Coco: la musica, arte senza tempo

di Alberto Pellai, psicoterapeuta

Un film di Lee Unkrich, Adrian Molina con Anthony Gonzalez, Gael García Bernal, Benjamin Bratt, Alanna Ubach, Renee Victor, Mara Maionchi, Valentina Lodovini, Matilda De Angelis, Edward James Olmos, Gabriel Iglesias, Jaime Camil, Cheech Marin, Alfonso Arau, Lombardo Boyar. Genere Animazione produzione USA, 2017 Durata 109 minuti circa.

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Trama

Miguel Rivera è un preadolescente. Un dodicenne con un grande sogno: diventare un grande musicista. Lui ha un riferimento preciso verso cui tendere con il suo talento e la sua arte: Ernesto de la Cruz, un idolo delle folle, ormai deceduto, ma tuttora  osannato da uomini e donne e di cui esiste il mausoleo nella sua città di residenza.

Miguel però ha un problema: la sua famiglia è contraria alla musica. Non la si può ascoltare, non la si può suonare, non la si può far vivere tra le pareti della propria casa. E in effetti l’anima musicale di Miguel  può vivere solo in modo  “clandestino”, perché  all’interno della sua famiglia nessuno vuole sentire il suono delle note come sottofondo o accompagnamento al vivere quotidiano. In particolare la nonna. C’è una sola alleata di Miguel: la bisnonna Coco. Coco è la figlia di un musicista che mise incinta la trisnonna di Miguel per poi abbandonarla con la sua bambina e inseguire il proprio sogno artistico. Ecco perché c’è tanta rabbia nei confronti della musica nella famiglia di Miguel. Ed ecco perché l’unica aspettativa che tutti hanno verso di lui e che abbandoni la chitarra per lavorare nell’impresa di famiglia: una ditta di calzature.

Miguel però non rinuncia al suo sogno. Anche perché dopo aver accidentalmente rotto il ritratto della sua trisnonna, scopre nel retro dell’immagine un particolare che gli fa credere che forse l’uomo che l’ha messa incinta è proprio il suo idolo musicale di sempre: il grande Ernesto, di cui lui a questo punto sarebbe forse il pro-nipote. Così, dopo che la nonna in una lite famigliare gli distrugge la chitarra, Miguel entra di nascosto nel mausoleo di Ernesto de la Cruz e trafuga in quella sede la chitarra del grande artista, il cui suono lo trasporta in un’altra dimensione temporale, lontano dal mondo dei vivi.

Comincia così un viaggio nell’aldilà, in cui Miguel incontra molti differenti personaggi – alcuni dei quali suoi parenti – e si ritrova anche intrappolato in un terribile incantesimo: un membro della sua famiglia dovrà benedirlo entro l’alba, altrimenti – avendo lui rubato l’oggetto di un morto – non potrà più tornare nel regno dei vivi. Miguel comincia così un lungo percorso nella notte, alla ricerca della verità, della sua storia, dell’essenza della musica che dovrà rimanere con lui per tutta la vita. E così conosce Hector che si offre di aiutarlo chiedendogli in cambio che Miguel inserisca la sua foto nel “quadro di famiglia”, così da non essere dimenticato. Purtroppo, se nessuno nel mondo dei vivi tiene in vita il ricordo di qualcuno che non c’è più, tutto di lui si dissolve, come dimostra ciò che è successo a Chicarron, amico di Hector,  trasformatosi in polvere d’oro perché dimenticato da tutti.

La storia poi, in mezzo ad una serie di numerosi colpi di scena, porta finalmente Miguel ad incontrare il suo idolo: il grande Ernesto de la Cruz. Miguel gli spiega di esserne il pronipote e di volerne la benedizione così da poter rientrare nel mondo dei vivi. A questo punto però torna in scena Hector che aiuta Miguel (e noi spettatori) e comprendere che Ernesto è un farabutto. Si è, infatti, impossessato delle canzoni di Hector, di cui era grande amico, dopo averlo ucciso per ottenere fama e ricchezza. Hector era il papà di Coco, ma non ha potuto starle accanto nella vita, perché è scomparso – non a causa della sua ambizione musicale come tuttora crede la famiglia di Miguel –  ma a causa dell’invidia e dell’assassinio di Ernesto.

Ora resta solo da smascherare di fronte a tutti la falsità di Ernesto e da riabilitare la figura di Hector, sia nel mondo dei morti che in quello dei vivi, dove finalmente Miguel può tornare e dopo vari tentativi, cantando la canzone “Ricordami”, riattivare anche nella memoria spenta e arrugginita della bisnonna Coco, il caldo e dolce ricordo del suo papà.

A questo punto Hector non potrà mia più scomparire: nel cuore di chi lo ha amato, nella storia della musica. Per vivere in eterno: sia nella memoria di chi è ancora nel  regno dei vivi che nella compagnia di chi già è giunto nel  regno dei morti.

Ed è per questo che esattamente un anno dopo l’inizio della storia, Miguel, nel giorno della festività dei morti, grazie al suo talento musicale, cantando “Ricordami”, il brano di Hector, può ridare pace e felicità a tutti: a chi è nel regno dei vivi, a chi è nel regno dei morti. E lui può finalmente diventare il grande musicista che sognava di essere.

Cosa ci insegna questo film

Per chi non avesse visto questo cartone al cinema, vale la pena “recuperarlo” ora che è disponibile anche in home video. Ci sono molti messaggi educativi e utilizzi che gli adulti possono farne con i più piccoli, al di là del puro valore di intrattenimento, che con questo cartone è davvero elevatissimo.

Coco nasce con una storia molto simile a quella di Billy Elliott: un ragazzo con un sogno e un grande talento per il proprio futuro e una famiglia che fa di tutto per osteggiarlo. Ma in Coco questo aspetto è semplicemente un pretesto per aprire un percorso sul tema della morte, sulla necessità  di tenere in vita -nel cuore e nel ricordo – la memoria di chi non è più con noi.  Il viaggio che Miguel fa nel regno dell’aldilà ci porta a contatto con  il bisogno di ricostruire il senso della sua storia famigliare, con il valore dei ricordi che sono andati frantumati nella memoria della bisnonna, ma anche ci aiuta progressivamente a distanziarci dalla narrazione che i famigliari ne hanno fatto nelle ultime due generazioni.

Il film propone un percorso nel regno dell’aldilà, che è anche un modo molto delicato e coinvolgente di affrontare con i bambini il tema della morte. Cosa resta di chi non c’è più? Cosa succede a chi resta? La doppia e parallela presentazione del mondo dei vivi e del regno dell’Aldilà costruisce un ponte, non solo simbolico, tra chi resta vivo e chi parte invece per un viaggio che non permette ritorno. Cosa significa elaborare il lutto? Sopravvivere alla tristezza dell’”addio per sempre”? In fin dei conti, è proprio questa tristezza che attanaglia tutta la famiglia allargata di Miguel i quali non hanno potuto piangere il loro morto, scomparso come una bolla di sapone. Scopriamo che nulla è più doloroso nel regno dei morti, che non avere nessuno che si ricordi di te. Un evento così terribile da costringere alla “polverizzazione” dell’individuo (bellissimo l’artificio narrativo che porta Chicarron, dimenticato da tutti a diventare “polvere d’oro”).

Il film aiuta a capire che ci sono due elementi che possono rendere affrontabile e superabile il dolore connesso alla morte:

  • La capacita di tenere vivo nel ricordo chi ci ha lasciato
  • Il valore che deve essere attribuito non solo all’amore che ci ha legati in vita, ma anche al fatto che mentre siamo in vita dobbiamo costruire ciò che lasceremo di noi al mondo che ci sopravvivrà.

La musica, in questo senso, è un’arte che non ha tempo, che supera tutte le barriere – quelle del tempo, quelle degli uomini e quelle della rabbia. Piano piano, le note che Hector era stato capace di lasciare al mondo e che Ernesto de la Cruz gli ha rubato in modo avido crudele, tornano a risuonare nei cuori, nello spazio delle relazioni e nella vita di tutti. Di chi è rimasto qui e di chi ha già oltrepassato il confine del “qui ed ora”.

Ed è così che Coco diventa una storia bellissima per affrontare il tema della morte, per prendere per mano un bambino che deve piangere la perdita di una persona cara. E questo succede non solo agli spettatori bambini, perché questo potere balsamico sulle emozioni dello spettatore, Coco lo produce anche negli adulti, che al cinema hanno pianto tanto quanto – se non più – dei loro bambini.

Di questo cartone è bello tutto, la storia, la musica e il blu ray che contiene anche dei preziosissimi contenuti speciali che permetteranno agli spettatori di ampliare il piacere sperimentato nella visione su grande schermo e soprattutto di approfondire la conoscenza della cultura e delle tradizioni messicane. In casa nostra sono piaciuti in modo particolare questi tre contenuti speciali, contenuti nella versione SteelBook:

  • Migliaia di Immagini al Giorno, che ci permette di effettuare un viaggio attraverso il Messico in occasione della festa del Día de los Muertos;
  • La Terra dei Nostri Antenati dove gli artisti Pixar ricostruiscono l’architettura delle diverse epoche della storia messicana mostrando come è stata creata la Terra dell’Alidilà

Il messaggio del film

Non possiamo essere immortali su questa terra, ma lo possiamo essere nella memoria di chi ci ha amato, nella musica e nell’arte che abbiamo condiviso insieme su questa terra, nella nostra capacità di costruire ricordi e legami, frammenti di memorie emotive che diventano tatuaggi per sempre nel cuore di chi si vuole bene. Il dolore del lutto è direttamente proporzionale alla bellezza del legame di cui siamo stati reciprocamente protagonisti.

Le domande per riflettere dopo la visione del film

  • Come penso, come genitore, di affrontare il tema della morte con i miei bambini?
  • Come genitore, devo parlare della morte solo se scompare qualcuno cui siamo molto legati oppure esiste un’educazione alla morte, che serve a chi sta crescendo, anche in mancanza di un lutto recente?
  • Come i genitori che abbiamo avuto ci hanno educato ad affrontare la tristezza e il dolore correlato al lutto?
  • Che cosa voglio tenere della mia esperienza passata nella mia storia di genitore e che cosa invece voglio cambiare?
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