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È importante dire ai figli quando si è orgogliosi di loro  

14 maggio 2018

1183 Views

di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

Si tende spesso ad riprendere i figli per ciò che non va bene nei loro atteggiamenti e comportamenti dimenticandosi dell’importanza che ha sentirsi dire “sono orgoglioso di te”. A volte non riflettiamo sul peso educativo di specifiche parole e su quanto possano andare ad alimentare la loro autostima.

 

 

“Ma è possibile secondo te che non facciano altro che riprendermi e dirmi dove sbaglio senza dirmi mai che faccio anche qualcosa di positivo?”. “Credo che vedano solo le cose negative e che non mi dicano mai che faccio anche bene!”, “ A detta loro non ne faccio una giusta!”. Sono frasi di alcuni dei tanti ragazzi che incontro quotidianamente. Anche se non lo danno a vedere, per non darla vinta ai gentori, come dicono loro, per quel famoso “orgoglio adolescenziale”, tanti ragazzi subiscono questo atteggiamento genitoriale, soffrono e ricercano, anche nei modi più sbagliati, la loro attenzione e approvazione. Hanno bisogno di sapere che un padre ed una madre credono in loro, che li accettano per quello che sono, anche se hanno qualche “difetto”, anche se non sono proprio dei figli modello, di sapere che sono orgogliosi di loro per ciò che sono, non solo per ciò che fanno, per le loro prestazioni scolastiche, sportive e quant’altro.

Capita spesso di fare l’errore in totale buona fede di parlare bene dei propri figli agli altri, sottolineare che sono bravi e non farlo con loro o davanti a loro, anzi a volte si rischia di fare proprio il contrario, in loro presenza si sottolineano gli aspetti negativi, i problemi, lo stress che comporta gestirli e in loro assenza si tende a ribadire che poi, in fondo, non sono, così male! Questo comportamento fa arrabbiare gli adolescenti e può andare ad influenzare la loro autostima e la considerazione che hanno di se stessi. Tante volte si fa l’errore di dare per scontato che lo sappiano, che lo capiscano da soli, che sia implicito, dimenticandosi che non è così, anzi funziona al contrario.

La comunicazione emotiva tra genitori e figlio rinforza la relazione, non la intacca e non è assolutamente vero che rende il genitore meno autorevole, sono credenze comuni quelle di pensare che si mantenga il proprio ruolo solo se si è rigidi e austeri.

“Io lo so che è orgoglioso di me, ma non capisco perché non me lo dica mai”, come se si avesse un po’ la paura di elogiarli e rinforzarli, come se solo dalle critiche possa nascere qualcosa di buono. Non è così, le critiche costruttive sono fondamentali per sviluppare una capacità di autoanalisi, per riconoscere i propri limiti, per definire i confini e autoresponsabilizzarsi, ma anche gli apprezzamenti hanno una funzione educativa importantissima, fungono da rinforzo emotivo, da sostegno, favoriscono la consapevolezza di se stessi e permettono di sperimentare l’autoefficacia. La vera motivazione parte dal successo, il riconoscimento da parte di un genitore serve da stimolo per impegnarsi ed andare avanti per arrivare a capire che  non si devono ottenere i risultati per far contento il genitore, ma per se stessi.

Fin da piccoli, purtroppo, ancora oggi, si viene educati poco e male alla espressione delle emozioni, a parlare dei propri sentimenti, quasi come se fosse essere deboli o fragili. L’educazione alle emozioni invece permette di riconoscerle, di gestirle, di regolarle e di usarle appropriatamente e in maniera intelligente, quindi di essere forti e sicuri.

Tanti adulti nei loro racconti sottolineano quanto avrebbero voluto sentirsi dire quel “sono fiero di te” o “sono orgoglioso di te”.  “Lo leggevo nei suoi occhi, ma non ha mai avuto il coraggio di dirmelo in faccia”, “forse non ha mai capito quando avessi avuto bisogno di sentirmelo dire, almeno una volta nella vita”, “non lo accuso di niente, però oggi mi accorgo del vuoto che mi ha lasciato”. Per questa ragione è importante dire ad un figlio “bravo” quando serve e, nel contempo, sottolineare che uno specifico comportamento o atteggiamento, invece, è sbagliato quando si commette un errore. L’equilibrio porta all’equilibrio ed è importante anche valutare le parole in uscita, controbilanciandole agli aspetti negativi. I figli che crescono nella convinzione che i genitori non li stimino pensano di non essere mai abbastanza, soprattutto quando vedono che poi hanno parole positive da dedicare agli altri e non a loro.

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