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Fascicolo Sanitario Elettronico: semplice banca dati o servizio al cittadino?

21 marzo 2018

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di Alessio Pappagallo, Ufficio Stampa Value Relations

In vigore dal 2015, il FSE è ancora sottoutilizzato, anche perché percepito come strumento di sola archiviazione a uso dei medici. Il Fascicolo Sanitario Digitale personale (FSDp), invece, è nato non come competitor, ma come strumento “alleato” della salute del cittadino.

 

 

Ideato per permettere al cittadino di consultare la propria storia sanitaria online e di condividerla con il medico, il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è stato introdotto con Decreto del Consiglio dei Ministri il 29 settembre 2015. Ad oggi, però, sembra trattarsi di un servizio più utilizzato dai medici che dalla popolazione. Uno dei motivi per cui fatica a entrare a regime.

In dettaglio, le regioni in cui è attivo da più tempo sono la Lombardia, la Toscana e l’Emilia Romagna, ma ad utilizzarlo sono per l’appunto gli operatori sanitari, i soli autorizzati a caricare i dati degli assistiti.

Spostando il focus sul paziente, da un articolo pubblicato di recente sul magazine online “Oggi Scienza”, gli aventi diritto che hanno attivato il Fascicolo e che lo usano a tutti gli effetti sarebbero il 60% degli assistiti in Toscana, il 50% in Valle d’Aosta, il 40% in Lombardia e il 9% in Emilia Romagna. Nelle altre regioni, in media non si supera l’1-2%.

Gli ultimi dati disponibili dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID) rivelano che a gennaio 2018 le regioni italiane si dividono tra quelle dove il Fascicolo Sanitario Elettronico è già attivo e dove chiunque fra gli assistiti può attivarlo; le regioni in cui il fascicolo è attivo ma in fase di sperimentazione su gruppi ristretti di persone e verrà reso disponibile a tutti entro l’anno, e le regioni che sono pronte per attivarlo ma non lo hanno ancora fatto. Di quest’ultimo gruppo fanno parte l’Abruzzo, la Campania, la Calabria e la Sicilia.

I numeri del FSE

Per quanto concerne il Nord, in Lombardia al 23 gennaio il 40% degli assistiti (6,7 milioni di persone) aveva attivato il FSE. In Piemonte è in fase di sperimentazione per un campione molto piccolo: l’1% degli assistiti (21 mila persone). Passando al Friuli Venezia Giulia tra la fine del 2016 e l’inizio del 2018 sono cresciute le attivazioni, da 840 mila a 990 mila (l’82% degli assistiti), in Veneto, al 31 gennaio una parte del FSE (quella riguardante le ricette dematerializzate) è attiva per tutti gli assistiti, mentre per le altre funzioni è in fase di sperimentazione sul 7% circa degli assistiti. In Valle D’Aosta la metà degli aventi diritto ha attivato il Fascicolo a fine 2017, un totale di 63mila persone e nella provincia autonomia di Trento il 97%. Infine, la Liguria registra al 31 gennaio solo il 2% degli assistiti che ha attivato il fascicolo (38.502 persone).

In Centro Italia, al 30 gennaio sono 397.531 gli assistiti dell’Emilia Romagna che hanno attivato il FSE, il 9% dei 4,3 milioni di assistiti regionali. In Lazio, che ha visto le prime attivazioni nel 2017, in un anno sono stati 4.436 gli assistiti che hanno attivato il servizio, mentre in Toscana a fine 2017 il 60% dei cittadini aveva attivato il fascicolo, oltre 2,2 milioni di persone. Nelle Marche da inizio 2017 il numero è cresciuto molto, dalle 200 alle 1500 unità, mentre in Umbria il campione coinvolto dal 2016 a oggi vede solo 477 persone dei 900mila assistiti in regione.

Infine, al Sud e nelle Isole, si registrano in Basilicata al 16 gennaio 3.478 cittadini che hanno attivato il fascicolo, circa l’1% delle persone con un medico di base. In Molise il FSE, seppur attivo da inizio 2017, è un servizio ancora sconosciuto. Lo hanno attivato 119 molisani su 312mila aventi diritto. 25mila assisiti che lo hanno attivato in Puglia e il 3% degli assistiti (40 mila persone) che ha attivato il FSE al 19 gennaio 2018 in Sardegna.

Le differenze con il Fascicolo Sanitario Digitale personale (FSDp)

Il problema alla base del successo ancora limitato del Fascicolo Sanitario Elettronico, quindi, potrebbe essere legato alla percezione che i pazienti hanno dello strumento. Non a caso, anche dove si registra una buona percentuale di iscritti, non viene consultato con regolarità, probabilmente perché visto solo come contenitore di dati e non come un “alleato” della propria salute.

È la differenza fondamentale con un altro strumento digitale ideato per salvare, consultare e avere sempre a portata di mano i propri referti e la propria situazione clinica. Si tratta del Fascicolo Sanitario Digitale personale (FSDp) ideato da Biomedia non come competitor del FSE ma come strumento che mette al centro i bisogni del paziente e della sua famiglia. Consente, infatti, da un lato di archiviare tutti i documenti sanitari, fotografando la storia della propria salute e di quella della propria famiglia e dall’altro di registrare i propri eventi fisiologici e patologici, in rapporto al passato, con l’intento di salvaguardare il futuro. Il FSDp, disponibile su familyhealth.it, è stato progettato come banca dati, protetta e riservata, sempre disponibile e facilmente organizzabile in cartelle cliniche pronte per la condivisione con i medici di riferimento. Il Fascicolo “Family Health” dispone di due aree dedicate alla compilazione dell’anamnesi fisiologica e patologica per creare una sorta di “carta d’identità” della salute, aggiornabile nel tempo. Offre, infine, una serie di servizi che permettono di comporre un piano di prevenzione completo ed efficace.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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