Balbuzie: cosa fare nel bambino

Si celebra ogni anno il 22 ottobre la Giornata Internazionale di sensibilizzazione alla balbuzie. Pochi lo sanno, eppure coinvolge l’1% della popolazione mondiale. In Italia circa 1 mln di persone, con una maggiore incidenza tra i maschi in un rapporto di 2 a 1 in età prescolare e 4 a 1 in età adulta (dati del Vivavoce Institute di Milano).

 

 

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Marina Picca, Specialista in Pediatria e Presidente della Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche – Lombardia (SICuPP).

Dottoressa Picca, che cos’è esattamente la balbuzie?

La balbuzie, o disturbo della fluenza verbale, è un disturbo in cui il linguaggio diventa meno fluente e difficoltoso a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti involontari di un suono.

A che età si manifesta?

La balbuzie fisiologica (o disfluenza fisiologica) può far parte del normale sviluppo linguistico di alcuni bambini e tende a risolversi nell’80% dei casi.

Si manifesta solitamente tra i 2 anni e mezzo e i 3 anni quando il piccolo comincia a formulare le frasi, cioè nel momento di massimo sviluppo del linguaggio. In pratica, seppur desideroso di dire cose difficili, non riesce a farlo perché le capacità motorie e di articolazione delle parole sono ancora limitate; per questo balbetta e spesso lo fa in modo incostante (ci possono essere giorni o settimane in cui parla bene, mentre altri in cui balbetta molto).

In genere non si accorge di balbettare o di esitare, a volte fa errori, torna indietro, poi ricomincia, ma di tutto questo non si rende conto o non lo vive come un problema.

La maggior parte dei bambini con queste difficoltà risolvono spontaneamente il disturbo entro un anno dalla comparsa della balbuzie.

E se la difficoltà persiste?

Se continua a balbettare, se si osservano tensioni muscolari della mandibola o della bocca, tic, tremolii ripetizioni di sillaba molto accentuate è bene approfondire il disturbo con una valutazione specialistica.

Un dato importante, quindi sempre da ricercare nell’anamnesi, è la presenza in famiglia di qualcuno che balbetta o che ha (o ha avuto) un disturbo del linguaggio.

Ha qualche suggerimento per le mamme e i papà?

È sempre importante ascoltare il bambino quando parla, anche se si mette a balbettare, con attenzione e serenità, senza mostrare fretta, ansia, insofferenza.

Insieme è utile lavorare sullo stile comunicativo, con qualche accorgimento:

  • non interromperlo mai mentre parla, nemmeno se avete fretta o se ci mette dieci minuti per dirvi una cosa;
  • non finirgli le frasi, non fargli fretta; lasciate che concluda sempre il suo discorso, anche se richiede più tempo e dategli la sensazione sempre di essere molto interessati a ciò che dice;
  • non mortificarlo davanti agli altri, parenti e non parenti, assumendo un’aria ansiosa o annoiata;
  • non dirgli “prendi fiato” o “fai un bel respiro”, lui non si rende conto di balbettare;
  • cercare il contatto visivo e usare posture corporee che favoriscano la comunicazione (per esempio accovacciarsi alla sua altezza).

È sempre fondamentale ascoltarlo con pazienza e, quando avrà finito, riformulare la frase in modo corretto, senza arrivare a scandire troppo le parole per diventare un buon modello linguistico.

La lettura è sempre un’ottima occasione per condividere del tempo insieme: ad esempio, può essere utile leggergli libri semplici, di cui conosca la trama, per farseli raccontare senza difficoltà. In generale la lettura è uno strumento fondamentale per ampliare il vocabolario e trovare i sinonimi da utilizzare al posto delle parole che gli comportano maggiori difficoltà.

E infine ricordate di condividere questi semplici consigli con nonni, educatori del nido o della materna, con tutti coloro che si prendono cura di vostro figlio e possono, insieme a voi, sostenere vostro figlio nel processo comunicativo.

di Redazione Family Health

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