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Adolescenti allo specchio. Cosa fare quando si vedono brutti e non accettano il loro corpo?

di Maura Manca, psicologa e psicoterapeuta

31 maggio 2018

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Nel corso della crescita i ragazzi devono fare i conti con un corpo che cambia velocemente, temono di non piacere e si focalizzano su ogni difetto che notano. A volte diventano dei giudici severissimi di se stessi e difficilmente sono soddisfatti del proprio aspetto, soprattutto durante il periodo adolescenziale. L’arrivo dell’estate, inoltre, per molti di loro viene vissuto come un momento critico, in quanto hanno ancora più paura di mostrarsi, si vergognano e non si sentono per niente a loro agio.

 

Tutto questo è chiaramente alimentato anche dalla cultura in cui viviamo, dove i ragazzi, ossessionati dal peso e dall’aspetto estetico, sono talmente tanto bombardati da modelli sociali e social incentrati su rigidi canoni di bellezza che l’asticella della loro autostima tende ad alzarsi e ad abbassarsi in funzione dei like ricevuti e dei commenti.

Quindi, se da un lato l’insoddisfazione nei confronti del proprio corpo è una condizione estremamente comune in questa fascia di età, non si devono sottovalutare i campanelli di allarme per riuscire a comprendere quando diventa invece un problema serio. L’aspetto patologico, infatti, si manifesta nel momento in cui iniziano a vivere in funzione del proprio difetto fisico, che diventa per loro un chiodo fisso nella testa, tanto da condizionare i rapporti con gli altri, le uscite con gli amici, arrivando ad intaccare anche l’umore.

I genitori in che modo possono aiutare i figli?

Prima di tutto bisogna pensare che i ragazzi navigano in un mare di insicurezze, per cui hanno bisogno di essere rinforzati e di sentirsi compresi nella loro problematica: è importante quindi fargli percepire la vicinanza emotiva, farli sentire sostenuti e non in balìa del loro disagio. Infatti, se da un lato banalizzare attraverso battute sarcastiche e prese in giro oppure sminuire le loro lamentele, rischia di portarli ancora di più a chiudersi, anche gli inutili allarmismi non sono efficaci nella gestione del problema. Né troppi elogi perché si perde di credibilità e si genera fastidio, né troppe critiche. Hanno bisogno di sentirsi dire che vanno bene così ma non vogliono sentirselo dire. Il tipico conflitto adolescenziale che confonde il genitore, perché in fin dei conti, la verità è che quando sono in questa fase come fai sbagli.

Certamente, devono essere aiutati a vedere i loro punti di forza, andando oltre i difetti o le parti che non accettano di sé, in modo tale da non fargli accettare il proprio corpo in una visione di insieme. In particolare, bisogna promuovere la valorizzazione di sé, cosa che si dovrebbe fare fin da quando sono piccolissimi, anche con l’esempio del genitore, per andare al di là della superficie e dell’estetica, puntando in particolare sugli aspetti caratteriali, sulle capacità e sulle risorse individuali, per aiutarli con il tempo a rinforzare l’autostima. Se credono in loro stessi saranno anche più sicuri di relazionarsi con gli altri. Ciò che devono gradualmente acquisire i ragazzi sono gli strumenti necessari per riuscire ad affrontare questa società sempre più competitiva in cui il confronto con gli altri è inevitabile.

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