Perchè sono andato a Londra con i miei figli una settimana dopo la strage del London Bridge

di Alberto Pellai, psicoterapeuta

Ho accompagnato tre dei miei quattro figli a Londra ad una settimana esatta della strage del London Bridge, quella in cui tre terroristi si sono fiondati con un furgone sulla folla e dopo essere scesi hanno fatto irruzione in un luogo pubblico accoltellando alcune delle persone che si sono trovati davanti. La mattanza è durata otto minuti: poi sono stati abbattuti dai tiratori scelti intervenuti a tutta velocità sulla scena della strage.

I dubbi di un genitore

Provate a mettervi nei panni di un genitore che sente raccontare una vicenda così atroce, proprio una settimana prima della programmata partenza per un week end lungo nella capitale britannica, ideata e attesa per mesi. La sera stessa della strage sono cominciate le telefonate: i nonni, i parenti, gli amici più stretti di fronte a questa evenienza chiamavano per verificare se ritenevo sicuro muovermi con la mia tribù, dopo quello che era appena successo.
In effetti, molte delle mie credenze e certezze per alcuni minuti sono crollate. Mi sono visto lì, da solo, in una capitale europea con tre minori di cui farmi carico. Mi sono chiesto: e se fosse capitato a me, a noi? E da quel momento il mio cervello ha continuato ad andare in un’unica direzione: la percezione del rischio e del pericolo.

Il coraggio dei miei figli

Poi, però, i miei figli mi hanno riportato alla realtà. “Papà, noi partiamo lo stesso vero? Non ci facciamo spaventare da queste cose!”. Era quello che avevo insegnato loro dopo altri eventi stragisti, le cui immagini avevano fatto il giro del mondo. Io, per primo, facendo lo psicoterapeuta e lo scrittore, ero diventato autore di due testi che attraverso i social erano stati letti da centinaia di migliaia di persone in tutta la nazione.
“Avete ragione: noi partiamo. Non possiamo vivere sotto il giogo della paura”. E così è stato. Ho preso per mano i miei tre figli e ci siamo diretti verso una delle città più belle del mondo. Forse la mia preferita. Abbiamo vissuto quattro giorni intensi in una città che era controllata a vista dai poliziotti, alcuni dei quali con in mano un mitra.

Londra e le sue bellezze

Ciò nonostante, dopo poche ore, la bellezza dell’esplorazione, il bisogno di conoscere e di confrontarsi col nuovo dei miei figli ha preso il sopravvento. Ci siamo mossi per quattro giorni e i fatti della settimana precedente sono rimasti nelle retrovie della nostra mente e delle nostre paure.
“Papà cos’è quello? E cos’è questo?” sono state le due domande più frequenti che mi hanno fatto. Mentre le telefonate che ricevevo dall’Italia erano un po’ tutte dello stesso genere (“Come state? Siete al sicuro? State attenti a non mettervi in situazioni pericolose”), noi quattro giravamo per la capitale con una buona dose di curiosità sana e di incoscienza altrettanto sana. Abbiamo fatto la coda per entrare a Madame Tussauds e ci siamo goduti il museo delle cere più divertente del mondo. Dentro al museo le domande più frequenti si sono trasformate: “Papà chi è quello? Chi è questo?” e la visita ai differenti padiglioni si è trasformata in una splendida occasione per rinverdire fatti e vicende della storia contemporanea, dello sport, del mondo dello spettacolo e anche della famiglia reale. I miei tre figli hanno partecipato ad una simulazione di un reality show musicale e fatto i giurati: per una volta sono saliti loro sulle poltrone girevoli e hanno premuto il pulsante per far passare o eliminare un concorrente. Intanto la conduttrice (o presunta tale) parlava con loro e dovevano trovare – con l’inglese che conoscevano – le risposte adatte al caso. Abbiamo fatto tantissime fotografie con statue di personaggi famosi e le abbiamo subito inviate a tutti quegli adulti che ci pensavano in pericolo e spaventati in una città che pensavano costantemente come troppo a rischio. E poi abbiamo proseguito camminando in tutte le direzioni e verso ogni meta possibile: Buckingham Palace dove abbiamo provato a far sorridere le Guardie della Regina (senza riuscirci, ahimè), Covent Garden, dove abbiamo assistito a tre show da parte di artisti di strada bravissimi.

C’erano decine di poliziotti in giro quella sera, parecchi armati. E pochissima gente (era sabato sera). Questo naturalmente i miei figli non l’hanno notato, perché lì non c’erano mai stati prima. Io che conosco Londra molto bene non potevo non rimanere colpito dal fatto che la paura aveva tenuto chiuse in casa tantissime persone quel week end. Però noi eravamo lì. E portarli in un luogo tanto speciale e suggestivo è stata la cosa migliore che potevo fare, come papà, quel sabato sera. Il giorno seguente abbiamo proseguito con un viaggio su London Eye, la ruota girevole che porta i suoi viaggiatori in un punto così alto che si riesce a dominare per intero la vista della città e a ritrovare, tutto ma proprio tutto quello che fino a qualche giorno prima avevamo potuto ammirare solo su fotografia: dal Big Ben alla vista del corso del Tamigi, da Saint Paul’s Cathedral a Westminster Abbey.

E poi ancora una visita a SeaLife, uno degli acquari più belli d’Europa con la sorpresa di trovarci “faccia a faccia” (si avete proprio letto bene e solo se ci andate potete capire anche voi che cosa significhi) con squali e razze. Caterina, la più piccola del gruppo, aveva chiesto di essere portata a vedere la novità che ha per protagonista Shreck, il suo personaggio preferito dei cartoni: così ci siamo prenotati e vissuti anche una visita a “Shreck’s world of adventure” dove un’emozionantissima proiezione in 4D e una serie di scenette che hanno per protagonisti alcuni dei più celebri personaggi delle fiabe tradizionali (la Bella Addormentata e Cenerentola, giusto per citarne due) l’hanno fatta ridere a crepapelle.
Quindi shopping su Oxford Street, visita al negozio di giocattoli più grande del mondo (ben sette piani con ogni genere di prodotto esposto, tra cui un lama ed un elefante in peluche di dimensioni gigantesche).

Il viaggio con i miei figli come successo educativo

La gita a Londra è stata ricca e bella non solo per quello che la città ci ha offerto. Ma anche perché come padre e psicoterapeuta considero fondamentale che in questo momento in cui il pericolo è raccontato come una dimensione con cui dobbiamo quotidianamente fare i conti, i nostri figli rischiano di crescere chiusi nelle loro case e nelle loro stanze, portando e spostando i loro bisogni fisiologici di esplorazione del mondo e di scoperta del nuovo nel territorio della virtualità.
Nel progetto educativo di noi genitori, dovrebbe essere sempre presente e attiva la tensione e il desiderio di regalare un paio di ali ai nostri figli e di sostenere le loro prove di volo. I nostri figli sono molto amati, curati e accuditi. Mai prima, nella storia dell’umanità, c’è stata tanta attenzione educativa nei confronti dei loro bisogni di crescita. Il rischio che corriamo però è quello di trasformare le nostre cure in una sorta di trappola iperprotettiva che non permette più a chi cresce di muoversi nel mondo alla ricerca e alla scoperta del nuovo.
Ecco perché secondo me il mio viaggio a Londra rappresenta un buon successo educativo per me e per i miei figli. Ed ecco perché consiglio a tutti i genitori di programmare esperienze simili per i propri figli, sfidando le paure più profonde che ci assalgono e che in questo specifico contesto socio-culturale sono costantemente sollecitate dai tragici fatti di cronaca che entrano quotidianamente nelle nostre vite e nelle nostre case attraverso i mezzi di informazione. Insegnare ad alzare lo sguardo, imparare ad ammirare la bellezza e incontrare la diversità degli esseri umani, ognuno diverso da noi e a suo modo unico e speciale: questo è stato per me un week end a Londra con i miei figli.

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