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Comunicazione medico-paziente: la salute digitale come possibile alleata

27 febbraio 2018

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di Alessio Pappagallo, Ufficio Stampa Value Relation

Un rapporto a volte complesso che progetti come il Fascicolo Sanitario Digitale personale “Family Health” o le iniziative europee “IC-Health” e “Harvest”, tramite la “formazione” di un paziente più attento e consapevole, cercano di agevolare.

 

 

Se ne parla ormai da diversi anni, ma continua a rappresentare un problema per molti che preferiscono affidarsi all’autodiagnosi e al web in caso di malattia. Si tratta della comunicazione o relazione di cura medico-paziente, ovvero la capacità del clinico di relazionarsi con l’individuo e, una volta raggiunta la diagnosi, di decidere e gestire insieme un percorso di cura condiviso.

Una o tante comunicazioni?

Dal medico di medicina generale allo specialista, dall’ospedaliero al medico del lavoro, si tratta di clinici e pazienti di diverso tipo, da chi ha un semplice raffreddore a chi è colpito da una grave malattia. Dovrebbero, quindi, esistere approcci e linguaggi differenti in base alla situazione? In realtà, il contenuto della comunicazione può essere diverso ma, in linea generale, una particolare attenzione deve essere sempre dedicata al “modo in cui si comunica”. Il registro linguistico dovrebbe variare a seconda che l’interlocutore sia un bambino, un anziano, una persona con problemi di demenza, ecc. La comunicazione della diagnosi e della terapia, così come l’approccio, devono essere adattati al livello socio-culturale dell’interlocutore. Ma la cosa più importante resta sempre l’ascolto. Il medico deve saper ascoltare il paziente, i suoi problemi, le sue convinzioni e le sue paure.

Purtroppo, sono ancora molte le “lamentele” circa la qualità dei rapporti con il proprio medico. Un problema che pare nascere da un’intensa concentrazione sulla malattia fisica e sul trattamento più che sul rapporto “umano”.  Non molti decenni fa, quando la tecnologia non c’era o era poco utilizzata, gran parte delle informazioni su cui il medico basava le proprie diagnosi venivano dalla storia clinica del malato. La cosiddetta “anamnesi” non si limitava alla raccolta di dati clinici, ma si ampliava alla conoscenza del paziente, dei suoi rapporti familiari e sociali, delle sue convinzioni in tema di salute e malattia. Oggi, la capacità della medicina di guarire è spesso aumentata mentre quella di “cura” è senz’altro diminuita. I medici hanno poco tempo, il che li porta a non avere un approccio empatico verso i propri assistiti, fondamentale poiché permette la comprensione di chi si ha di fronte e delle sue debolezze.

La tecnologia ci può aiutare?

L’avanzamento tecnologico ha portato a una pratica medica più complessa; eppure, potrebbe essere la stessa tecnologia a fornire oggi gli strumenti giusti per aiutare la relazione medico-paziente. È l’obiettivo, ad esempio, di due recenti iniziative di respiro europeo – alle quali partecipa anche l’Italia – “IC-Health” e “Harvest”, pensati per aumentare l’alfabetizzazione della popolazione alla salute digitale. Un elemento che potrebbe agevolare la relazione medico-paziente, oltre a favorire un ruolo più attivo nell’autogestione della propria salute.

“IC-Health”, in cui sono coinvolti il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), l’Ospedale Meyer di Firenze, l’Università di Udine e il Comitato Collaborazione Medica (CCM) di Torino, ha l’obiettivo di progettare 35 corsi online ad accesso libero, in sette lingue, rivolti a bambini, adolescenti, donne in attesa e allattamento, anziani e persone con diabete di tipo 1 o 2. “Harvest”, a cui parteciperanno l’OssCom, il Centro di Ricerca sui Media e la Comunicazione, e il Dipartimento di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo entrambi dell’Università Cattolica di Milano, intende offrire agli operatori sanitari e ai decisori politici elementi utili per sviluppare progetti e strategie efficaci per promuovere servizi di “salute digitale” rivolti alla popolazione più anziana.

Il progetto Family Health in breve

Temi al centro anche del progetto “Family Health” (familyhealth.it) promosso da Biomedia. Un Fascicolo Sanitario Digitale personale per gestire la propria condizione di salute e quella della famiglia, archiviando i referti clinici insieme ad ogni altro documento che componga la storia di salute dell’individuo. È possibile così avere sempre a disposizione le informazioni utili ai medici per capire la natura del problema e, sulla base delle informazioni archiviate, ricevere suggerimenti personalizzati e consigli di prevenzione.

Anche in questo caso, un supporto concreto alla comunicazione medico-paziente, in quanto il Fascicolo Sanitario Digitale personale contribuisce, in un ambiente protetto e sempre disponibile, a rendere ognuno artefice consapevole della propria salute. Un aspetto che porta l’individuo ad essere più preparato sulla propria situazione clinica davanti al medico/specialista, lasciando a entrambi il tempo e il modo di discutere tutti quegli aspetti “collaterali” non strettamente collegati alla condizione fisica.

Ma Biomedia non è nuova a progetti di questo genere, pensati per mettere al centro la relazione di cura. Ne sono un esempio i corsi di sanità digitale organizzati annualmente per le Società Scientifiche. Protagonisti, nel 2018, i social media e i social network, i cui contenuti sono frutto della collaborazione, condivisione e discussione tra più persone, ormai riconosciuti come strumenti innovativi per la formazione e l’aggiornamento di medici e studenti. Attraverso le nuove tecnologie, i contenuti medico-scientifici sono fruibili anche al pubblico e ai pazienti, spesso riuniti in community. Il loro impatto è tale che sono ormai impiegati per fare promozione della salute, prevenire le malattie non trasmissibili e gestire quelle croniche. Saper usare i social media aiuta il professionista a comunicare al meglio con il mondo esterno.

 

Il commento di Eugenio Santoro

Il web e l’importanza della formazione dei cittadini e dei pazienti sui temi che riguardano la propria salute

Oltre 30 milioni di italiani cercano informazioni sulla salute e 11,5 milioni usano per questo gli strumenti digitali come il web, i motori di ricerca e i social media. In tempi di “fake news” e “bufale”, saper distinguere una informazione sanitaria corretta da una scorretta è diventata una priorità. Così come è diventato prioritario aumentare la nostra “health literacy”, cioè la capacità di capire e interpretare il contenuto di un testo, attività nella quale noi italiani siano piuttosto indietro in base a specifiche classifiche internazionali.

Un recente progetto finanziato dall’Unione Europea cerca di dare una soluzione a questo problema. Il progetto, denominato IC-Health e attivato in 7 paesi europei tra cui l’Italia, vedrà l’attivazione, entro la prossima estate, di 35 corsi di formazione online gratuiti (disponibili in 7 diverse lingue e accessibili a chiunque) con l’obiettivo di imparare a cercare (e a usare correttamente) informazioni sanitarie sul web, aumentare le proprie conoscenze in modo tale da prendere decisioni condivise con il proprio medico e gestire al meglio la propria salute. 

I corsi faranno uso delle più varie forme multimediali che comprendono, oltre ai testi, app per smartphone, filmati e, per i più piccoli, cartoni animati.

Al fine di massimizzare i risultati, i corsi saranno rivolti a specifici target che comprendono i bambini, gli adolescenti, le donne in attesa e in allattamento, gli anziani e le persone affette (o con il sospetto di esserlo) da diabete di tipo 1 o 2.

La formazione del cittadino è solo la prima fase del progetto finanziato. Più interessante è la seconda fase (prevista nei prossimi anni) che andrà a misurare l’impatto dell’intervento formativo sulla reale comprensione da parte di gruppi selezionati di persone dei temi esposti, e, soprattutto, le sue ricadute su una effettiva migliorata gestione della propria salute.  

 

Redazione Family Health

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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