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Perché non si dovrebbe discutere e litigare davanti ai figli?

14 marzo 2018

1381 Views

di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

Anche se a volte non lo danno a vedere, i figli sono particolarmente sensibili a ciò che accade nel loro ambiente di vita: percepiscono il clima che respira in casa, ogni segnale di tensione, i silenzi, gli sguardi e si preoccupano. Si fanno delle domande, vivono in una condizione di allerta, condizione che non gli fa bene da un punto di vista psicologico perché avrebbero bisogno di stabilità.

 

È più che normale che nella quotidianità tra i genitori possano nascere incomprensioni e si possa discutere, arrivando anche ad alzare la voce, in alcune occasioni anche davanti ai figli. L’impatto negativo si ha soprattutto nel momento in cui i litigi diventano frequenti e gli scontri intensi, fino ad arrivare alla violenza verbale e fisica, al punto di sconvolgere il clima familiare, scatenando un terremoto emotivo nei figli. È una condizione che non gli dà serenità e gli lascia sempre sul chi va là.

La maggior parte dei genitori sottovalutano il problema pensando che, visto che non hanno reazioni macroscopiche, non siano toccati da quanto accade in casa. In altre situazioni, litigare, è talmente tanto una normalità che non si vede come una condizione potenzialmente nociva per i figli.

A volte gli adolescenti si mettono in mezzo, cercando di mettere un punto, prendono le difese dell’uno o dell’altro, altre, invece, si chiudono nella loro stanza e nel loro mondo per evitare di vivere le tensioni familiari. È vero che molte delle litigate sono in merito ai problemi dei figli, ma questo non giustifica il fatto che siano anche loro a pagare questo prezzo. Oltretutto non ci si deve dimenticare che in parallelo gli si sta insegnando una modalità di relazionarsi, uno stare con l’altro, un modello di coppia.

Come gestire i conflitti senza condizionare i figli?

  1. DISCUTERE SENZA URLA E OFFESE. Durante i litigi, è necessario riconoscere e gestire adeguatamente le emozioni negative, senza alzare eccessivamente i toni, offendere, insultare e recriminare. È importante, dunque, non esagerare e non farsi travolgere dalla rabbia, perché i figli non devono essere spettatori passivi di uno scontro aggressivo tra i genitori. Significa anche insegnargli a gestire le emozioni e a controllarle, capacità di cui sono piuttosto carenti.
  2. NON COINVOLGERE I FIGLI NEI LITIGI. Un aspetto assolutamente da evitare è quello di cercare l’alleanza dei figli contro l’altro genitore: è un comportamento che li destabilizza, in quanto li porta a schierarsi da una parte o dall’altra, attivando in loro potenti sensi di colpa. Inoltre, è importante non discutere di argomenti che riguardano i figli in loro presenza, perché assistere a questo tipo di divergenze, li fa soffrire molto e molte volte li porta a pensare di esserne la causa. Spesso accade durante le separazioni, soprattutto quando vengono strumentalizzati per ferire o per fare dispetti all’altro genitore. È un atteggiamento veramente distruttivo, decisamente da evitare.
  3. NON SMINUIRE E APRIRE UN DIALOGO CON I FIGLI. Se il conflitto è avvenuto davanti ai figli è importante non fare finta di niente, come se non fosse successo nulla. Bisogna riconoscere ciò che è accaduto e ammettere l’errore di aver alzato troppo i toni, parlando con loro e tranquillizzandoli. Hanno bisogno di essere rassicurati sul fatto che può succedere di litigare, che non è colpa loro e che se vogliono parlarne siete disponibili al confronto. Un conflitto genitoriale, che non viene risolto e che non lascia spazio a parole e a emozioni, provoca una scossa nella sicurezza interna dei figli che genera ancora più instabilità e impotenza.
  4. DARE IL BUON ESEMPIO. Riuscire a confrontarsi in maniera civile, prendendo in considerazione il punto di vista dell’altro, senza sopraffare o mancare di rispetto all’altra persona, diventa anche un grande insegnamento per i figli. Possono così capire che incomprensioni ed emozioni negative esistono, che possono essere esternate per arrivare poi ad una conciliazione, senza ricorrere a comportamenti distruttivi che feriscono l’altro.

Nei casi in cui ci si accorge di non riuscire a giungere ad un accordo e di non gestire i litigi in maniera adeguata, è auspicabile l’intervento di un professionista con l’obiettivo di tutelare il benessere dei figli, che hanno il diritto di vivere in un clima tranquillo con dei genitori che trasmettano sicurezza e stabilità.

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