Occhi in estate: come prendersene cura e proteggersi dalla luce eccessiva

Gli occhi necessitano di una protezione costante. In estate la luce si fa più aggressiva e spesso non prestiamo attenzione a possibili infezioni. Luce diretta, riflessa, naturale o artificiale possono creare problemi alla vista e rendere la nostra vacanza fastidiosa.

Abbiamo chiesto alla dottoressa Marina Fiori, specialista in oftalmologia, qualche consiglio per imparare qualche precauzione e imparare a proteggere gli occhi: organi preziosi che ci fanno apprezzare il mondo.

Capita spesso in estate, ma anche in inverno, di sentire gli occhi particolarmente asciutti e senza lacrimazione. Di cosa si tratta, dottoressa Fiori e come si può intervenire?

La cheratite puntata è una patologia della cornea che si verifica quando si asciuga eccessivamente. È dovuta al fatto che la lubrificazione della cornea risulta alterata. Questo capita solitamente se c’è troppo caldo, oppure dopo una lunga esposizione al sole o in montagna con il riflesso invadente della neve, oppure ancora in un ambiente molto asciutto, come quello con aria condizionata costante. È possibile recuperarla velocemente: si cura in poco tempo, massimo 24/48 ore, anche in fase acuta. Ci sono persone che hanno già l’occhio secco di per sé, come coloro che hanno la sindrome di Sjőgren o malattie autoimmuni. Sono soggetti più predisposti, come pure gli anziani che non hanno più una buona lubrificazione e i bambini, che hanno occhi più sensibili.

Ecco perché è importante proteggere i loro occhi con lubrificanti locali: gocce che vengono messe all’interno dell’occhio e permettono di dare un immediato sollievo. Se una persona sa di essere soggetta ad avere l’occhio secco, ad esempio, se fa viaggi lunghi in aereo o vive costantemente in ambiente con aria forzata, è opportuno tenere a portata di mano dei lubrificanti.

In genere si tratta di lacrime artificiali, a volte con acido ialuronico, che vanno messe qualche volta al giorno. Nel caso di una vera e propria cheratite puntata è bene associare al lubrificante anche un antibiotico di copertura, questo per evitare che sulla cheratite puntata ci possano essere delle sovra-infezioni.

È sempre opportuno proteggersi con occhiali da sole in questi casi, perché l’occhio è più sensibile. Nel caso estremo, poi, in cui la cheratite peggiora ed evolve in un’ulcera corneale, diviene necessario anche un bendaggio: l’occhio va chiuso, sempre mettendo all’interno una pomata e un antibiotico, per un po’ di ore per permettere all’epitelio di riformarsi più velocemente.

La cheratite lieve è fastidiosa, la cheratite che evolve in un’ulcera è dolorosa.

Cosa può dirci invece della congiuntivite? Come si manifesta e cosa si può fare per curarla?

Ci sono due tipi di congiuntivite: allergica o batterica. Se si tratta di una congiuntivite lieve, dovuta all’esposizione al sole o a una giornata sugli sci, può essere sufficiente utilizzare dei lubrificanti e un antibiotico e vedere come va. A volte potrebbe essere necessario anche con un po’ di cortisone, la cui somministrazione va sempre gestita dall’oculista.

Per una congiuntivite che spurga, purulenta, vanno messi sempre degli antibiotici. Tutti trattamenti che deve stabilire un oculista. Curarsi da soli è sempre rischioso, a meno che uno non sappia già di avere una congiuntivite allergica, e di essere soggetto, allora in questo caso può assumere degli antistaminici, sia locali che sistemici. Se il soggetto ha già avuto una diagnosi e sa di avere delle recidive, può anche usare il cortisone locale, però chiaramente sono sempre presidi che vanno gestiti da uno specialista.

Una congiuntivite andrebbe sempre vista da un oculista. Anche per fare una diagnosi differenziale e corretta: capire se è allergica, virale, batterica o anche erpetica. E in base a questo viene prescritto il presidio giusto.

Se una persona è in vacanza e non può recarsi direttamente dal medico curante, diciamo che un antibiotico di copertura male non può fare, ma una congiuntivite andrebbe sempre vista o il rischio è di intervenire con una cura sbagliata. Il mio consiglio è di recarsi in un pronto soccorso oculistico.

Cosa ne pensa degli effetti all’esposizione della luce blu di tablet e smartphone?

Ancora non vi sono evidenze scientifiche che attestino danni o patologie dovute a un’esposizione prolungata a tutti questi presidi. È evidente che quando l’occhio è a lungo impegnato in un lavoro, si tende a tenerlo molto più aperto e a sbattere meno le palpebre. Il numero di ammiccamenti è inferiore e l’occhio si asciuga molto più facilmente fino a provocare fastidi: occhi rossi, bruciore.

Per l’adulto si può parlare di affaticamento, perché continua ad accomodare per tenere il fuoco: tante ore di lavoro “da vicino” possono provocare mal di testa. Ai bambini è bene dare delle regole: un abuso di questi strumenti può avere, prima di tutto, conseguenze peggiori sul loro rendimento scolastico o sul loro livello di attenzione. Il consiglio di base è interrompere con pause regolari il proprio impegno, sia esso la lettura di un libro o una ricerca sul tablet. Ma questo in ogni caso, sia d’inverno che d’estate. Certo quando c’è bruciore e si asciuga l’occhio, la cornea, è bene usare lubrificanti e rilassare il muscolo guardando lontano e prendendosi qualche minuto di relax.

Per proteggersi dal sole eccessivo non basta stare all’ombra, ha suggerimenti per gli occhiali da sole?

Oggi esistono occhiali con delle protezioni per i raggi ultravioletti estremamente buoni. È importante rivolgersi sempre agli ottici. La protezione dai raggi ultravioletti non si ha con occhiali acquistati sulla spiaggia o in edicola. Ci vogliono occhiali con lenti certificate e costruiti in maniera ottimale. Un occhiale buono costerà un poco di più ma svolgerà adeguatamente la sua finzione protettiva.

Il colore della lente, invece, va un po’ a gradimento. Tendenzialmente il miope preferisce la lente sui colori del marrone e l’ipermetrope sui colori dell’azzurro, ma questo per una questione di visione. Direi, sia considerata la protezione dagli ultravioletti e poi ognuno si scelga il colore che sente più adatto a sè.

Qualche consiglio sulle lenti a contatto?

Bisogna stare super-attenti. Sulla lente a contatto il germe “ci sta bene”. Eviterei di usarle in piscina, al lago, con acqua stagnante, e anche alle terme. Se tocca l’acqua attenzione che sia pulita. Quando vediamo pazienti con delle abrasioni, ad esempio, diciamo loro di non buttarsi l’acqua dentro l’occhio perché il pericolo delle infezioni con le lenti a contatto è maggiore. La lente a contatto è più pericolosa e richiede un’igiene accurata, soprattutto per i ragazzini. Quando vi è il sospetto di avere un’infezione, consiglio di togliere immediatamente la lente, non usarla più, buttarla o rimetterla nel liquido di conservazione. Se poi l’occhio spurga, evitare di insistere, rimuoverla immediatamente e riporla o, nel caso delle “usa e getta”, buttarla.

Morbide e rigide?

Oggi le lenti morbide sono numerosissime. Il vantaggio è che queste “usa e getta” sono più sicure e sterili. Le morbide tuttavia non correggono tutto. Per gli astigmatismi serve la lente torica. Quindi il tipo di lente dipende dal tipo di difetto refrattivo e non tutti possono usare le morbide.

La morbida è più pratica e più facile da gestire, la giornaliera più sicura della mensile. Ai ragazzi consiglierei sempre le “usa e getta”. La manutenzione della lente a contatto è diversa da quella dell’occhiale. L’occhiale è più semplice, se anche la lente è sporca, non succede nulla. Con la lente a contatto è necessario avere sempre le mani pulite. La lente a contatto è più pericolosa e d’estate il numero delle infezioni aumenta. Attenti con l’acqua. Anche a quella che sgorga dai rubinetti di montagna.

 

di Tiziana Azzani

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