Una telecamera nell’incubatrice: così non si perde il contatto con mamma e papà

di Alessio Pappagallo, Ufficio Stampa Value Relations

I bambini prematuri in terapia intensiva spesso non possono godere della presenza continua dei genitori. Ora, grazie a una nuova tecnologia al Fatebenefratelli-Isola Tiberina è possibile vederli a distanza. Ne parliamo con il professor Luigi Orfeo, direttore della neonatologia dell’ospedale romano.

 

 

È recente la notizia dell’introduzione presso il reparto di neonatologia dell’ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma di una nuova terapia intensiva accessibile ai genitori 24 ore su 24. Una soluzione all’avanguardia che assicura il contatto con i propri bambini anche a distanza, tramite tablet o smartphone. Una notizia importante se si pensa che in Italia sta aumentando il numero di bambini cosiddetti prematuri lievi, in gergo tecnico late preterm. Resta stabile, invece, il numero dei nati estremamente pretermine.

Ma quando e perché si verifica un parto pretermine e che cosa fare per prevenirlo?

Intervistato dal magazine “Family Health” il professor Luigi Orfeo, direttore della neonatologia del Fatebenefratelli-Isola Tiberina, spiega: «in linea generale, sono considerati pretermine tutti i parti avvenuti prima della 37a settimana. Quando parliamo di neonati pretermine gravi intendiamo i nati al di sotto dei 1500 grammi di peso e sotto le 29 settimane di età gestazionale. Una condizione legata a situazioni costituzionali della donna, che non riesce a portare avanti la gravidanza per caratteristiche fisiche o per infezioni che innescano il parto prematuro. Si definiscono pretermine intermedi, invece, i bambini nati entro la 33a settimana e late preterm tra la 34a e le 36a settimana. Questi ultimi casi si verificano tendenzialmente in seguito a tecniche di procreazione medicalmente assistita o per l’età sempre più avanzata delle donne che programmano una gravidanza».

Avere a portata di mano la propria situazione clinica o poter usufruire di servizi come il calcolo del proprio BMI (indice di massa corporea) durante la gravidanza, può aiutare a prevenire l’eventualità di un parto pretermine o comunque agevolare la comunicazione corretta e precisa con il proprio medico di riferimento per calcolare e valutare tutte le possibilità. Questo è possibile grazie, ad esempio, al Fascicolo Sanitario Digitale Personale (FSDp) di Biomedia. Disponibile gratuitamente al sito familyhealth.it, si tratta di un archivio digitale gratuito e protetto che permette di raccogliere i referti e i dati clinici della persona e quelli della propria famiglia. Permette di ordinare i documenti per specialità, sempre a disposizione e a portata di paziente, medico e familiari, in caso di necessità. Inoltre, consente di condividere e tramandare la storia clinica per registrare possibili familiarità che aumentano il rischio di sviluppare determinate malattie. Per gli utenti sono disponibili consigli di prevenzione, strumenti come il calcolo del BMI e contenuti specifici sulle principali patologie.

Continua il professor Orfeo: «i bambini prematuri non possono sopravvivere autonomamente al di fuori dell’ambiente uterino. È necessario, quindi, sostenere le loro funzioni fisiologiche “artificialmente”. A causa della carenza del surfattante, sostanza prodotta dalle cellule polmonari nelle ultime fasi della gravidanza, non hanno una respirazione autonoma e devono essere supportati tramite ventilatori automatici, con varie tecniche di respirazione in base alla gravità. Non sono in grado di termoregolarsi, ovvero di mantenere la temperatura del corpo costante, per questo vengono tenuti in incubatrici ad una temperatura regolata in base al peso. Inoltre, l’apparato cardio-circolatorio, spesso, non è maturo per cui è necessario supportare con farmaci l’attività del cuore e mantenere la pressione del sangue a livelli che non portino a ipotensione. È necessario poi alimentarli per via endovenosa e successivamente per via enterale tramite sondino naso-gastrico finché non sono in grado di succhiare autonomamente. L’alimento deve sempre essere il latte materno, quando questo non è disponibile si utilizza dove possibile la banca del latte. È importante, infatti, per la prevenzione di tutta una serie di malattie infettive e gastrointestinali. Quando il bambino riesce ad avere la maturità per essere attaccato al seno della madre viene immediatamente reso autonomo».

Le terapie intensive neonatali italiane sono tutte attrezzate con strumentazioni all’avanguardia e l’assistenza neonatologica è piuttosto omogenea sul territorio nazionale. Tuttavia, esiste un problema legato alla distribuzione dei punti nascita che rende la mortalità neonatale più elevata al Sud rispetto al Centro e al Nord. Nel Settentrione, infatti, si è riusciti a centralizzare le nascite nei Centri cosiddetti di terzo livello, mentre al centro e in meridione c’è ancora la tendenza ad affidarsi a ospedali di primo livello non dotati di terapia intensiva neonatale. In questi casi, quando il bambino è prematuro o presenta problemi alla nascita, ci si affida al trasporto del neonato negli ospedali più grandi, una pratica che mette spesso a rischio la vita del bambino.

«In generale, quando si deve procedere con il ricovero in terapia intensiva è importante fare tutto il possibile per agevolare il rapporto del piccolo con i genitori. Ad oggi però, nonostante le ripetute raccomandazioni della Società Italiana di Neonatologia, non sempre è possibile in quanto molti reparti non sono ancora aperti all’ingresso dei famigliari 24 ore su 24. L’accesso continuo dei genitori crea un rapporto con il bambino e la presenza della madre agevola la possibilità di passare rapidamente all’alimentazione naturale – racconta ancora Orfeo –. Presso il nostro ospedale, poi, abbiamo aggiunto un aspetto in più. Dall’inizio dell’anno, qualora il genitore non possa essere presente per tutto il tempo necessario, può collegarsi con il reparto tramite smartphone e vedere il proprio bambino da remoto grazie ad una telecamera presente sull’incubatrice. Si tratta di una tecnologia che abbiamo progettato in collaborazione con Philips che permette di essere sempre in contatto con il neonato e con il personale del reparto. Un progetto sperimentale pensato per ridurre lo stress dei genitori e, soprattutto delle madri, nell’affrontare questi momenti senz’altro difficili» – conclude l’esperto.

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