La cefalea nei bambini e negli adolescenti: un problema sottostimato

di Giovanni Corsello, Professore Ordinario di Pediatria

La cefalea è la causa più frequente di dolore cronico o ricorrente nei bambini e negli adolescenti e spesso richiede l’intervento del Pediatra o il ricorso al Pronto Soccorso.
In genere, il sintomo “mal di testa” viene a lungo sottovalutato dai genitori e dal pediatra di famiglia, per la sua variabilità e per la frequente mancanza di altri segni che evocano una malattia organica. Spesso se ne attribuisce l’origine a cause psicologiche o a disordini alimentari, per minimizzare l’importanza del sintomo ed evitare indagini o interventi specialistici.

La persistenza della cefalea spesso induce la famiglia o il pediatra a richiedere il consulto di un altro specialista, in genere l’oculista o l’otorinolaringoiatra, per escludere patologie oculari o del distretto nasale, dei seni paranasali o dell’orecchio o il neuropsichiatra infantile per identificare eventuali alterazioni a carico del sistema nervoso. Tutto ciò determina spesso l’esecuzione di indagini (a volte anche invasive), che nella maggior parte dei casi non forniscono rispose utili sul piano clinico e diagnostico. Naturalmente, in questo percorso diagnostico devono essere escluse anche malattie che possono avere la cefalea come sintomo di esordio o di accompagnamento: la celiachia, le disfunzioni tiroidee, le epilessie oligosintomatiche). Esami ematochimici, elettroencefalogramma e più raramente tecniche di imaging del sistema nervoso centrale (TAC e/o RNM), possono diventare necessari su indicazione del pediatra o del neuropsichiatra infantile, che spesso interviene nel percorso diagnostico come specialista di riferimento in sinergia con il pediatra di famiglia o di pronto soccorso.

Di fronte al persistere del sintomo e all’assenza di segni organici, viene posto il sospetto di una cefalea primaria, a volte suggerita anche dalla familiarità per l’anamnesi positiva in uno o entrambi i genitori.

Due sono le forme più comuni di cefalea primaria in età evolutiva: l’emicrania e la cefalea tensiva.

L’emicrania è la forma più frequente ed è quella più frequentemente associata alla familiarità. Il mal di testa si accompagna a sintomi più o meno sfumati come il dolore addominale, il vomito, le sensazioni di vertigine, i dolori articolari e muscolari, le parestesie (formicolii agli arti). Il mal di testa dura in genere 5-10 minuti, interessa un emilato e può presentare un andamento pulsante. Negli adolescenti durante la crisi sono anche descritti fenomeni associati di fotofobia (fastidio agi stimoli luminosi) o di fonofobia (fastidio per suoni e rumori). A volte questi sintomi di accompagnamento possono precedere a annunciare l’insorgenza della crisi dolorosa; è questo il motivo per cui vengono spesso descritti con il termine di “aura”. Esistono inoltre alcuni fattori di rischio che possono aumentare la probabilità di andare incontro a crisi emicraniche in soggetti predisposti: il sovrappeso e l’obesità, i disturbi del sonno, l’esposizione massiva a videogiochi, internet via computer o smartphones, la precoce esposizione a fattori tossici come fumo o alcol.

A seguito di una cefalea persistente il bambino o l’adolescente può sviluppare una condizione di stress psicologico legata al carico emotivo che si instaura, alla paura e all’ansia che ne deriva, al punto da poter compromettere la sua vita di relazione in ambito scolastico o ludico. Vissuti di depressione possono determinarsi spesso in modo subdolo, favorendo isolamento e distacco sia in famiglia e sia a scuola. Ecco perché il pediatra deve riuscire a gestire precocemente e nella loro complessità i problemi collegati con la cefalea, ponendosi come obiettivo una presa in carico globale ed estesa a tutto il suo nucleo familiare. E’ importante intervenire anche a livello scolastico, in sinergia con gli insegnanti, per identificare fattori di rischio e gestire meglio le eventuali conseguenze negative di una cefalea cronica.

A lungo si è ritenuto di potere intervenire sulla emicrania o sulla cefalea con modificazioni dietetiche o alimentari. Cacao e cioccolato sono stati in studi diversi sia consigliati sia sconsigliati in soggetti con emicrania, e così anche l’apporto di cibi con alto tenore di zuccheri o di formaggi. In un approccio moderno e aggiornato al problema, si sconsigliano oggi diete di esclusione o di alimentazione forzata a bambini e adolescenti, anche per ridurre il rischio di amplificare condizioni psicologiche di frustrazione e di diversità.  Naturalmente va contrastato l’uso precoce di alcol e di fumo, tendenza pericolosamente in crescita tra gli adolescenti di entrambi i sessi nel nostro paese.

Dal punto di vista del trattamento farmacologico, bisogna evitare l’uso eccessivo e indiscriminato di farmaci ad azione antalgica, utili per il trattamento degli episodi dolorosi responsabili di una interruzione delle normali attività quotidiane (studio, frequenza scolastica, attività sportive). In caso di manifestazioni frequenti o di rilievo clinico per entità e durata, vanno presi in considerazione anche trattamenti farmacologici preventivi, alla luce di nuovi farmaci caratterizzati da più alti standard di sicurezza e di efficacia rispetto a quelli in uso sino a qualche tempo. In questa prospettiva sono utili la realizzazione di una diario delle crisi gestito dal bambino o dall’adolescente insieme con i genitori e l’adozione di una scala di valutazione del dolore che faciliti la registrazione obiettiva del fenomeno. Ciò favorisce il coinvolgimento attivo del bambino e della sua famiglia e motiva entrambi ad una gestione integrata del trattamento farmacologico sintomatico e di prevenzione.

questo articolo