Lavorare in estate? L’esperienza dei campi di volontariato

Lavorare in estate? Un’esperienza di vita da non tralasciare. Sono sempre più i giovani sotto i 18 anni (ma anche maggiorenni) che scelgono di trascorrere qualche giorno di vacanza in un campo di volontariato. Si chiamano anche campi di lavoro e sono ormai numerosi, gestiti da associazioni non profit, sia in Italia che all’estero. A carico dei volontari sono di solito il viaggio e la quota d’iscrizione (accessibile), mentre la realtà ospitante offre vitto e alloggio con sistemazione in oratori o ostelli.

Cosa sono i campi di lavoro

Vengono anche chiamati campi di volontariato o workcamps. Sono dei progetti di varia durata dedicati ai ragazzi che vogliono fare esperienza di solidarietà e volontariato in un clima di integrazione e dialogo. Qui si allenano le soft skills – capacità di adattamento, disponibilità, inclusione e rispetto per il prossimo – e i giovani vivono ogni giorno in comunità con gli altri, condividendo l’intera giornata, organizzando i pasti e lavorando.

Ogni campo ha obiettivi diversi – diffondere la cultura della pace, sostenere il propagarsi di una coscienza ecologica, creare una consapevolezza antirazzista, formare sulla legalità e sulla giustizia, favorire l’interesse delle nuove generazioni su tematiche ambientali.

A chi rivolgersi

Per organizzarsi al meglio è importante avere già in mente l’area d’interesse che si desidera approfondire e selezionare il campo per tempo andando a ricercare la realtà più adatta. Un primo giro esplorativo potrebbe essere il sito www.portaledeigiovani.it che segnala tutti i siti che organizzano campi per minorenni.

Tra i più noti ricordiamo:

Lunaria – promuove campi nazionali e internazionali su ecologia, pace, antirazzismo. È importante la conoscenza dell’inglese;

il Servizio Civile Internazionale – organizza campi in tutto il mondo proponendo progetti per la pace e la cooperazione internazionale; la lingua comune è l’inglese ed esistono campi anche per intere famiglie;

Youth Action for Peace – è un’organizzazione non governativa laica che opera in tutto il mondo per una pace sostenibile;

Associazione Informagiovani – coordina una rete europea di organizzazioni giovanili dedite alla mobilità giovanile centrata sul lavoro per e con la comunità locale ospitante;

Oikos – propone campi in tutto il mondo tutto l’anno con progetti legati all’ambiente, all’agricoltura, all’educazione, all’infanzia e anche all’arte e richiede l’invio della richiesta di partecipazione con molto anticipo rispetto alla scelta del periodo di partenza;

Lagambiente – offre programmi per ragazzi dai 15 ai 17 anni con attività legate a tematiche ambientali;

Libera – coordina oltre 1500 associazioni tra gruppi, scuole e organizzazioni di volontariato tutte impegnate nella sensibilizzazione e diffusione della cultura della legalità tra i giovani nei campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie.

L’esperienza di Lorenzo

Lorenzo ha 17 anni e ha partecipato a un campo di lavoro di Libera a Castel Volturno (CE) nel mese di luglio.

Lorenzo, come hai conosciuto Libera?

Ce ne hanno parlato a scuola. Abbiamo incontrato un gruppo di volontari dell’associazione e sono rimasto colpito. Volevo approfondire i temi legati alla mafia direttamente sul campo e così ho scelto questo campo nel cuore dei territori della mafia casalese, ma esistono campi simili anche in Lombardia e Piemonte.

Com’era strutturato il campo?

Il campo aveva più obiettivi: formare e sensibilizzare sull’argomento mafia e lavorare sull’edificio esterno con opere di piccola manutenzione. Era annesso al campo un caseificio del luogo, l’unico nella zona che produce mozzarelle e prodotti caseari biologici nel rispetto delle norme sanitarie e secondo standard “legali”, proprio su un terreno confiscato alla mafia. Solo a Castel Volturno sono 155.

Potevamo assistere al procedimento produttivo, ma non lavorare all’interno del caseificio, proprio per rispettare le norme igieniche. Però all’esterno c’era molto da fare per ripristinare l’agglomerato di edifici.

Com’era scandita la tua giornata di lavoro?

Eravamo una decina, tutti provenienti da diverse città italiane – Trento, Monza, Saronno, Modena – ma vi erano anche due ragazzi di Bruxelles. Eravamo alloggiati a 30 km dalla costa in un oratorio un po’ in periferia. Anche la cittadina fa una certa impressione: ovunque regna l’abusivismo edilizio. Tanto per rendere l’idea, l’intera area, appartenuta alla famiglia Coppola, non avrebbe dovuto esistere…

Il campo era organizzato molto bene: sveglia alle 6.30 e colazione gestita da noi subito dopo. Alle 7.30 arrivavano a prenderci i ragazzi del caseificio. Qui davamo una mano nella manutenzione sterna. A mezzogiorno il pranzo era gestito da un catering. Nel pomeriggio avevamo una piccola pausa. Divertentissima: si giocava, si scherzava tra noi, sui modi di dire delle diverse parti d’Italia da cui provenivamo. Dalle 15.30 alle 18.30 era organizzata la formazione, con interventi tenuti da ospiti che avevano avuto a che fare con la mafia: sindacalisti, braccianti schiavizzati.

Dalle 18.30 avevamo del tempo libero. Siamo andati in spiaggia, a fare il bagno e abbiamo girato i dintorni. La cena era in autogestione, ma dal caseificio arrivavano sempre mozzarelle e latticini freschi. Non male direi.

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Un accrescimento personale. Ho scelto Castel Volturno per scoprire la mafia a casa sua. È stata un’esperienza forte ascoltare quelle persone raccontare le loro storie di resistenza e coraggio. È stata una grande esperienza vivere questi giorni con altri ragazzi miei coetanei, dovercela cavare, ridere e scherzare, ma anche condividere e aiutarsi. Mi sono trovato davvero bene.

Questa esperienza non è per tutti. Occorre una buona dose di capacità di adattamento e soprattutto una certa motivazione di base. Con queste premesse potrebbe rivelarsi una preziosa opportunità per aumentare la consapevolezza delle proprie qualità, mettendosi alla prova, e favorire il percorso di maturazione personale.

 

di Redazione Family Health

 

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