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Uno smartphone come regalo della prima comunione? Ma anche no!

13 aprile 2018

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di Alberto Pellai, psicoterapeuta

Il regalo più frequentemente fatto ai bambini di terza, quarta e quinta elementare che fanno la Prima Comunione è il cellulare. Loro lo chiedono. Del resto, come loro stessi dicono, quasi tutti i loro compagni lo possiedono già o lo riceveranno nella medesima occasione. E noi genitori, di fronte a queste loro affermazioni, spesso rimaniamo spiazzati. Da una parte ci dispiace pensare che i nostri figli potrebbero diventare gli unici esclusi dai gruppi social in cui “tutti parlano con tutti”. E mentre sentiamo questo dispiacere per la loro eventuale esclusione,  i nostri figli, “sentono” che hanno fatto centro e ci stanno facendo vacillare. Così diventano ancora più insistenti nel fare questa richiesta.

 

“Se io non ce l’ho, sarò escluso da tutto e da tutti”. Con questa frase il genitore si sente messo spalle al muro. “Davvero voglio rendere mio figlio un alienato dal gruppo dei suoi compagni?” La risposta è automatica: tutti vogliamo che i nostri figli siano popolari, amati e pieni di amici. Basta questo per mettere nelle loro mani un cellulare di ultima generazione? E’ bene riflettere a lungo su questo aspetto. Le ricerche ci dicono che l’uso precoce e intenso delle nuove tecnologie rischia di generare una dipendenza che a sua volta si traduce poi in rischio di isolamento sociale e di limitazione e riduzione delle competenze pro-sociali. Basta leggere i due libri “Demenza digitale” e  “Solitudine Digitale” (pubblicati  in Italia da Corbaccio Editore) che  il neuropsichiatra M.Spitzer ha scritto, utilizzando i dati provenienti dalle più recenti ricerche neuro-scientifiche che confermano come la lunga permanenza nella vita online rappresenti un fattore di rischio che mette a dura prova l’adeguatezza alla vita e le competenze cognitive, emotive e pro-sociali dei nostri figli.  Come a dire che quelli che socializzano meglio non sono coloro che hanno in mano prima il loro smartphone, bensì quelli che cominciano ad utilizzarlo più avanti in età evolutiva, quando alcune competenze di base e così necessarie per far fronte alle esigenze della vita reale sono già state messe a punto e allenate nella concretezza del quotidiano.

Un secondo aspetto su cui riflettere è la scarsa capacità di autoregolazione che i nostri figli hanno quando sono così piccoli. Infatti, noi dobbiamo costantemente motivarli e sostenerli a fare cose che richiedono impegno e fatica, perché altrimenti loro permarrebbero per tempi lunghissimi nelle attività piacevoli e divertenti e si dimenticherebbero di tutto il resto. Molte mamme e papà hanno già sperimentato la pervasività e il potere di uncinamento dei giochi elettronici, che spesso entrano nella vita dei bambini prima del cellulare.

Quante volte in una giornata dovete chiedere ai vostri figli di spegnere la consolle e di andare a fare i compiti o a giocare in cortile? Se fosse per loro, le attività davanti ad uno schermo non si fermerebbero mai. “Spegni che stai giocando da un’ora” dice la mamma e il figlio risponde: “Non è vero ho appena cominciato”. Con uno smartphone nelle mani o nelle tasche di un figlio, un genitore non può più avere alcuna percezione del tempo di connessione che quest’ultimo spende di fronte al suo piccolo schermo. E in effetti, oggi, uno dei problemi più grandi che i genitori hanno con i cellulare dei loro figli è mettere limiti di utilizzo – sia quantitativi che qualitativi – e fare in modo che i bambini rispettino quelle regole. Che è una cosa assai difficile, perché come sperimentiamo anche noi adulti per primi, a volte mettersi un limite ed autoregolamentare il proprio comportamento online è davvero una “missione impossibile”.

Infine, dobbiamo considerare che la vita online non contiene alcun principio di “fase-specificità”, ovvero non è in grado di dosare le esperienze e i materiali che mette a disposizione dei suoi fruitori  in funzione del loro livello di sviluppo e delle competenze che possiedono in quello specifico momento della vita. Questo significa che se un bambino di nove anni fa una ricerca inserendo una parola in un motore di ricerca riceverà le stesse risposte e collegamenti a link che riceve un 18enne o un 50enne. Ora riflettete su cosa può succedere ad un bambino che, assecondando la propria curiosità, inserisce in Google una parola di natura sessuale. Con due click si troverà esposto a materiali, immagini e contenuti che possono essere molto lontani dai suoi bisogni fase-specifici. E questa cosa, purtroppo, avviene ogni giorno a migliaia di bambini che navigano, esplorano e restano connessi senza alcuna percezione del limite e senza alcuna consapevolezza di ciò, da parte degli adulti che hanno messo in mano dei loro bambini strumenti così potenti.

Insomma, uno smartphone a 9 anni può avere effetti indesiderati e risvolti comportamentali alquanto complessi e dei quali è fondamentale che il genitore, e più in generale tutti gli adulti con funzione educativa nella vita di un bambino (docenti e nonni inclusi), siano consapevoli.

Ora pensateci su e provate e ripensare al vostro bambino, ai suoi 8-10 anni e alle competenze che ha a disposizione per gestire tutte le complessità affrontate in questo articolo. E’ probabile che il vostro bambino non sia un supereroe e non sia dotato di tutte queste competenze. Perciò, sappiate che se avrà a breve in mano uno smartphone, sarete voi a doverlo allenare affinchè le acquisisca.

 

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