Gli adolescenti attenti all’ambiente

Di Maurizio Tucci, giornalista

I giovani di oggi, tra i 12 e 14 anni, sono sempre più attenti e informati sui temi ambientali: il 68,5% di loro è interessato alle problematiche ambientali che conoscono grazie alla scuola, alla televisione, ai genitori, ad Internet, alle Associazioni che si occupano di ambiente. E la maggior parte di loro sarebbe disponibile ad utilizzare parte del proprio tempo libero per dedicarsi alla salvaguardia dell’ambiente.

L’indagine

Presentata a Milano l’indagine “Adolescenza e Ambiente di Vita” realizzata dall’Associazione Laboratorio Adolescenza e Legambiente, in collaborazione con Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza e Mediatyche, sotto la direzione scientifica del Prof. Carlo Buzzi, ordinario di Sociologia all’Università di Trento. L’indagine ha interessato un campione nazionale rappresentativo di 1.982 studenti (982 maschi e 1.000 femmine) frequentanti la classe terza media inferiore (fascia d’età 12-14 anni).

Dai risultati del lavoro emerge un profilo dei teenegers italiani molto confortante per quanto attiene non solo la loro sensibilità ecologica, ma anche le loro effettive conoscenze in materia.

Quasi il 40% degli adolescenti intervistati  ad esempio, ha sentito parlare  degli accordi di Parigi del 2016 sul clima.

Ma non solo: conoscono la causa principale dei cambiamenti climatici, appaiono adeguatamente informati sul fatto che i cambiamenti climatici riguardano tutto il mondo (86,2%) e non solo zone limitate (13,1%) e, addirittura, hanno le idee chiare anche su cosa si intenda per “polveri sottili”. La scuola – troppo spesso ingenerosamente sotto accusa – gioca il ruolo più significativo in questa alfabetizzazione ambientalistica, ma al secondo posto troviamo la televisione. Segno che la generazione dei “nativi digitali” per antonomasia è capace, quando qualche cosa la interessa davvero, di alzare la testa dallo smartphone, e  segno che la TV, per loro, non è solo intrattenimento, ma anche fonte di informazione.

Secondo te, qual è la causa principale dei cambiamenti climatici in atto?

Totale Maschi Femmine
L’inquinamento ambientale prodotto dall’uomo 84,1 82,7 85,5
Un piccolo spostamento dell’asse terrestre 7,0 7,2 6,8
Il naturale “invecchiamento” del pianeta Terra 4,1 4,5 3,8
L’aumento eccessivo della popolazione mondiale 3,4 4,4 2,4

Cosa sono, secondo te, le “polveri sottili”?

  Totale
Particelle solide e liquide disperse  nell’atmosfera (sia naturalmente sia prodotte dall’uomo) che possono contenere pericolosi inquinanti 48,6
Non lo so 20,7
Particelle solide e liquide disperse  naturalmente nell’atmosfera che possono contenere pericolosi inquinanti 17,4
Polvere sollevata dal vento particolarmente presente in aree desertiche 8,6
Residui della polvere casalinga spesso fastidiosi per chi soffre di allergie 2,4

Attraverso chi (o cosa) hai avuto modo di essere informato riguardo le problematiche ambientali?

Totale
Scuola 87,2
Televisione 83,1
Genitori 68,4
Internet 59,8
Associazioni che si occupano di ambiente 40,1
Giornali 34,4
Pubblicazioni specifiche 18,8


Non solo la teoria

Oltre che alla teoria, la generazione “teen” sembra interessata anche a volersi sperimentare in prima persona. Il 38,7%  si dichiara infatti disposto ad utilizzare una parte del proprio tempo libero per migliorare l’ambiente in cui vive ed un altro 44% dichiara la sua disponibilità anche se afferma di non sapere come e cosa potrebbe fare. Solo il 16% risponde “no”
E proprio nei confronti di questa maggioranza relativa che risponde “sì, ma non saprei che fare” sarebbe utile riflettere per capire se scuola e terzo settore abbiano modo di coltivare ed indirizzare questa energia positiva in modo più incisivo e, soprattutto, capillarmente diffuso sul territorio, di quanto non si faccia.
Ne conviene Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione di Legambiente, che sostiene quanto sia necessario incrementare, a sostegno dello straordinario lavoro di formazione e sensibilizzazione che le scuole già fanno,  i progetti di educazione alla cittadinanza attiva, coinvolgendo operativamente i ragazzi. Attività che Legambiente da anni promuove e sostiene, creando un rapporto di interscambio tra scuola e territorio.

Tutti coinvolti

L’85,3% dei ragazzi intervistati ritiene che la questione ambientale non è un problema di cui si debbano far carico solo Istituzioni e Governi, ma chiunque (adolescenti compresi) con il proprio comportamento individuale può contribuire a ridurre l’inquinamento ambientale.
Una sensibilità che piace a Rossella Gaudino, Vice Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, che considera questa coscienza civica degli adolescenti nei confronti della salvaguardia dell’ambiente un prezioso patrimonio culturale da valorizzare. Anche considerando che la protezione dell’ambiente è particolarmente importante per i soggetti in età evolutiva, perché più esposti agli effetti negativi degli “interferenti endocrini” (i contaminanti persistenti che  interferiscono con il funzionamento del sistema endocrino).

E tra i comportamenti individuali che possono contribuire alla protezione dell’ambiente gli adolescenti hanno indicato l’uso moderato dell’auto, a vantaggio di mezzi pubblici e bicicletta, e la raccolta differenziata dei rifiuti.
Ma se il minor utilizzo dell’auto non è una scelta che può direttamente dipendere dalla volontà di un  adolescente, la raccolta differenziata non ha barriere di età, per cui è interessante capire la percezione che gli adolescenti ne hanno.

Secondo la maggioranza del campione (64,6%),  il motivo principale per cui viene fatta la raccolta differenziata dei rifiuti è la possibilità di riciclare il materiale, mentre il 32% la considera uno strumento per la salvaguardia dell’ambiente e il 2,2% un espediente per risparmiare sulla raccolta dei rifiuti. In ogni caso il “rifiuto” che considerano più “importante” da raccogliere per la salvaguardia dell’ambiente sono le pile, mente il meno importante le lattine.

Per la salvaguardia dell’ambiente, quali tra questi rifiuti  è più importante da raccogliere e smaltire separatamente? – risposta multipla

Totale
Pile 50,1
Plastica 50,0
Materiali elettrici/elettrocnici 49,7
Farmaci 41,6
Vetro 33,8
Carta/cartone 25,7
Rifiuti organici (umido    ) 24,1
Lattine 15,4

Ma la raccolta differenziata la sanno fare correttamente? Dall’indagine emerge che gli aoolescenti commettono i medesimi errori che commettono i loro genitori. Tipici: buttare gli scontrini del supermercato nella carta e non nell’indifferenziato e le tazzine di ceramica rotte o le lampadine nel vetro invece che, rispettivamente, nell’indifferenziato e conferirle in un’isola ecologica. Una indicazione, questa, che secondo Massimo Tafi, fondatore di Mediatyche, deve essere raccolta dagli attori principali del processo di differenzazione dei rifiuti (Consorzi di riciclo, aziende, Istituzioni), lavorando  in termini di comunicazione da un lato e di semplificazione dall’altro.

D’altra parte sono proprio gli stessi ragazzi a dire che una maggiore informazione sarebbe importante per far migliorare la qualità e la quantità di raccolta differenziata nelle famiglie.

Dove vanno  buttati i seguenti oggetti?

Vetro Carta Plastica Indif. Isola ecol.
Tazzina di ceramica per caffè 37,5 0,7 2,6 31,7 19,5
Bicchiere di plastica 0,8 1,8 92,7 2,2 0,4
Bottiglia di plastica 0,4 1,5 92,6 2,4 0,7
Cartone della pizza con resti di cibo 1,5 30,5 1,3 53,9 10,4
Lampadina 37,6 1,1 1,1 14,2 43,3
Cellulare guasto 4,2 3,2 1,9 22,9 64,3
Scontrino del supermercato 2,7 80,3 3,9 8,6 1,8
Bottiglia di vetro 91,2 2,3 2,1 1,7 0,5
Involucro della merendina 2,4 8,7 56,8 25,6 3,8
Gomma da masticare 1,9 2,7 3,0 76,0 13,5

Grassetto BLU risposta corretta

Corsivo errori più frequenti

Conclusioni

Così come gli adolescenti di oggi vengono indicati come «nativi digitali», ovvero individui nati quando già era iniziata l’era della comunicazione digitale e che quindi l’hanno vissuta come un qualcosa di acquisito, di sempre esistente, sarebbe auspicabile che gli adolescenti delle generazioni venture potessero essere considerati un giorno (il più vicino possibile), anche «nativi sostenibili». E cioè che potessero considerare i comportamenti «sostenibili» non un obbligo o una convenienza e nemmeno una scelta virtuosa, ma un dato di fatto naturale per loro. I presupposti, considerando l’attenzione che gli adolescenti dimostrano verso le problematiche ambientali e la loro disponibilità ad essere protagonisti attivi, sembrano esserci. Sta a noi non “disperdere nell’ambiente” questa energia positiva.

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