Per offrire una migliore esperienza di navigazione e per avere statistiche sull'uso dei nostri servizi da parte dell’utenza, questo sito usa cookie anche di terze parti.
Chi sceglie di proseguire nella navigazione su magazine.familyhealth.it oppure di chiudere questo banner, esprime il consenso all'uso dei cookie. Per saperne di più consulta la nostra Cookie Policy .

Ho capito, chiudi il banner.

X

A che punto siamo con l’influenza?

15 febbraio 2018

35329 Views

di Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia

Siamo a metà febbraio ed è il momento giusto per fare un primo bilancio circa l’epidemia annuale di influenza. Momento giusto perché quello che causa l’influenza è un virus molto particolare: torna ogni anno sempre nello stesso periodo (tra dicembre e marzo) e poi se ne sta nascosto da qualche parte fino a quando non riappare nel dicembre successivo. Gli antichi che vedevano di colpo tanta gente improvvisamente a letto pensavano che la cosa fosse dovuta a un influsso negativo delle stelle, e da questo la malattia ha preso il nome.

 

Al momento, basandosi sui dati che sono disponibili nel momento in cui scrivo nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità nella sezione “FluNews” fino alla terza settimana del 2018 possiamo dire che forse abbiamo superato il picco e siamo in fase discendente. I casi sono stati moltissimi ed è possibile che si raggiungano i numeri della stagione 2004-2005 e della pandemia del 2009 che sono stati gli anni peggiori. Possiamo già dire che, se non ci saranno sorprese, anche quest’anno (come l’anno scorso) l’epidemia influenzale si è presentata con un certo anticipo rispetto al solito: i casi sono iniziati a salire non a gennaio, come di regola, ma all’inizio di dicembre. Il perché di questo cambiamento non lo sappiamo, anche se qualcuno ipotizza possa essere legato ai cambiamenti climatici.

La situazione attuale: quali virus ci hanno colpito?

La prima cosa importante da analizzare è quali virus hanno circolato maggiormente: qui arriva una sorpresa, perché i virus influenzali più importanti sono di due tipi (A e B) e la parte del leone solitamente la fa un virus di tipo A, che causa peraltro un’infezione più grave. Ebbene, a differenza del solito, quest’anno la gran parte dei virus circolanti sono invece stati di tipo B, mentre tra i virus di tipo A (che sono stati la metà dei B) ha predominato un ceppo di tipo H1N1.

I vaccinati sono stati protetti?

Qui dobbiamo fare una premessa: siccome ogni anno il virus influenzale è diverso da quello che ha circolato l’anno precedente, il vaccino deve essere modificato di conseguenza: per questo i ceppi da includere vengono decisi a febbraio, in modo da avere il tempo per produrre il vaccino e somministrarlo in autunno. Talvolta queste previsioni sono corrette, talvolta non lo sono. Nel vaccino più usato in questa stagione influenzale sono contenuti due ceppi di virus dell’infuenza di tipo A (un H1N1 e un H3N2) e un ceppo di tipo B. E’ presto per dirlo; ma basandoci sui dati di caratterizzazione genetica che arrivano da altri paesi sembra che per quanto riguarda il ceppo H1N1 abbiamo fatto centro e per il ceppo H3N2 ci siamo andati vicinissimi: il vaccino contro questi due virus dovrebbe avere funzionato.

Purtroppo la storia è meno lusinghiera per quanto riguarda il ceppo B: nel vaccino antifluenzale trivalente è contenuto un ceppo diverso da quello che sta circolando, e questo – se confermato – potrebbe spiegare perché l’influenza quest’anno se la sono presa anche quelli che si sono vaccinati. Consoliamoci con il fatto che i virus di tipo B solitamente causano una malattia meno grave, come confermato dall’osservazione che seppur il virus di tipo A in Italia ha circolato di meno, è stato causa dello stesso numero di decessi e di casi gravi causati dal tipo B.

C’è un’altra considerazione da fare: quest’anno in Italia era disponibile anche un vaccino detto quadrivalente, che invece di tre ceppi ne conteneva quattro: due del tipo A e due del tipo B. Ebbene, il secondo ceppo B contenuto in questo nuovo vaccino (e non nel trivalente) era molto simile al virus di tipo B che ha effettivamente circolato. Per cui non ci sarebbe da stupirsi se i dati alla fine mostrassero che chi si è vaccinato con il quadrivalente è stato ben protetto, mentre chi è stato immunizzato con il trivalente molto meno. Se la cosa fosse confermata, ovviamente, sarebbe da tenere in forte considerazione nelle decisioni sulle future campagne vaccinali.

Infine, dobbiamo ammettere che il vaccino contro l’influenza è ben lontano dall’essere un vaccino ideale. Deve essere somministrato ogni anno, la protezione spesso non è ottimale e soprattutto nelle persone anziane non sempre funziona benissimo. Certo, è sicurissimo e supercollaudato; è una scommessa che non si può perdere perché nella peggiore dei casi protegge poco, ma non fa certamente male. Però una priorità della ricerca dovrebbe essere il metterci a disposizione un vaccino altrettanto sicuro, ma molto più efficace.
Studiando i punti deboli del virus e dissezionando la nostra risposta immunitaria per identificare gli anticorpi più efficaci che produciamo contro questo temibile nemico la cosa in futuro potrebbe essere possibile. Sarebbe importante saperci difendere meglio da questo nemico che ogni giorno si rivela essere più pericoloso del previsto:  proprio recentemente è stato dimostrato che nei giorni immediatamente successivi all’infezione da questo virus aumenta pure fino a dieci volte il rischio di infarti cardiaci.

 

Bibliografia

http://www.epicentro.iss.it/problemi/influenza/FluNews/FluNews_2018-3.pdf

Clementi N, Criscuolo E, Castelli M, Mancini N, Clementi M, Burioni R. – Influenza B-cells protective epitope characterization: a passkey for the rational design of new broad-range anti-influenza vaccines. Viruses. 2012 Nov 14;4(11):3090-108.
Kwong JC et al. .Acute Myocardial Infarction after Laboratory-Confirmed Influenza Infection. N Engl J Med. 2018 Jan 25;378(4):345-353. doi: 10.1056/NEJMoa1702090.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

Prova Family Health e il suo Fascicolo Sanitario Digitale Personale. Archivia i tuoi referti medici, condividi informazioni corrette con il tuo medico e tramanda la tua storia clinica alle generazioni future. SCOPRI DI PIù!

Patrocinato da: