Il tumore: qual è la percezione che gli adolescenti hanno di questa malattia che “fa paura”?

Di Maurizio Tucci, giornalista

Il 75% degli adolescenti ha avuto un “contatto” con il cancro attraverso un familiare (53% dei casi) o un amico/conoscente. Il 62% ritiene che è possibile fare prevenzione anche nei confronti di questa malattia attraverso corretti gli stili di vita e il 15% attribuisce il cancro a fattori ereditari. I dati emergono da un’indagine sulla percezione della patologia tumorale realizzata da AIMaC (Associazione Italiana Malati Cancro) e Laboratorio Adolescenza su un campione di 2000 studenti di terza media. Maggiore consapevolezza e conoscenza della “storia familiare” rappresentano due elementi importanti per la prevenzione.

 

Che percezione hanno gli adolescenti del tumore? È una malattia dalla quale si può guarire o è davvero quel “male incurabile” come, per decenni, è stato definito? Ammalarsi di tumore è un’imprevedibile fatalità, o abbiamo gli strumenti per fare prevenzione? Aver avuto un tumore condiziona definitivamente la vita o si può convivere con la malattia senza un impatto drastico su lavoro e abitudini quotidiane? Sono queste le principali aree sulle quali l’indagine ha lavorato proprio con l’obiettivo di capire se e quanto il tumore – anche presso gli adolescenti – continui ad essere circondato da un’aura di tragica ineluttabilità.

Dai dati dell’indagine si evidenzia che, almeno in parte, questo stigma c’è ancora: per circa l’80% dei giovani intervistati la percentuale di guarigione dalla malattia è inferiore al 40% (segno che permane l’errata convinzione che di cancro non si guarisce), così come il 39% ritiene che una persona affetta da tumore può affrontare le cure necessarie senza stravolgere le proprie abitudini di vita, mentre il 42% degli adolescenti è addirittura convinto che chi ha un tumore non può più lavorare. “Una percezione – come spiega Francesco De Lorenzo, presidente AIMaC – in evidente contrasto con i dati epidemiologi dell’AIRTUM (Associazione italiana dei registri tumori) dai quali si evince che oggi in Italia vivono ben 800.000 persone che hanno avuto un cancro; così come è altissimo, tra loro, il desiderio di ritornare al lavoro e alla vita di sempre”.

Il riscontro positivo è, invece, che il 62% degli adolescenti intervistati risulta essere consapevole che nei confronti del tumore si può fare anche prevenzione e tra le cause principali di insorgenza della malattia al primo posto sono stati indicati proprio gli stili di vita. Imputati maggiori, il fumo e l’alimentazione non corretta.

Causa principale per cui insorge un tumore

  totale maschi femmine
Stili di vita (es. alimentazione, fumo ecc) 52,1 50,6 53,5
Inquinamento ambientale 16,5 17,6 15,4
Ereditarietà 12,3 11,2 13,4
Un caso del destino 10,4 9.0 11,8
Contagio 3,4 3,6 1,2
Un castigo divino 2,8 4,1 1,6

 

Comportamenti che aiutano nella prevenzione dei tumori 

  totale maschi femmine
Non fumare 81,8 79,3 84,3
Avere una corretta alimentazione 78,2 78,2 78,2
Sottoporsi a controlli periodici 76,5 73,7 79,3
Fare attività fisco-sportiva 72,0 72,0 72,0
Curare molto l’igiene personale 69,6 69,2 70,0
Combattere il sovrappeso e l’obesità 67,9 68,1 67,7
Non bere alcolici 67,4 64,2 70,5
Evitare lo stress 53,2 53,6 52,9
Dormire molto 19,6 20,4 18,8

 

Interessante osservare – analizzando i dati dell’indagine – che le risposte dei ragazzi che sono stati a contatto con una persona (familiare o amico) che ha affrontato questa malattia sono risultate complessivamente più corrette ed anche – sembra un paradosso ma non lo è – più ottimistiche. Questo perché la “conoscenza” della malattia sgombra anche il campo da tante false credenze che circondano ancora la patologia tumorale.

“Un’evidenza – sottolinea Laura Del Campo, direttore AIMaC – che conferma l’esigenza di fare informazione capillare su questo fronte, non lasciando sola la famiglia, spesso proprio in momenti critici, ad assolvere questo compito”. Dall’indagine risulta infatti che è proprio la famiglia (80%) la principale fonte di informazione dei ragazzi sul tumore, mentre appena un terzo ne ha sentito parlare a scuola”.

E sono proprio i medici a sostenere che un’informazione diffusa sul tumore, rivolta agli adolescenti, risulterebbe preziosa. “Uno dei problemi maggiori che abbiamo con gli adolescenti – afferma Franca Fagioli, presidente della AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica) – è il ritardo della diagnosi. Questo perché gli adolescenti, non essendo più sotto il controllo diretto dei genitori e frequentando pochissimo il medico, spesso nascondono l’insorgenza di sintomi (macchie sulla pelle, ghiandole ingrossate…) che possono essere il campanello di allarme di un tumore. Sarebbe, quindi, di grandissima utilità avviare percorsi informativi nelle scuole che enfatizzino l’importanza di una diagnosi precoce ma, pure, la fiducia con cui anche questa malattia si può affrontare, considerando che il tasso di guarigione dei tumori in età pediatrica è ormai superiore all’80%”.

Concorda sull’importanza della prevenzione e dell’informazione Momcilo Jancovich, oncologo pediatra dell’Ospedale San Gerardo di Monza, evidenziando l’importanza di conoscere la propria storia sanitaria familiare. “Se in ambito tumorale non si può tecnicamente parlare di ereditarietà – sottolinea l’esperto – esiste però una predisposizione genetica che può favorire lo sviluppo della malattia. Per questa ragione è molto importante che gli adolescenti, oltre a far comunque propri quegli stili di vita che proteggono dall’insorgenza dei tumori, siano anche a conoscenza della propria storia familiare. Una ricorrenza di episodi, soprattutto se interessa entrambi i rami della propria famiglia, è certamente un campanello d’allarme che non deve spaventare o condizionare la vita, ma indurre ad essere più accorti nei comportamenti preventivi”.

Attenzione a sintomi e disturbi apparentemente poco significativi, diagnosi precoce, conoscenza della propria storia familiare, sono buone pratiche non soltanto riferite al tumore, ma alla generale prevenzione nel campo della salute. Associare il concetto di prevenzione all’adolescenza – età in cui ci si sente “immortali” – non è cosa facile, ma lo sforzo congiunto di istituzioni e figure professionali che si occupano di adolescenza può riuscire a creare una breccia nel muro di “rimozioni”. L’obiettivo non è, ovviamente, quello di trasformare sereni adolescenti in una generazione di ipocondriaci, ma di insegnare loro ad avere anche adeguata attenzione alla propria salute.

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