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Settimana europea delle vaccinazioni. Perchè vaccinarsi contro il morbillo è un obbligo

26 aprile 2018

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di Paolo Tagliabue, pediatra neonatologo

Mamme, papà, nonni, zii, cugini vi spiego perché è importante vaccinarsi. Voglio prendere come esempio il morbillo, per spiegarvi il concetto che vale anche per tutte le altre malattie infettive sia batteriche che virali per le quali, per fortuna, la scienza ha inventato un vaccino.

 

 

Oggi in Italia, e specialmente in Lombardia, stiamo avendo un’epidemia di morbillo. Questo fatto è preoccupante. Il morbillo è una malattia che, in 1 caso su 1.000, si complica con patologie che mettono a repentaglio la vita del paziente, quali l’encefalite morbillosa (il virus del morbillo entra nel cervello e può causare coma, morte o lasciare nei sopravvissuti deficit motori e sensoriali come la sordità). Addirittura, i bambini colpiti da morbillo prima dei 5 anni, corrono rischi anche ben dopo essere guariti. Non molti conoscono la panencefalite subacuta sclerosante (PESS), una malattia terribile, che si manifesta svariati anni dopo essere guariti dal morbillo, e che porta al deterioramento neurologico e alla morte: la PESS che è causata dall’effetto del virus sul tessuto cerebrale di chi ha contratto il morbillo. Uno studio di ricercatori Californiani ha dimostrato che uno ogni 1.300  bambini colpiti da morbillo nei primi 5 anni di vita va incontro alla PESS.

L’incidenza della PESS è perciò di molto superiore a quanto creduto in passato, per cui essi mettono in guardia i genitori di piccoli bambini a viaggiare senza protezione vaccinale in zone a rischio, tra cui peraltro l’Italia. L’Italia? Ma come? Oserei dire: che vergogna! Avrete certamente letto dai giornali che la stessa raccomandazione è stata recentemente ripresa anche dall’organo sovrano nel mondo per la prevenzione delle malattie infettive che si chiama, CDC (Center of Disease Control) che ha sede in America ad Atlanta in Georgia.

Sapete perché siamo considerati un paese a rischio? Per rendere il morbillo “non pericoloso”, l’unico modo è difendersi attraverso l’immunità di gregge, ovvero assicurare che la maggior parte della popolazione abbia fatto il vaccino, riducendo la possibilità al virus di diffondersi e colpire i più piccoli (bimbi sotto i 13 mesi) o i più deboli, che non possono sottoporsi a vaccinazione. Per il morbillo il tasso di vaccinazione per assicurare l’immunità di gregge deve essere sopra al 95%. In Italia siamo scesi ben sotto il 90%, ahimè. Questo perché negli ultimi anni va di moda dire – ma devo davvero vaccinare mio figlio?

L’utilizzo dei vaccini ha estirpato malattie terribili quali il vaiolo. Se non vaccino mio figlio lo metto a rischio di malattie gravi come la PESS o l’encefalite morbillosa, che grazie al vaccino eviterei. Inoltre, se lo vaccino, faccio un bene alla comunità; è il mio impegno sociale che consente di ridurre il rischio di contrarre la malattia per chi non si può vaccinare. Perché non dovrei vaccinare mio figlio? Non ci sono motivi. Il vaccino è un obbligo, nonché un diritto, per i vostri figli.

Da sempre sono un grande sostenitore dei vaccini, perché da pediatra e neonatologo mi baso su studi fatti da ricercatori illustri nell’arco di oltre 50 anni. Il parere unanime è di vaccinare i bambini contro il morbillo associandolo a parotite, rosolia e varicella.

Lo dico per i vostri figli: se non li vaccinate, molto probabilmente prenderanno il morbillo. E in 1 caso su 1.000 avrà complicazioni. Ma lo dico anche per i miei neonati, che devono aspettare fino ai 13 mesi per poter essere vaccinati, e in quel periodo sono a rischio di contrarre la malattia.

Vi ricordo che per essere considerati immuni al morbillo, sono necessarie 2 dosi di vaccino: la prima dose a 13-15 mesi, la seconda dose a 6 anni. Alcuni studi suggeriscono anche un richiamo a 16 anni.

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