Non solo voti e compiti, oltre alla scuola c’è di più

di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

La scuola riveste un ruolo primario nel rapporto genitore-figlio, correndo anche il rischio di perdere di vista gli aspetti legati alla parte emotiva e di sottrarre tempo al legame con loro. Come comportarsi per non fargli subire la pressione legata al rendimento scolastico?

 

 

I compiti, insieme al disordine, sono una delle principali cause di tensione e di conflitto tra genitori e figli, soprattutto in adolescenza. Per i genitori non è quasi mai sufficiente il tempo che i figli dedicano allo studio e non sono quasi mai soddisfatti del loro atteggiamento nei confronti della scuola, nonché delle modalità con cui studiano, tra smartphone, cuffiette e letto o divano. Dall’altra parte però gli adolescenti si lamentano della pressione dei genitori sulla scuola, della loro attenzione totalitaria sui voti e interrogazioni e di non essere presi in considerazione per le loro esigenze e stati emotivi. “Basta che vado bene a scuola e per loro sto bene, sono contenti, ma non si accorgono che sto male”, sono le parole di un 15enne. Oltre alla scuola, quindi, c’è di più, potrà sembrare una frase banale, ma quando il problema principale di quasi tutti i genitori è il rendimento scolastico, forse è doveroso fermarsi e cercare di indossare i panni dei figli per capire come si possono sentire. A volte prima di un “come è andata scuola?”, “ti hanno interrogato?”, oppure il niente, visto che ci sono i registri elettronici che informano i genitori in tempo reale, basterebbe un “come stai?” o “come ti senti?”, anche se poi non rispondono come ci si aspetta, visto che tendenzialmente sembrano stizziti e borbottano una mezza risposta con un cellulare in mano. Gli arriva comunque il messaggio che vi preoccupate per loro e si sentono riconosciuti come figli, è di questo che hanno realmente bisogno, di continuità affettiva, in mondo dove le loro relazioni sono dentro un telefono ed è tutto a tempo determinato.

Chi sono realmente questi ragazzi?

I ragazzi di oggi fanno veramente fatica a parlare e a tirare fuori quello che hanno dentro, se non sono abituati fin da quando sono piccoli, soprattutto con un adulto. Tanti di loro subiscono e non riescono a gestire la pressione e attenzione continua al rendimento scolastico. Per questa ragione capita spesso che intacchino la scuola, non studiano, non si comportano come dovrebbero in classe, manifestano questo disagio nei confronti della scuola perché non lo riescono ad esprimere in casa.
I figli non sono i voti che prendono, il loro valore non deve essere misurato in base alle loro prestazioni, ma in base alla persona che sono. Va premiato l’impegno e soprattutto la gestione del tempo in maniera autonoma e responsabile, non solo i risultati.
È implicito che un genitore lo faccia per il bene del figlio, lo dica per il suo futuro, per cercare di farlo crescere bene, ma loro questo, quando sono adolescenti, non lo capiscono e si rischia così di dare troppe cose per scontate.

I genitori come si dovrebbero comportare?

  • Cercare di costruire un dialogo sistematico con loro che non sia incentrato solo sui problemi legati alla scuola. I ragazzi hanno bisogno di vicinanza e di essere ascoltati anche in quelle che per un adulto possono sembrare “fesserie” adolescenziali ma che per loro sono importanti.
  • Mettere da parte la fretta. Il rapporto con i figli non deve essere incentrato sul: “dai sbrigati”, “siamo in ritardo”, “hai fatto?”,non hai fatto?”. Devono capire che anche se si va di fretta e ci sono dei problemi, loro hanno sempre la priorità e possono parlare di tutto, anche delle cose che un genitore non gradisce sentire.
  • Guardarli negli occhi. Tante volte nel corri, corri quotidiano ci si dimentica dell’importanza di guardare un figlio negli occhi, dimenticandosi che gli occhi non nascondono e non mentono. Non ci si deve mai fermare al “niente, sto bene” dei figli, perché quel “niente” nasconde le aspettative di un ragazzo che spera che il genitore capisca lo stesso e gli domandi “cos’hai?.
  • Conoscerli nella quotidianità. Bisogna osservarli nelle loro abitudini e nella loro routine quotidiana, senza essere invadenti, ma acuti osservatori. Se si scruta il figlio nel suo habitat naturale, si impara a conoscere i suoi movimenti e quindi si riesce a capire anche quando qualcosa non va, per riuscire intervenire prima che accadano le cose.
questo articolo