Alimentazione del neonato prematuro, cosa fare

di Massimo Agosti, pediatra neonatologo

L’alimentazione nel neonato prematuro rappresenta un elemento cruciale per la sua salute a lungo termine. L’effetto positivo di una crescita adeguata durante il primo anno di vita non si esaurisce infatti nel breve termine ma persiste anche negli anni successivi, fino all’età adulta. Emerge pertanto l’importanza di personalizzare l’intervento nutrizionale, ponendo attenzione al monitoraggio dello stato nutrizionale e avvalendosi delle misurazioni antropometriche (peso, altezza, circonferenza cranio) e della valutazione della composizione corporea.

 

La gestione appropriata della nutrizione contribuisce a ridurre la mortalità e a prevenire e curare le malattie che spesso si associano alla condizione di prematurità, nonché alla promozione della crescita. Inoltre la somministrazione dei macro e micronutrienti necessari per lo sviluppo del sistema nervoso centrale favorisce lo sviluppo neuro-evolutivo successivo, limitando il rischio di sviluppare disabilità maggiori. Infatti, nonostante i notevoli progressi raggiunti in ambito neonatologico, il ritardo di crescita postnatale nel nato pretermine rappresenta ancora oggi un problema significativo, particolarmente frequente nei nati con peso inferiore ai 1500 grammi.

Per saperne di più delle caratteristiche e dei rischi dei neonati pretermine leggi anche Neonati Late preterm: i rischi di nascere prima

Prima nutrizione del neonato pretermine, in ospedale

Nei primi giorni di vita il neonato pretermine viene nutrito per via parenterale (ovvero per via endovenosa) e questo almeno fino a quando sarà possibile avviare la nutrizione enterale (con sondino). Nei primi giorni di vita la sequenza e il timing delle tappe maturative che caratterizzano lo sviluppo delle funzioni gastrointestinali nel neonato prematuro limitano l’incremento della nutrizione per via enterale: il peso neonatale e l’età gestazionale condizionano sia lo sviluppo digestivo-assorbitivo sia la maturazione della motilità del tratto gastrointestinale. Inoltre, nei neonati prematuri – prima delle 32-33 settimane di gestazione – la suzione non è efficace,  così come la  coordinazione della deglutizione.

Latte materno, prima scelta nel neonato prematuro

Il latte materno rappresenta l’alimento di prima scelta anche per il neonato pretermine: il latte materno apporta al piccolo benefici importanti a livello gastrointestinale, immunologico, nutrizionale e anche cognitivo.

In particolare, nei neonati pretermine allattati con latte materno gli studi hanno dimostrato una migliore tolleranza alimentare e un minor rischio di sviluppare infezioni sia durante la degenza ospedaliera sia dopo la dimissione (incidenza significativamente inferiore di riospedalizzazione del neonato per infezioni respiratorie).

Il latte materno di una donna che ha partorito prematuramente è diverso, in termini di composizione, da quello di una donna che ha partorito a termine.

Il suo contenuto proteico è più elevato nelle prime settimane di lattazione e si riduce gradualmente in quelle successive, fino a raggiungere valori simili a quello del latte di una donna che ha partorito a termine.

Latte materno DONATO, una risorsa preziosa

Quando non è disponibile latte materno fresco, la seconda scelta è rappresentata dal latte materno donato, che è davvero una vera risorsa preziosa (banca del latte). La sua composizione è generalmente più “povera” rispetto al latte fresco, a causa delle fasi di processamento (trasporto, stoccaggio, pastorizzazione, scongelamento) che comportano una riduzione della componente cellulare, dei fattori immunomodulatori e del contenuto in nutrienti.

Dalla nutrizione enterale alla nutrizione orale 

Non appena il neonato è in grado di coordinare suzione, deglutizione e respirazione  è possibile passare gradualmente dall’alimentazione enterale a quella orale. Questa competenza inizia normalmente dalla 34° settimana di età postconcezionale.

Alimentazione del neonato prematuro DOPO la dimissione dall’ospedale

Obiettivi nutrizionali

Il percorso nutrizionale iniziato durante il ricovero del bambino nato prematuro in ospedale continua anche dopo la sua dimissione e l’arrivo a casa. Il suo fabbisogno nutrizionale è particolare e diverso da quello del neonato sano a termine. Nutrizione, crescita e salute, in termini anche di sviluppo neuroevolutivo nel lungo termine sono strettamente correlate, per questo è importante che l’alimentazione dei bambini prematuri venga impostata in modo personalizzato, seguita con attenzione nel tempo e prontamente modificata in caso di rallentamento della crescita e/o di specifiche problematiche nutrizionali.

L’obiettivo nutrizionale nel prematuro è recuperare l’eventuale ritardo di crescita instauratosi durante la permanenza in ospedale, prevenire e/o colmare eventuali carenze nutrizionali e promuovere normalizzare la composizione corporea, favorendo l’apposizione di massa magra.

Alcuni fattori di rischio impongono una maggiore attenzione e monitoraggio a causa della maggiore probabilità per il neonato di riuscire a recuperare:

  • sesso maschile,
  • basso peso alla nascita,
  • bassa età gestazionale (eraly preterm),
  • presenza di patologie concomitanti, come ad esempio broncodisplasia e/o lesioni cerebrali.

Allattamento

Il latte materno rappresenta l’alimento di prima scelta anche dopo la dimissione dall’ospedale; in caso di ridotta disponibilità o assenza di latte materno, per i neonati/lattanti che hanno sviluppato ritardo di crescita postnatale si consigliano specifiche formule post-dimissione per prematuri arricchite in proteine ed energia (calorie). L’utilizzo delle formule post-dimissione, secondo studi recenti, consente un beneficio in termini di crescita in peso e altezza e di profilo metabolico, soprattutto nei bambini di sesso maschile.

Età e monitoraggio della crescita

L’età è uno dei fattori principali da considerare nella valutazione e monitoraggio della crescita nel tempo.

Nel bambino nato pretermine, l’età da considerare è quella post-concezionale fino ai due anni di vita.

La valutazione della crescita però deve sempre tener conto del bagaglio genetico individuale, e quindi della predisposizione individuale a crescere.

Nei bambini a rischio di sviluppare deficit nutrizionali specifici è inoltre necessario monitorare alcuni parametri biochimici, quali azotemia, ferritina, fosfatasi alcalina, vitamina D. È sempre consigliata l’integrazione con ferro e Vitamina D.

Svezzamento

Non esistono raccomandazioni specifiche per lo svezzamento del nato pretermine, tuttavia secondo le conoscenze attuali, il momento più opportuno per iniziare lo svezzamento risulta essere compreso tra il 4° e il 6° mese di età corretta.

La data di inizio dipende da diversi fattori :

  • grado di prematurità,
  • adeguatezza della curva di crescita,
  • attenzione all’avvenuto o meno recupero del deficit di crescita postnatale
  • livello delle competenze neuro-evolutive acquisite.

Ad esempio, nel caso di un bambino con un andamento della crescita non sufficiente o con necessità di limitare il volume di latte assunto, potrebbe essere opportuno anticipare lo svezzamento così da garantire un apporto proteico ed energetico più elevato.

La composizione nutrizionale in macro- e micronutrienti deve essere personalizzata e rispondere alle esigenze di ogni piccolo neonato; solo in questo modo è possibile limitare e, in alcuni casi, prevenire l’insorgenza del deficit di crescita e modulare lo sviluppo della composizione corporea, promuovendo lo sviluppo cognitivo.

E’ fondamentale che il bambino nato prematuro continui ad essere seguito e monitorato attentamente anche dopo la dimissione, per poter correggere eventuali carenze nutrizionali e identificare i soggetti a maggiore rischio di mancato recupero di crescita e/o di sviluppare in età adulta un profilo metabolico sfavorevole.

Ti sembra un tema marginale? Beh, sappi che “ogni anno in Italia nascono quasi 5000 neonati estremamente pretermine, 1 bambino ogni 100 è un prematuro a rischio” (cit. Il neonato prematuro: un bambino piccolo e speciale).

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