La paura di sgridare i figli per timore che abbiamo reazioni esagerate

I ragazzi di oggi sembrano sempre più fragili, non in grado di tollerare le frustrazioni, i no e le punizioni. Reazioni esagerate davanti ai paletti dei genitori, a volte impulsive, di rabbia contro padri e madri, altre verso se stessi fino a farsi male da soli. Come si deve comportare un genitore in questi casi?

 

 

 

La cronaca riporta sempre più spesso di ragazzi che hanno delle reazioni esagerate in seguito a sgridate o litigate con i genitori. Tanti padri e madri sono preoccupati della fragilità degli adolescenti di oggi, della loro impulsività e della scarsa capacità di fronteggiare anche i problemi della vita legati al quotidiano. Capita sempre più spesso che si abbia quasi la paura di sgridarli, di essere duri con loro, di metterli in punizione, di prendere una posizione netta nei loro confronti per timore che i figli possa reagire “male” o fare delle “fesserie”. “Ero molto arrabbiato, ho urlato, l’ho messa in punizione, sono stato molto duro e per tutta la notte non ho chiuso occhio perché avevo paura che potesse fare qualche fesseria”, sono le parole di uno dei tanti papà che si pongono questo problema.

Fin dove si può spingere un genitore? Non esiste una regola precisa, una risposta che possa tranquillizzare tutti, esiste il fatto che le regole e i no sono fondamentali nella crescita, servono per mettere i limiti, per capire quando un comportamento è giusto e quando è sbagliato, favoriscono lo sviluppo del senso morale e soprattutto aiutano a definire i confini psichici. Dove non ci sono confini psichici o dove c’è troppa fragilità, ci sono disagi e problemi, se non disturbi, da un punto di vista della personalità. Un genitore, quindi,  non si deve sentire in colpa se fa ciò che è giusto fare per il bene del figlio perché lui, da solo, non ha ancora acquisito le competenze tali per mettersi i limiti in autonomia e non ha ancora sviluppato una capacità di discernimento. Il problema è che si tende fin da quando sono bambini a “fargliele passare” tutte o quasi, si abituano a non avere paletti, a pretendere altrimenti fanno scenate, creano problemi e rendono la vita difficile al genitore. È più facile dire sì, dargliela vinta, apparentemente almeno, non si combatte perché richiede meno fatica, non c’è tempo, ma poi i frutti si raccolgono in adolescenza quando non riesce più a contenerli, quando i problemi diventano grandi perché crescono proporzionalmente con la crescita e i figli diventano ingestibili.

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