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L’obesità nel bambino e nell’adolescente: Quali sono i fattori di rischio?

13 aprile 2018

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di Giovanni Corsello, Violetta Di Pietrantonio, Clinica Pediatrica, Università di Palermo

In più occasioni, negli ultimi anni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha manifestato con forza il proprio impegno nella lotta alle malattie non comunicabili (NCD), identificando nell’obesità uno tra i fattori di rischio più allarmanti per lo sviluppo delle patologie croniche come diabete e malattie cardiovascolari. Il costante incremento della prevalenza dell’obesità in età evolutiva rappresenta, oggi, una vera e propria emergenza per la salute pubblica di tutto il mondo. Per la sua gravità, la pandemia dell’obesità rischia di annullare gran parte dei progressi medici dell’ultimo secolo che hanno contribuito ad aumentare la vita media della popolazione.

Gli studi

Purtroppo, i dati epidemiologici mondiali riguardanti sovrappeso e obesità in età evolutiva appaiono sempre più allarmanti. Dal 1990 al 2014 la prevalenza di sovrappeso nei bambini di età inferiore ai 5 anni è salita, infatti, dal 4,8% al 6,1%. Secondo l’OMS, circa 41 milioni di bambini con età inferiore ai 5 anni di vita sono obesi, mentre quasi 200 milioni sono i bambini e gli adolescenti di età compresa tra i 5 e i 17 anni già in sovrappeso.

L’obesità è legata alla incapacità cronica del bambino di regolare gli apporti nutrizionali ai reali fabbisogni. Se da un lato gli studi hanno dimostrato l’esistenza di una vera e propria suscettibilità genetica predisponente, dall’altro la letteratura scientifica mondiale si è arricchita di contributi sempre più convincenti sul ruolo dell’ambiente nel determinare l’insorgenza di obesità fin dai primi anni di vita.  E’ ormai acclarato, infatti, che questa patologia è una malattia multifattoriale, la cui patogenesi trova le sue radici nell’interazione tra genoma, ambiente ed epigenoma, inteso come meccanismi di regolazione della modalità di espressione dei geni a livello cellulare. Questa complessa interazione origina già in epoca prenatale, mentre un periodo vulnerabile per il “programming” del rischio futuro di obesità e NCD è rappresentato dai primi 1000 giorni di vita.

Come è ben noto, le modifiche dello stile di vita – inteso quest’ultimo, in via generale, come quell’insieme di fattori, biologici e non-biologici, in grado di determinare delle ripercussioni sostanziali sullo stato di salute – sono i principali fattori di rischio per lo sviluppo di obesità in età pediatrica e in particolar modo nell’adolescenza.

La situazione oggi: quali sono le cause dell’obesità?

Oggi, con la globalizzazione e l’urbanizzazione delle aree rurali, molti bambini e adolescenti crescono in contesti che incoraggiano l’incremento ponderale e l’obesità. I cambiamenti radicali non solo sulla disponibilità, ma anche sulla qualità del cibo, associati alla riduzione dell’attività fisica e motoria, sono i principali responsabili dello squilibrio energetico alla base di questa patologia. Porzioni sempre più abbondanti e non tarate sui reali fabbisogni nutrizionali, consumo abituale di alimenti ad alto indice glicemico e ad alta densità energetica, insieme ad un elevato intake di sodio e di acidi grassi saturi, insieme ad un eccesso di proteine di origine animale a discapito di quelle di origine vegetale e allo scarso apporto di fibre, rappresentano, purtroppo, la “normalità” nell’alimentazione quotidiana dei bambini del terzo millennio.

Grande attenzione, poi, è stata posta sul consumo di bevande zuccherate, alcool ed “energy drinks”. Numerose ricerche basate su studi prospettici e di intervento randomizzati e controllati hanno confermato un’associazione positiva tra consumo di bevande zuccherate e rischio di obesità. L’uso di bevande zuccherate può, infatti, produrre un aumento di peso non solo a causa del loro elevato apporto calorico, ma anche in relazione al ridotto senso di sazietà. Recentemente, inoltre, l’interesse dei ricercatori si è rivolto nei confronti del fruttosio o dello sciroppo di mais (presenti in molte bevande zuccherate), che sembrano favorire l’aumento del tessuto adiposo viscerale.

Peraltro, se da una parte i bambini di oggi mangiano di più e male, dall’altra parte sono anche più sedentari. La sedentarietà, infatti, è divenuta la “norma” nella maggior parte dei Paesi, e non solo ad alto reddito. In contrasto con quanto raccomandato dall’OMS, meno del 20% dei bambini ed adolescenti della popolazione globale è “sufficientemente attivo” all’età di 13-15 anni e pratica almeno 1 ora al giorno di attività motoria.

Recentemente, grande attenzione è stata posta nei confronti della relazione tra disturbi del sonno e sviluppo di obesità anche in età pediatrica. Seppure i dati in età pediatrica risultino ancora esigui, sembra che un difetto di regolazione dei centri ipotalamici preposti al controllo dell’appetito e del sonno possa determinare un incremento del numero di pasti, dell’introito calorico generale e di comportamenti alimentari che inducono obesità.

Nel corso degli ultimi anni, infine, l’attenzione dell’intera comunità scientifica si è rivolta su altri fattori di rischio, che hanno assunto un ruolo di primo piano nell’insorgenza di eccesso ponderale nelle età più precoci della vita. Infatti, la malnutrizione fetale, la diffusione di sostanze come gli interferenti endocrini e le alterazioni del miocrobiota intestinale, svolgono una funzione pro-obesogena mediante un’azione tossica diretta o attraverso le modifiche epigenetiche sul programming nutrizionale dei primi anni di vita, con ripercussioni sfavorevoli sul profilo metabolico a lungo termine.

Concludendo, in considerazione delle proiezioni dell’OMS sulla diffusione, anche in Italia, della pandemia di sovrappeso, obesità, sindrome metabolica e diabete mellito di tipo 2, e in ragione del loro grande impatto, sociale ed economico, sulla gestione della sanità pubblica, emerge l’esigenza di strutturare strategie ed interventi innovativi sia nel campo della prevenzione che della gestione terapeutica multidisciplinare, volti a implementare nel nostro sistema sanitario, fino ad oggi concepito per gestire malattie di tipo acuto, un modello di assistenza proattivo fondato sulla presa in carico precoce e globale di chi è a rischio o sta sviluppando una condizione cronica di disfunzione metabolica quale è l’obesità.

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