I nostri figli e l’alcool: come genitori abbiamo molto da fare

alcool

di Alberto Pellai, psicoterapeuta

Potremmo chiamarla epidemia: perché la diffusione dei comportamenti alcol correlati in età evolutiva ha subito un’impennata e una crescita di proporzioni davvero esponenziali negli ultimi due decenni, tanto da trasformarsi in vera e propria emergenza educativa.

Le statistiche

I National Institutes of Health statunitensi – una tra le massime autorità mondiali in tema di salute e benessere – definiscono “abuso” qualsiasi tipologia di consumo alcolico da parte di un minorenne. Ciò nonostante, le ricerche comportamentali fra i minori rivelano che almeno un adolescente su quattro ha abusato di alcol assumendone grandi quantità in un tempo ristretto (concetto spesso associato ad ubriacatura, ma che tecnicamente viene definito “binge drinking” solitamente connotato dal consumo di almeno cinque bevande alcoliche nell’arco di 2-3 ore). Negli Stati Uniti, l’età media della prima bevuta si è modificata in modo drastico: dai 17 anni del 1965 ai 14 anni di oggi. E non va trascurato il fatto che la ricerca afferma che esiste una correlazione diretta tra età dei primi consumi alcolici e problema di alcolismo conclamato nel corso dell’esistenza: tra chi, infatti, ha bevuto alcol prima dei 13 anni, il 40% svilupperà una dipendenza conclamata nel corso dell’età adulta.

Cosa fare come genitori?

È chiaro che come genitori ed educatori non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tutto questo. Come fare prevenzione, come intervenire per ridurre il rischio di adottare precocemente un comportamento che sembra essere attraente e sempre più irresistibile per chi si trova nel territorio dell’adolescenza (e anche della pre-adolescenza)?

Partiamo dal buon esempio: lo stile di vita della famiglia, influenza in modo diretto e indiretto, lo stile di vita di un figlio. Cosa osservano i nostri figli rispetto al nostro modo di gestire, in modo responsabile, i consumi alcolici? Ci sono genitori che “sregolano” i propri comportamento alcol-correlati, proprio di fronte ai figli. Si trovano ad un evento o ad una festa dove vengono offerte bevande alcoliche, e ne assumono il più possibile, senza porsi limiti. Sappiate che i bambini, vedono tutto. E che spesso imparano ciò che vedono e vivono. È molto utile che un adulto che si autoregola in modo adeguato sottolinei questo aspetto di fronte ai propri famigliari. Per esempio, se il pranzo o la cena precedono un trasferimento in auto, sarà utile che l’adulto di riferimento – e che poi sarà al volante dell’autoveicolo – dica ad alta voce: “Oggi non posso bere, perché dovrò guidare al termine del pasto”. Questa coerenza tra il dire e il fare, testimoniata dai genitori, ovvero gli adulti più importanti nella vita di un minore, trasmette spontaneamente un modello di responsabilità e si dimostra automaticamente più efficace di molte “prediche o raccomandazioni” fatte ad un figlio che, però, non sono sostenute da un esempio corrispondente. Vale in prevenzione il detto che “si fa ciò che si dice”, quando si è educatori, altrimenti viene compromessa la base stessa della relazione educativa che deve appoggiarsi sulla congruenza tra cio che si dice e ciò che si fa, da parte dell’adulto che è responsabile della relazione con un minore.

Un ulteriore aspetto di cruciale importanza per i genitori dei minorenni è “presidiare” con regole chiare le occasioni sociali (feste, ritrovi, incontri) dei figli minorenni nella propria e nelle altrui case. Un figlio ha il diritto di invitare i propri amici, di organizzare feste e ritrovi, ma lo deve sempre fare all’interno di un patto di corresponsabilità e di condivisione delle regole, che l’adulto deve esplicitare in modo chiaro e di cui poi deve essere verificato il rispetto. I ragazzi hanno una forte propensione a condividere comportamenti trasgressivi e a rischio all’interno di situazioni sociali. La dimensione del gruppo spesso rende più facile far avvenire azioni problematiche che il singolo soggetto non attuerebbe se si trovasse in solitudine. E quando sono minorenni, il modo migliore per prevenire il rischio nelle situazioni sociali dei ragazzi è fornire aspettative chiare, monitorare la situazione in modo discreto, senza mostrarsi invasivi e intrusivi, ma semplicemente testimoniando che la zona in cui i ragazzi si incontrano e divertono, non è una zona franca, ma un territorio in cui le regole definite con gli adulti devono essere rispettate e le trasgressioni vengono intercettate e sanzionate. Pensate che cosa succederebbe ad un adolescente che salta volontariamente un giorno di scuola e che si rende conto che nessuno si accorge e “reagisce” a questa sua inadempienza.

In effetti, la ricerca dimostra che i genitori che hanno un dialogo franco e aperto con i propri figli sul tema del rischio correlato ai consumi alcolici e che si impegnano attivamente nel fornire “aspettative chiare” con regole e monitoraggio di questo aspetto crescono ragazzi e ragazze con una problematicità molto più limitata in questo ambito.

Prevenire l’uso di alcol in età evolutiva è del resto fondamentale perché esso danneggia il funzionamento mentale del minore sia sul piano emotivo che cognitivo. Chi beve precocemente è identificato come maggiormente a rischio di sviluppare deficit di attenzione, depressione, problemi di memoria e capacità di dirigere i proprio sforzi e comportamenti verso un obiettivo predefinito. Il consumo di alcol influisce su struttura e funzione della corteccia prefrontale del nostro cervello, tanto più in età evolutiva. Ora, i lobi frontali rappresentano la zona del cervello deputata alle funzioni più sofisticate e complesse (pensiero critico, problem solving, regolazione emotiva) e proprio in adolescenza essi vanno incontro a processi di sviluppo e maturazione i cui esiti avranno importanza per tutto il resto della nostra vita. L’impatto diretto che l’alcol ha su questi processi neuro-anatomo-funzionali, proprio in un momento della crescita in cui essi subiscono evoluzione e trasformazioni di cruciale importanza, non può lasciarci indifferenti.

Di tutti questi argomenti, il mercato e le strategie di marketing delle multinazionali delle bevande alcoliche naturalmente non ci fa sapere nulla. Anzi, i prodotti media e i siti web più frequentati dai nostri figli sono affollati di messaggi e pubblicità che raccontano le bevande alcoliche come sostanze non pericolose che facilitano le relazioni, disinibiscono e aumentano il divertimento in ogni contesto in cui vengono inserite. Naturalmente, nessuno racconta invece l’altro lato della medaglia. Ovvero, il rischio di coma etilico che rappresenta la complicanza acuta, ovvero a breve termine, più pericolosa per i giovanissimi. Ma anche lo star male (cefalea, vomito, disidratazione) che spesso accompagna la sbornia dei giovanissimi. E ancora il fatto che sotto gli effetti dell’alcol è più facile trovarsi coinvolti in incidenti moto- e auto-veicolari e in comportamenti sessuali a rischio, che possono avere come conseguenza eventi avversi quali malattie a trasmissione sessuale e gravidanze indesiderate.

È indubbio: noi genitori abbiamo un ruolo fondamentale nella prevenzione dei comportamenti alcol-correlati dei nostri figli. E lo stesso ruolo ce l’hanno anche docenti ed educatori. Perché se certe cose non le condividiamo noi con i nostri adolescenti, è possibile che questi ultimi non se le sentano raccontare mai da nessuno.

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