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Ma conosciamo davvero gli adolescenti?

di Maurizio Tucci, Giornalista

20 giugno 2018

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“Tredici”. Non c’è adolescente che non capisca di cosa stiamo parlando. No, non è un’età (quella, ad esempio, in cui si va in terza media) e nemmeno la rievocazione della mitica schedina del totocalcio. Non ci sono, dietro, candeline o milioni, ma c’è la storia di un suicidio di un’adolescente.

La storia

“Tredici” (titolo originale “13 Reasons Why”) è una serie televisiva statunitense comparsa lo scorso anno sulla piattaforma Netflix. Una storia che ruota attorno alle vicende che seguono il suicidio dell’adolescente Hannah Baker, la quale, prima del gesto estremo, ha registrato su delle audiocassette i 13 motivi (da qui il titolo) che l’hanno spinta a farlo.

I destinatari sono 13 “amici” che Hannah considera, in qualche modo, corresponsabili della sua scelta. Tutti, uno alla volta, a cominciare dal primo al quale Hannah fa recapitare le cassette, dovranno – per volere della ragazza – ascoltarle: “Sono Hannah. Hannah Baker. Mettiti comodo e ascolta l’audiocassetta che ti riguarda, quella che ho registrato prima di uccidermi, quella che ti farà capire che è stata anche colpa tua”.

Il bullismo

Nelle storie che via via si svelano c’è tutto il repertorio in cui si declina il bullismo, fatto certamente di violenza e di sopraffazione, ma anche, spesso, di insensibilità, di scherzo, di disattenzione, di superficialità. Come nella realtà, solo “dopo” i protagonisti si rendono conto del male che hanno fatto. Nessuno voleva, nessuno pensava e – probabilmente – questa protesta di non volontarietà, se non addirittura di innocenza, è anche sincera: “era uno scherzo”. Quante volte abbiamo sentito questa frase a commento di drammatici episodi di cronaca?

E anche per Hanna – come spessissimo capita nella realtà – la via crucis è iniziata “per gioco”: per una lista goliardica circolata nel suo liceo in cui lei veniva indicata come “quella con il culo più bello della scuola”. In quanti, oggi come in passato, potremmo scagliare la prima pietra dicendo: “io non l’ho mai fatto”?

Gli effetti

Il successo di “Tredici” è stato immediato e… mondiale. Si parla di decine di milioni di spettatori soprattutto tra i teenagers per i quali è diventato una sorta di “cult”. Alla prima serie ne è seguita una seconda (già disponibile dal 2018) e già si parla di una terza serie nel 2019. E il successo ha scatenato l’inevitabile ridda di commenti. Una sorta di Guelfi e Ghibellini a livello planetario, in cui esperti di ogni tipo si sono divisi nel sostenere l’efficacia della serie (come monito e occasione di riflessione per gli adolescenti) o la pericolosità (potendo rendere accattivante un suicidio così efficacemente spettacolarizzato).

In realtà, benché sia già stato fatto qualche studio a riguardo, non è emersa una evidenza che la visione di “Tredici” abbia aumentato o ridotto la prevalenza dei suicidi. Più difficile, naturalmente, misurare gli eventuali effetti su quello che c’è prima di un potenziale gesto estremo che, per fortuna, rappresenta ancora uno sbocco, per quanto sempre inquietante, minoritario.  Ovvero se “Tredici” possa aver inciso sui comportamenti di vittime e bulli.

Ma di cosa parliamo?

L’obiettivo di questo articolo non è aggiungere un commento ai tanti che già sono stati espressi, ma è “porsi una domanda”: quanti genitori, quanti insegnanti, quanti pediatri, quanti medici dell’adolescenza hanno mai sentito parlare di “Tredici” o hanno investito un po’ del loro tempo nel vederlo? L’obiettivo della domanda non è, beninteso, fare pubblicità alla piattaforma sulla quale “Tredici” è disponibile, ma chiedersi se ha senso proclamare disponibilità ed attenzione (ed anche professionalità) nei confronti degli adolescenti e poi ignorare il loro mondo.

“Tredici” è solo un esempio. Di “Tredici” ce ne sono tantissimi, perché il “loro” mondo ha mille sfaccettature, mille sensibilità, mille paure. Ma quante ne conosciamo? Spesso sull’adolescenza si fa solo accademia (anche da parte di chi è a stretto contatto con essa), ma non si ha la voglia, il tempo, la capacità di cercare di capirci davvero qualcosa. E se serve un serial televisivo per farci prendere un po’ di più coscienza di questo, ben venga!

 

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