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Fare i compiti al posto dei figli e giustificarli sempre non fa bene ai figli ma al genitore  

27 novembre 2017

6003 Views

di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

I compiti molto spesso si trasformano in una vera e propria fonte di stress perché spesso i figli non li vogliono fare e dilungano i tempi all’infinito. Questo però non deve portare un genitore a farli al loro posto perché intacca la loro autonomia e manda un messaggio diseducativo.

 

 

Sicuramente la gestione dei compiti a casa rappresenta uno dei problemi che mette a dura prova le famiglie e che vede i genitori scendere in campo in prima linea.

Sebbene spesso i compiti dati siano, in effetti, troppi e mal distribuiti e andrebbero rispettate di più le pause per permettere a bambini e ragazzi di recuperare le energie, il problema è che i genitori sono tante volte pronti a puntare il dito verso la scuola, a giustificare i figli perché sono stanchi o perché i compiti sono difficili, sostituendosi regolarmente a loro nel farli.

Fare la lotta ai compiti o fare i compiti al posto dei figli è diseducativo

Seppure la motivazione sia comprensibile, il modo in cui spesso i genitori si pongono nei confronti della scuola, trasmette ai figli un messaggio diseducativo, con conseguenze negative sullo sviluppo. I bambini e gli adolescenti devono anche imparare a vivere la sensazione di non riuscire in qualcosa, di non ottenere tutto e subito e in modo tale che attivino autonomamente delle strategie di risoluzione del problema e imparino a tollerare la frustrazione.

Inoltre, fare i compiti al posto loro significa togliergli uno spazio fondamentale di apprendimento, che serve a sperimentare un senso di efficacia personale, conoscere le proprie potenzialità e acquisire l’autonomia, fondamentale anche per l’autostima e la sicurezza di sé. Non si devono privare i figli del reale senso dei compiti, utili per valutare la comprensione delle materie spiegate a scuola, metabolizzare il nuovo materiale, fissare le argomentazioni trattate e verificare le proprie capacità.

È vero che tante volte le scuole sono esagerate, danno troppi compiti a casa, non contano gli orari di uscita da scuola, il fatto che abbiano il diritto di svolgere anche altre attività al di fuori della scuola, che non possano passare una giornata intera sui libri. A volte si arriva troppo tardi, altre sono veramente tanti, ma si deve sempre tenere a mente che sostituirsi a loro non permette neanche di responsabilizzarli e trasmettergli il senso del dovere: un atteggiamento genitoriale che interviene davanti al figlio, andando sempre contro l’insegnante, che lo giustifica quando non vuole fare qualcosa, non gli sta insegnando a rispettare le regole e ad assumersi le responsabilità.

Non bisogna, dunque, fare l’errore di difendere i figli a tutti i costi, di giustificarli in tutto e per tutto, di aiutarli anche quando non richiesto, ma bisogna piuttosto comprendere la loro difficoltà e stargli vicino favorendo la loro autonomia e la capacità di affrontare gli ostacoli della vita.

Allora quando intervenire? È sbagliato anche non intervenire mai, si deve aiutare il figlio quando ha provato a svolgere i compiti, quando ha cercato in autonomia di trovare una soluzione, si è sforzato nel ragionamento e non ci è riuscito. In quel caso, l’intervento del genitore risulta un aiuto, bisogna aiutarli a ragionare sull’errore, non un sostituirsi a loro, e ha una finalità di supporto che va a rinforzare il legame emotivo, oltre che a dare un aiuto importante.

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