è chiaramente correlata al grado di prematurità (per appronfondire leggi Neonati “late preterm”. I rischi di nascere prima).

I neonati pretermine non sono tutti uguali e si distinguono in base all’età gestazionale e al peso alla nascita:

  • LBW (low birth weight) ossia prematuri moderati, nati tra la 32a e la 37a settimana con peso tra i 1500 e 2500 grammi;  
  • VLBW (very low birth weight) ossia grandi prematuri, nati tra la 29a e la 32a settimana con peso tra 1000 e 1500 grammi;
  • ELBW (extremely low birth weight) ossia grandissimi prematuri, nati tra la 22a e la 28a settimana con peso tra 500 e 1000 grammi.

Perchè il neonato pretermine è fragile

Alla nascita pretermine è associato un aumento delle complicanze (morbidità) e della mortalità perinatale, anche nei Paesi occidentali nei quali l’assistenza neonatologica ha raggiunto ottimi livelli.

La prematurità compromette lo sviluppo anatomo-funzionale dei vari organi ed apparati in modo inversamente proporzionale all’età gestazionale (quanto più bassa è l’età gestazionale, tanto più grave è il ritardo di maturazione). La condizione d’immaturità che ne consegue è responsabile dell’insorgenza di complicanze cliniche, che interessano principalmente l’apparato respiratorio, mentre quelle a carico del sistema nervoso centrale, dell’intestino e della retina sono in relazione a prematurità grave, a esiti di sofferenza fetale ed asfissia alla nascita. Vi sono poi disordini della termoregolazione, della respirazione, dell’equilibrio metabolico, e dell’alimentazione, con inevitabili ricadute nell’assistenza e gestione domiciliare del neonato.

Ridotta capacità di difesa

Sono due i fattori responsabili della ridotta capacità di difesa contro i patogeni del neonato prematuro:

  • immaturità del sistema immunitario a vari livelli. Il sistema immunitario non è quindi perfettamente funzionante.
  • pochi anticorpi (o immunoglobuline) ereditati dalla mamma durante la gravidanza. Durante la gravidanza, attraverso la placenta, la madre trasferisce al suo neonato in utero i suoi anticorpi, che, in linea di massima, dovrebbero essere sufficienti a proteggere il piccolo contro tutti gli agenti infettivi nelle prime settimane di vita. Possiamo dire che i neonati nascono con una sorta di “corazza” che li aiuta nei primi momenti di vita, fino a quando non iniziano da soli a produrre gli anticorpi e quindi il loro sistema immunitario difensivo diventa maturo. Il passaggio di anticorpi dalla madre al feto attraverso la placenta avviene durante il terzo trimestre di gravidanza, e si completa a 38 settimane. È chiaro che un neonato pretermine, anche di pochi giorni, non ha trascorso sufficiente tempo in utero per completare il trasferimento di anticorpi dalla mamma attraverso la placenta. Il neonato, quindi, non riesce a ricevere in dote quel patrimonio di anticorpi che gli dovrebbero garantire la sopravvivenza nelle prime settimane di vita.

Le ridotte difese del neonato pretermine possono derivare anche da una “scarsa” eredità immunologica dalla madre.

In teoria, in età adulta una donna dovrebbe essere già venuta a contatto con i principali agenti infettivi e quindi dovrebbe avere già sviluppato una sua risposta immunitaria con produzione di anticorpi specifici contro quei patogeni. Questi anticorpi, che costituiscono la memoria immunitaria, la aiuteranno a difendersi quando incontrerà nuovamente gli stessi agenti infettivi e a proteggere il neonato. È però impossibile stimare la reale entità della protezione effettivamente posseduta (ricevuta) del bambino alla nascita, perché può capitare che la madre non entri in contatto con alcuni agenti infettivi o che la sua memoria immunitaria si sia “indebolita” nel tempo.

Come difendere il neonato pretermine dalle infezioni

Sono diverse le opzioni che possiamo utilizzare per proteggere nei primi mesi di vita il neonato (soprattutto se nato prima delle 37 settimane di età gestazionale):

  • prevenzione materna, con la somministrazione di antibiotici alla madre in certe situazioni di rischio infettivo (es toxoplasmosi),
  • promozione dell’allattamento al seno; nel latte materno infatti passa una discreta quantità di anticorpi che almeno in parte può completare quello che non è successo durante la gravidanza). Leggi qui le 10 regole d’oro dell’allattamento al seno e 10 consigli per la cura del seno durante l’allattamento
  • prevenzione attiva e passiva nel neonato a termine e pretermine; il migliore strumento è la vaccinazione contro ogni malattia prevenibile.

Come e quando vaccinare i neonati pretermine

È importante vaccinare appena possibile i neonati pretermine, seguendo lo stesso schema e la stessa cadenza temporale utilizzato nei neonati a termine. Non è necessario correggere lo schema in base alla prematurità e neppure in base al peso del piccolo alla nascita.

Numerosi studi hanno infatti dimostrato che, nella maggioranza dei casi e nella maggior parte delle vaccinazioni, le risposte immunitarie di neonati a termine e pretermine non sono significativamente differenti tra di loro; la sicurezza e la tollerabilità di tutti i vaccini di routine sono generalmente altrettanto buone in tutti i neonati a prescindere dal loro grado di prematurità.

Risulta quindi non giustificata la pratica di ritardare la prima somministrazione di vaccino in neonati pretermine: non solo tale atteggiamento non è giustificato dai dati scientifici, ma anche aggiunge il  “danno” di una ritardata copertura vaccinale proprio a quelle categorie di neonati per le quali invece sarebbe ancora più urgente provvedere a una protezione immunitaria data la loro relativa immaturità immunologica e quindi il loro aumentato rischio di contrarre infezioni prevenibili.

Per quanto riguarda il profilo di sicurezza e tollerabilità dei vaccini, gli studi dimostrano che l’incidenza di eventi avversi nei neonati pretermine è simile a quella dei neonati a termine (leggi anche Cosa sapere prima di vaccinare il mio bambino). Occasionalmente, dopo la prima vaccinazione contro difterite-tetano-pertosse è stata segnalata nei pretermine la possibile comparsa o accentuazione di eventi cardio-respiratori, come apnea e bradicardia. Tali manifestazioni sono però reversibili e ben controllate, e la loro relazione (ipotetica) con il vaccino non è ben chiara. Si tratta di manifestazioni spesso legate alla prematurità di per sé, piuttosto che al vaccino o ad un altro tipo di farmaco, e quindi destinate a comparire fino a quando il neonato non ha raggiunto una completa maturità gestazionale.

In sintesi

  • I dati scientifici  confermano ciò che le autorità sanitarie sostengono universalmente da molti anni:  i neonati pretermine dovrebbero essere vaccinati con lo stesso calendario e timing che è normalmente raccomandato per i neonati a termine.
  • Deve essere fatto ogni sforzo per convincere i pediatri e genitori che il rispetto di queste raccomandazioni non può causare alcun problema clinico perché le vaccinazioni sono immunogeniche, sicure e ben tollerate in ogni categoria di neonati indipendentemente dall’età di gestazione.
  • La precoce e tempestiva immunizzazione attiva tramite la vaccinazione  è particolarmente importante nei neonati pretermine, perché sono tra i più vulnerabili alle malattie infettive pediatriche.

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