E’ giusto che i bambini mangino a scuola?

di Martina Donegani, biologa nutrizionista

Con la ripresa della scuola riprende il servizio di refezione: in Italia ogni giorno sono più di 3 milioni i pasti serviti nelle mense scolastiche e, contrariamente a quanto si pensa, la qualità media della ristorazione scolastica è assolutamente soddisfacente.  È importante però coordinare bene il pranzo a scuola con i pasti a casa…

 

Un menu studiato ad hoc

Il pranzo costituisce uno dei pasti fondamentali della giornata: dovrebbe fornire circa il 35% dell’energia giornaliera ed è importante che sia bilanciato sia dal punto di vista energetico sia dei nutrienti, in modo da fornire tutto ciò di cui i bambini e i ragazzi hanno bisogno per affrontare al meglio le ore di studio e le altre attività nella loro giornata.

Proprio perché è un pasto così importante, il menu scolastico viene studiato con la massima attenzione, basandosi sui fabbisogni medi di energia e nutrienti degli alunni di ogni fascia scolastica.  I comuni, per le consulenze tecniche in materia di nutrizione, si appoggiano alle aziende sanitarie, che hanno strutture apposite che si occupano di nutrizione. Sono loro a decidere i menu, la qualità degli alimenti e la loro quantità, considerando i più attuali riferimenti scientifici, come i LARN (le tabelle con i livelli di consumo raccomandati per la popolazione italiana) e le “linee guida per la ristorazione scolastica” messe a punto dal Ministero della salute.

I menù scolastici peraltro attingono dalla “dieta mediterranea”, basata sull’abbondanza di alimenti vegetali (cereali, frutta, verdure, legumi…), caratterizzata da un buon consumo di pesce e olio d’oliva, e riconosciuta come un ottimo modello di salute alimentare, capace non solo di garantire una crescita corretta, ma anche di prevenire diversi guai nell’età adulta.

Un’opportunità educativa

Il pranzo a scuola, però, è molto di più che un momento di semplice nutrimento del fisico: deve essere anche l’occasione per educare a un comportamento corretto, sia sotto il profilo delle abitudini alimentari sia sotto quello del rapporto con gli altri.

Prima di tutto, i bambini hanno l’opportunità di confrontarsi con cibi diversi da quelli che consumano ogni giorno in famiglia, imparando a esercitare in modo critico l’uso dei sensi, e allargando l’orizzonte dei loro gusti. Inoltre, consumare il pranzo in compagnia dei coetanei, favorisce la formazione di un giusto atteggiamento conviviale improntato al rispetto di sé, degli altri e del cibo. E altrettanto importante sul piano educativo è il fatto di doversi confrontare con regole precise e vincoli di comportamento, nell’interesse comune di godere al meglio del servizio di refezione.

Perché tutto ciò si verifichi, se risultano importanti l’esempio e la sensibilità dei docenti, ancora di più lo diventa il supporto dei genitori a casa: molti bambini tendono a rifiutare il cibo della mensa solo in conseguenza della scarsa fiducia che i genitori dimostrano verso la refezione. È importante, invece, educare i piccoli ad accettare senza pregiudizi ciò che viene somministrato a scuola, considerandolo un’occasione per variare e migliorare le proprie abitudini.

Le regole per i genitori

Detto questo, è poi importante conoscere il menu che viene servito ai bambini e tenere conto della sua composizione, per calibrare di conseguenza la cena e i pasti del fine settimana. La maggior parte delle aziende di ristorazione scolastica sottoscrive una carta dei servizi nella quale specifica i termini del servizio offerto, rendendo disponibili in visione i menu giornalmente somministrati ai bambini (spesso scaricabili dai siti online dell’azienda di ristorazione stessa).

Complessivamente – tra pranzi e cene (14 pasti) ogni settimana – i ragazzini dovrebbero assumere circa: da 7 a 10 volte alla settimana primi piatti a base di pasta, riso, cereali, polenta; 1 o 2 porzioni al giorno di pane (o più, se sostituisce pasta, riso, polenta o patate); 2-3 volte a settimana carne fresca; 2-3 volte pesce; 1-2 volte uova; 1-2 volte formaggio; 2-3 volte legumi; 14 volte verdura; 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura. Lo spazio ideale per i dolci, in quantità moderata, è invece quello della colazione.

Ecco qualche consiglio pratico per poter rispettare questa distribuzione e calibrare al meglio la giornata alimentare dei bambini:

  • Richiedere o scaricare online una copia del menu settimanale della ristorazione scolastica.
  • Utilizzare il menu scolastico per programmare le cene e gli altri pasti a casa sulla base di cosa i bambini hanno già mangiato a scuola (per esempio se un bambino ha mangiato un secondo a base di carne a pranzo non lo si proporrà anche a cena).
  • Informarsi su quello che hanno effettivamente mangiato i propri figli, chiedendo direttamente a loro e agli insegnanti. In caso non mangiassero tutto il pasto incoraggiarli a farlo, ma scoraggiare a prescindere la richiesta del “bis”.
  • Preparare tutti i giorni una colazione equilibrata: per un bambino che salta la colazione è normale provare una fame esagerata a metà mattina e soddisfarla con snack ipercalorici (tipo patatine e simili), rovinando poi l’appetito per il pranzo in mensa.
  • Offrire frutta e yogurt da portare come spuntini a metà mattina e metà pomeriggio
  • Non insistere nel chiedere variazioni al menu scolastico dei propri figli per semplici questioni di gusto o pseudo intolleranze: il pranzo a scuola deve essere per il bambino un’occasione per variare e ampliare i propri gusti.
  • Cercare ricette creative per fare apprezzare pesce, verdura, legumi e altri alimenti che posso essere poco graditi.
  • Abituare i bambini a consumare cibi poco salati, usando eventualmente le spezie per insaporire.
questo articolo