Adozione e adolescenza: il film ‘Lion’ e la ricerca delle proprie radici

Regia di Garth Davis. 2016 con Dev Patel, Rooney Mara, Nicole Kidman, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui. Titolo originale: Lion.  USA, Australia, Gran Bretagna, 2016, durata 129 minuti. Uscita cinema

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Trama

Saroo ha cinque anni. Vive in un distretto rurale dell’India. La sua famiglia è poverissima. Sopravvivere significa vivere di stenti. Saroo e il fratello maggiore ogni giorno vivono esperienze estreme nel tentativo di racimolare qualcosa da mangiare. La mamma li ama ma la povertà non le permette di crescere i figli fornendo loro la protezione di cui hanno bisogno alla loro tenera età. Lei ogni giorno raccoglie pietre. La sopravvivenza è garantita a costo di dure fatiche. Tutti lottano contro il destino per garantirsi il diritto a stare al mondo.

Una notte Saroo e il fratello maggiore si recano in città per un turno di lavoro. Ma Saroo è travolto dal sonno e si separa dal fratello. Sarà l’ultima volta che si vedono. Perché sdraiato sulla panchina della stazione, Saroo dopo un po’ prova  paura e invece di rimanere là dove il fratello gli aveva intimato di aspettarlo, si mette alla sua ricerca. Sale su un treno, immaginando che lui sia lì. Il treno parte all’improvviso e per 1600 miglia non si fermerà più. Saroo si trova così a Calcutta, senza legami, senza nessuno che lo protegga. Un bambino solo di fronte al mondo. Sperduto, bisognoso di protezione e aggredito invece da rischi e pericoli che deve imparare a dominare e gestire, mentre i suoi bisogni primari non sono presi in carico da nessuno. Trasferito da un mondo “piccolo piccolo” ad una città enorme e indifferente alla sua sofferenza, Saroo sopravvive a tutto fino a quando viene portato in un orfanotrofio dove viene adottato da una coppia australiana. E così va dall’altra parte del mondo.

Il film fa a questo punto un grande salto temporale: dal primo abbraccio della mamma adottiva, il regista ci restituisce, come momento successivo, l’emersione di Saroo maggiorenne dalle acque dell’oceano. E’ una sorta di seconda nascita, ma Saroo nella sua seconda vita australiana non riesce a dimenticare il luogo da cui è giunto. Va alla ricerca delle sue radici e con l’aiuto di Google Earth ritroverà la sua piccola comunità, quella da cui è partito, quella in cui la sua mamma l’aveva fatto nascere e lui aveva imparato a sopravvivere con il proprio fratello. Il ritorno a casa, l’incontro con la madre biologica, la ricostruzione del filo rosso dei due tempi della propria vita (la prima infanzia in india, la seconda infanzia e l’adolescenza in Australia): tutti questi aspetti si ricompongono nella parte finale del film, dove Saroo scopre finalmente il senso del suo percorso nella vita e può riabbracciare le sue due mamme ricostruendo il ruolo fondamentale che entrambe hanno avuto per lui.

Cosa ci insegna questo film

Il film è un viaggio verso il riconoscimento di sé, la definizione della propria identità con la descrizione di tutte le fatiche che connotano tale processo nel percorso di crescita di un figlio adottivo. Saroo è un bambino che ha una mamma “della pancia” che lo ha voluto e amato, ma che non era nelle condizioni di potersi far carico della sua crescita e della sua protezione. Il bambino entra così nella vita di una mamma del “cuore”, una mamma adottiva (interpretata da una splendida Nicole Kidman, in una delle migliori interpretazioni della sua carriera). La crisi adolescenziale che coglie moltissimi figli adottivi è raccontata nel film attraverso quel senso di confusione e bisogno profondo di ritornare nel luogo della propria nascita che travolge – e in parte stravolge – Saroo all’esordio della sua giovinezza. C’è una tensione fortissima in lui a ricostruire la storia delle sue origini, a ritrovare la madre e il fratello da cui la vita lo ha precocemente separato. La confusione, la tensione, il disagio, la fatica emotiva di Saroo sono ben noti a molti genitori adottivi, che in adolescenza vedono i propri figli struggersi  nella fatica di trovare risposte a domande come: “Da dove vengo?”, “Chi erano i miei genitori?”, “Qual è la storia a cui appartenevo prima di entrare nella mia famiglia adottiva?”.  Tutti i figli adottivi ricevono come  spiegazione del proprio status l’esistenza di una mamma della pancia e di una  mamma del cuore. A volte la mamma della pancia non può farsi carico del figlio cui dona la vita, ma che non può accompagnare nel percorso della vita stessa. In questo film la piena consapevolezza di quanto necessaria sia stata l’adozione per lui la riceviamo nel momento in cui Saroo viene a sapere che la notte in cui un treno l’ha portato a 1600 km di distanza dalla sua famiglia biologica, suo fratello maggiore veniva travolto da un altro treno e ucciso. Dimostrando che quella lontananza messa tra sé e le proprie origini, è stata probabilmente la ragione della sua sopravvivenza e della sua possibilità di poter realizzare il proprio progetto di vita.

Il messaggio del film

Solo sapendo da dove si viene, quali sono le trame che hanno tessuto il percorso della nostra storia di bambini e di figli, possiamo con consapevolezza andare incontro al nostro futuro e vivere in modo pieno la nostra adultità.

Le domande per riflettere dopo la visione del film

Il film mostra molte situazioni in cui i bisogni dei bambini non vengono tutelati e garantiti. La sopravvivenza di Saroo a Calcutta è uno slalom tra situazioni estreme e molto pericolose.

  • Cosa pensate della necessità di rivendicare i diritti dei bambini in un mondo globale?
  • Quali riflessioni il film vi suscita rispetto ai bisogni di sopravvivenza dei bambini migranti, che rischiano la vita per avere una possibilità di sopravvivenza e un futuro?
  • Quale ruolo ciascuno di noi può giocare in prima persona per sostenere il diritto ad un futuro non solo per i propri figli, ma per tutti i figli che in questo mondo vivono in condizioni di rischio e pericolo?
  • Conoscete un figlio adottivo? Trovate dei collegamenti tra la giovinezza di Saroo e l’adolescenza del minore adottato di vostra conoscenza? Ritenete che la visione di questo film potrebbe risultare utile per una famiglia adottiva di vostra conoscenza? Come gliene proporreste la visione?

 

di Alberto Pellai

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