Parto prematuro, cosa si può fare?

di Irene Cetin, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia

Ogni anno 6-7 bambini ogni 100 nascono prematuri, prima del termine. Questo significa che più di 3000 famiglie si trovano a vivere l’esperienza traumatica di una nascita prematura con tutte le difficoltà che questo comporta. Circa 5-6000 bambini nascono prima della 26esima settimana di gestazione (estremo prematuro).

Si può prevenire un parto prematuro?

Negli ultimi anni la ricerca si è concentrata sulla possibilità di prevenire almeno una parte di queste nascite pretermine.

Fattori di rischio e prevenzione del parto prematuro

Il primo passo per fare prevenzione consiste nell’individuazione dei fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di parto prematuro:
  • precedente parto prematuro
  • sottopeso o problemi di obesità all’inizio della gravidanza. In questi casi ci sono problemi nutrizionali, anche per esempio legati ad un’alimentazione “non sana”, mentre l’assunzione di una dieta di tipo mediterraneo, ricca di pesce, acqua, carboidrati integrali, latticini e acqua riduce significativamente il rischio di parto prematuro. L’integrazione con omega 3 ha dimostrato di ridurre il rischio di parto prematuro.
  • Fumo o fattori sociali possibile causa di stress materno
  • Patologie materne che possono favorire un parto prematuro (es malformazioni dell’utero, diabete, infezioni…)

E’ importante potere raccogliere una documentazione sanitaria adeguata fin dall’inizio della gravidanza in modo da evidenziare i fattori di rischio e mettere in atto le possibili misure di prevenzione. Uno strumento semplice e pratico per costruire la tua storia clinica “digitale” è rappresentato dal Fascicolo Sanitario Digitale personale.

Contrazioni uterine premature

In alcuni casi anche donne senza fattori di rischio apparenti all’inizio della gravidanza sviluppano sintomi che possono anticipare di qualche giorno o settimane l’insorgenza del parto. Si tratta principalmente di contrazioni dell’utero (> 10 contrazioni al giorno), eventualmente associate ad algie lombari o sovrapubiche. In alcune donne questa situazione evolve, e se non trattata può portare al parto.

Rottura prematura delle membrane e raccorciamento del collo dell’utero

In alcuni casi si può verificare una rottura prematura delle membrane, che aumentando sensibilmente il rischio di parto imminente. Nella maggior parte di questi casi, la sintomatologia clinica è preceduta da un raccorciamento del collo dell’utero.

Alcuni giorni e spesso alcune settimane prima di un parto prematuro si verifica una modificazione del collo dell’utero, che normalmente alla prima gravidanza è lungo 3-4 centimetri. Un raccorciamento della cervice uterina è un segnale che non va trascurato, perché può ‘annunciare’ un parto prematuro. Tanto più il collo dell’utero è raccorciato e maggiore è il rischio che il bambino nasca pretermine.

Negli ultimi anni è stato quindi proposto a metà gravidanza uno screening della lunghezza del collo dell’utero. La misurazione della lunghezza del collo dell’utero viene effettuata mediante ecografia transvaginale e si chiama cervicometria.

Secondo le ultime evidenze, il riposo a letto della donna in gravidanza che presenta un accorciamento del collo dell’utero non è efficace, anzi può addirittura rivelarsi pericoloso, aumentando il rischio di trombosi. In questi casi risulta invece efficace il trattamento preventivo con progesterone in capsule vaginali, dal momento della diagnosi fino alla 34esima settimana di gravidanza.

Progesterone contro il parto pretermine

L’assunzione di progesterone in gravidanza consente di prevenire circa un terzo delle nascite pretermine nelle donne che presentano raccorciamento del collo dell’utero, con un beneficio proporzionale alla misura della cervice.

In particolare, la terapia con progesterone vaginale consente di ridurre il rischio del 34% se la lunghezza della cervice, misurata in ecografia transvaginale (cervicometria), è inferiore a 25 millimetri. Se la cervice è raccorciata di 15 millimetri, il rischio si riduce del 44% con progesterone.

Il progesterone è un ormone che il corpo della donna produce naturalmente, quindi privo di controindicazioni o possibili effetti collaterali per la futura mamma e per il bambino.

Rischio di parto prematuro e ricovero in ospedale

Nel caso di una vera e propria sintomatologia di parto prima della 34° settimana, associata a modificazioni del collo dell’utero, con dilatazione e raccorciamento, è necessario procedere con un ricovero ospedaliero. Il ricovero serve per:

  • iniziare terapie che cerchino di interrompere le contrazioni per almeno 48 ore e consentire la somministrazione di cortisone per via intramuscolare per accelerare la maturazione dei polmoni, prima di una eventuale nascita prematura
  • valutare se è presente un’infezione e quindi procedere con la somministrazione di un antibiotico
  • valutare il benessere fetale per decidere giorno per giorno se è possibile mantenere una condotta volta ad interrompere il parto. In alcuni casi, infatti, può rendersi necessario procedere con l’espletamento del parto per evitare rischi al bambino. Un percorso che cambia a seconda del momento, ma che deve essere unico e multidisciplinare. In particolare, per una corretta presa in carico della famiglia prematura è necessario un protocollo comune con un approccio multidisciplinare e condiviso tra le diverse figure che intervengono nel percorso perinatale, cioè ginecologi, ostetriche e neonatologi.

Un lavoro di squadra destinato a migliorare un aspetto importante dell’assistenza, perché prendersi cura di un bimbo prematuro non significa solo occuparsi della sua salute, ma anche delle esigenze, delle difficoltà, del benessere dei suoi genitori.

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