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L’uso di sostanze ad azione psicotropa: il ruolo dei genitori

di Alberto Pellai, psicoterapeuta

31 maggio 2018

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Se c’è una preoccupazione che sta in cima alla classifica delle ansie e angosce dei genitori, quando pensano ai rischi cui i propri figli possono andare incontro, l’uso di sostanze ad azione psicotropa probabilmente si trova al primo posto.

La droga degli anni ’70 e ’80

I genitori di oggi sono stati, in gran parte, adolescenti in un contesto socio-culturale in cui la “droga” (genericamente definita in questo modo) rappresentava il primo elemento di rischio e disagio nel percorso di crescita. L’eroina ha dominato la scena della tossicodipendenza negli anni ’70 e in parte degli anni 80 ed ha mostrato tutto il peggio di questo problema, perché il suo utilizzatore si trovava velocemente in una situazione di marginalità sociale e il suo recupero e riabilitazione necessitava spesso di trattamenti lunghi e di natura residenziale. La fine deli anni ’80 ha visto l’ingresso della cocaina sulla scena delle tossicodipendenze: una sostanza completamente nuova e opposta rispetto all’eroina. Il suo utilizzatore, infatti, può rimanere saldamente ancorato alla propria professione e al proprio ruolo sociale e vederne i devastanti effetti collaterali e indesiderati solo a medio e lungo termine. Con la cocaina si diffonde sempre più anche l’uso di sostanze che vengono assunte in situazioni ricreative e sociali per aumentare la piacevolezza e il divertimento dello stare insieme con gli altri, amplificando – attraverso un principio attivo chimico – la dimensione entactogena (stare bene con sé stessi) ed empatogena (stare bene con gli altri).

La cultura dello “sballo”

Da queste premesse, dall’inizio degli anni 2000 si assiste alla diffusione di sostanze di sintesi chimica, dai costi di produzione relativamente bassi e facili da immettere sul mercato. Si diffonde la cultura dello “sballo”, ovvero della ricerca di uno stato alterato di coscienza, fortemente sollecitato dal consumo di sostanze ad azione psicotropa, utilizzate durante il fine settimane in situazioni di aggregazione e divertimento.
Il week end, per molti ragazzi, diviene così una sorta di obiettivo verso il quale tendere per sperimentare una felicità chimica, facilmente disponibile e accessibile. La cultura e la diffusione dello sballo ha non poche conseguenze nel mondo giovanile, in relazione alle tossicodipendenze. Le trasforma da fenomeno trasgressivo e ristretto ad un piccolo sottogruppo della popolazione a fenomeno ad ampia diffusione capace di coinvolgere una percentuale significativa di soggetti in età evolutiva. Viene inoltre, normalizzato l’utilizzo di sostanze capaci di interferire con il nostro funzionamento mentale e di andare ad interagire con recettori endogeni del nostro sistema nervoso centrale. E’ questa diffusione di massa unita ad un progressivo processo di normalizzazione che porta all’epidemia nella attuale popolazione giovanile dell’uso di cannabis, da tanti ritenuta non problematica e meno pericolosa di alcol e tabacco.

La marijuana

Va detto che gli stessi adulti hanno generato una confusione enorme intorno all’uso di marijuana: il dibattito pubblico presente sulla scena politica da decenni relativo alla legalizzazione della stessa e incentivato dallo scoperta che ci può essere anche una funzione terapeutica di questa sostanza all’interno di protocolli finalizzati alla terapia del dolore del paziente cronico o del malato tumorale hanno portato sempre più spesso a vedere  la cannabis come una sostanza dalle connotazioni positive e poco problematiche. A dimostrazione, va citata anche la definizione di “droga leggera” con cui spesso la marijuana viene nominata all’interno delle conversazioni, anche quelle più serie, depotenziando automaticamente la percezione del rischio che essa rappresenta nel percorso di crescita di un giovanissimo.
Va detto, infatti, che non si può parlare di uso della cannabis senza distinguere aspetti correlati all’età del soggetto che ne fa uso. Perché, pensando agli adolescenti tutto può essere affermato tranne che la cannabis rappresenti una droga leggera e dai pochi effetti collaterali. Come scrive la neuroscienziata Frances E. Jensen “benchè fumare ogni tanto erba non susciti più scandalo, le neuroscienze rivelano che diversamente da quanto si pensava in precedenza, tale sostanza non è priva di conseguenze a nessuna età. Molti esperti la considerano ormai una droga di passaggio, che conduce all’uso di sostanze illegali più pericolose. L’erba pregiudica il funzionamento e il coordinamento mentali e costituisce una minaccia per la pubblica sicurezza, quando, per esempio, gli individui che sono sotto la sua influenza, si mettono al volante di un’auto”.  La Jensen arriva ad affermare che “di fatto, la marijuana sta superando l’alcol come problema sanitario pubblico riguardante i teen ager”.

Che fare, allora?

Prima di tutto non sottovalutare mai nelle conversazioni con i ragazzi la pericolosità dell’uso di sostanze ad azione psicotropa, cannabis inclusa. Molti adulti di oggi pensano alla propria esperienza personale e concludono che, in fin dei conti, anche loro da ragazzi ne hanno fatto uso senza gravi conseguenze ed effetti collaterali sul proprio percorso evolutivo. E’ importante, però sottolineare che la marijuana disponibile oggi sul mercato è molto differente da quella di trenta-quaranta anni fa, in quanto caratterizzata da una concentrazione di principio attivo (il THC, ovvero il tetraidrocannabinolo) che è di alcune volte superiore con un effetto sui recettori cerebrali molto più impattante e con una capacità molto più rilevante di indurre dipendenza.

Le neuroscienze hanno inoltre dimostrato che il THC interrompe lo sviluppo delle vie nervose e che farne uso già dai 13-14 anni porta ad avere un volume cerebrale inferiore, a carico sia della sostanza grigia che di quella bianca del nostro encefalo. Con in più l’aggravante che i consumatori di età compresa tra i 13 e i 16 anni hanno probabilità doppia di diventarne dipendenti, oltre a sviluppare un’oggettiva difficoltà a concentrarsi e a fare attenzione ad un compito cognitivo.

E’ fondamentale che un genitore condivida queste informazioni e conoscenze con un figlio, il quale deve imparare che le droghe, comprese quelle che erroneamente vengono definite leggere, alterano l’organo più importante che ha a disposizione per il proprio successo di vita, ovvero il cervello.

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