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La prevenzione: un bene necessario di cui troppe volte non percepiamo il bisogno

25 gennaio 2018

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di Alberto Pellai, psicoterapeuta

Il mondo clinico, il servizio sanitario nazionale, tutti i centri diagnostici si basano quasi esclusivamente sulla richiesta di prestazioni da parte di soggetti che, in virtù dei segni e sintomi da cui sono affetti, fanno richiesta di diagnosi e cura. La quasi totalità del denaro pubblico speso in sanità serve a curare chi ha un problema di salute. Ma curare un malato significa quasi sempre aver fallito nel progetto di prevenzione di cui si poteva renderlo protagonista.

 

Purtroppo la prevenzione è la cenerentola del nostro Servizio Sanitario nazionale e spesso non per colpa del legislatore o di chi offre ed eroga cure, bensì per inconsapevolezza , disattenzione e scarsa sensibilità nei suoi confronti da parte di noi cittadini. Succede spesso che vengano proposti interventi e campagne di prevenzione a cui aderiscono solo percentuali minori della popolazione bersaglio cui esse sono rivolte. La stessa polemica intorno all’efficacia e alla validità delle strategie vaccinali rivolte ai bambini –  che negli ultimi anni ha portato alla riattivazione e all’innalzamento dei tassi di incidenza di malattie virali quali il morbillo di cui i vaccini stessi avevano permesso di decretare la quasi totale scomparsa – è un segno indiretto di quanto la prevenzione sia negletta e trascurata da chi da essa dovrebbe invece trarne il massimo beneficio.

La prevenzione si rivolge alla popolazione dei sani

Io, tu, noi, loro: ogni persona in ogni momento della propria vita ha uno specifico progetto di prevenzione che lo aspetta, una serie di cure e attenzioni verso il proprio benessere nei confronti delle quali dovrebbe essere e sentirsi attivamente coinvolto. Mentre chi riceve cure mediche, lo fa perché quasi sempre è portatore di segni e sintomi di malattia che producono un impatto sulla sua vita, chi deve usufruire di interventi preventivi è sano, non ha alcun bisogno oggettivo che lo spinge verso la richiesta di prevenzione. Chi è malato cerca attivamente la cura che lo farà guarire. Chi è sano invece si “gode” il proprio stato di benessere e spesso non si cura di tutelarlo e proteggerlo con gli opportuni accorgimenti preventivi.

Le vicende cliniche di ciascuno di noi sono piene di persone che solo quando si trovano a soffrire di patologie che in parte hanno determinato con il proprio stile di vita, con le proprie scelte (e non scelte) di autotutela si rendono conto di quale occasione persa è stata la prevenzione alla quale avrebbero potuto avere accesso, alla quale avrebbero potuto e dovuto consapevolmente aderire.

La prevenzione non è un dono che lo stato ci deve fare

E non dovrebbe diventare nemmeno una prescrizione obbligatoria alla quale sottoporci per obbligo dello stesso stato. La prevenzione dovrebbe diventare una scelta consapevole e informata che ciascuno di noi impara a fare per sé, per la propria vita, per le persone di cui si prende cura. La prevenzione è scegliere la salute di domani potendo godere dello stato di salute di oggi. Ed è anche prendersi cura del proprio stile di vita.

L’evoluzione dell’uomo ha fatto sì che nel corso delle evoluzione, ogni generazione potesse progressivamente godere di un’aspettativa di vita più lunga rispetto a quella delle generazioni che l’avevano preceduta. Ed ora, paradossalmente, questo regola sembra non essere più valida. Per la prima volta, il rischio con cui ci confrontano le società scientifiche a livello mondiale è che i nostri figli vivano meno e si ammalino di più delle generazioni che li hanno messi al mondo. I motivi? Uno stile di vita micropolitossico, in cui, cioè, molti differenti fattori di rischio compaiono nello stile di vita di ciascuno di noi e insieme cumulano il loro effetto producendo patologie ad andamento cronico- degenerativo che erodono il potenziale di salute di ciascuno di noi.

Da che cosa è rappresentata la micropolitossicità che mette a repentaglio il progetto di salute dei nostri figli? Da comportamenti quotidiani di cui conosciamo la pericolosità e che nonostante tutto scegliamo di non prevenire e di lasciar avvenire nella loro vita. Alimentazione ipercalorica e sbilanciata, sedentarietà, eccesso di tempo trascorso in attività mediate da uno schermo. E crescendo, poi sono i ragazzi stessi che spesso si dirigono verso comportamenti a rischio quali uso di tabacco, di alcol, di sostanze ad azione psicotropa fino ad arrivare all’Internet dipendenza e ai comportamenti sessuali a rischio sia nella vita reale che in quella online (sexting, adescamento online, uso di pornografia ad età precoce) di cui purtroppo le nuove generazioni rappresentano una popolazione a rischio in costante crescita.

Solo la prevenzione può fare la differenza nell’ambito degli stili di vita e nella capacità che noi genitori, ma che i nostri stessi figli una volta cresciuti, possiamo mettere in gioco in modo consapevole nel nostro e nel loro percorso di vita. La prevenzione però non è un regalo che ci viene fatto. Può essere un obbligo al quale ci viene chiesto di sottoporci in caso estremo. Ma dovrebbe rappresentare – questo almeno è l’auspicio – la scelta che deriva dalla consapevolezza che ciascuno deve avere su cosa significa diventare protagonisti del proprio benessere. Se c’è una cosa che conviene capitalizzare nella nostra vita, quella cosa si chiama salute.

E purtroppo solo noi, che ne siamo possessori e portatori, possiamo decidere che cosa fare del nostro capitale di salute. La prevenzione è ad oggi la migliore forma di investimento di cui possiamo renderci protagonisti nella nostra vita.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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