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Moonlight: la fatica di crescere circondati dalla violenza

Tutti nella vita abbiamo bisogno di trovare chi ci “vede” con gli occhi del cuore

di Alberto Pellai, Psicologo e Psicoterapeuta

21 giugno 2018

3269 Views

Regia di Barry Jenkins. Un film con Alex R. Hibbert, Ashton Sanders, Trevante Rhodes, Mahershala Ali, Naomie Harris. Titolo originale: Moonlight. Genere DrammaticoUSA, 2016, durata 110 minuti.

Trama

Moonlight è un film diviso in tre capitoli. Il primo capitolo racconta la crescita di Chiron un bambino di colore che vive a Miami. La sua vita è connotata dalla fatica e dalla violenza. La mamma di Chiron è una tossicodipendente, che non può farsi carico dei bisogni di crescita del proprio bambino. Chiron a scuola è vittima di bullismo. Viene chiamato “Piccolo” da tutti e vive in un costante stato di allarme. La violenza e l’abbandono lo assalgono da ogni parte. Non c’è un posto per lui dove può sentirsi al sicuro, tranne che nella casa di Juan e Teresa. In questo clima di sopruso e violenza, “Piccolo” resta tale per tutti. Nel secondo capitolo del film vediamo Chiron muoversi nella sua adolescenza. Nulla è realmente cambiato nella sua vita. I problemi della madre si sono aggravati. Nella scuola superiore prosegue la sua vittimizzazione da parte dei bulli di turno. Il mondo adulto sembra indifferente e non accorgersi di ciò che gli capita. E anche quando viene ferito, sembra che l’unica possibilità di salvarlo dai pericoli ai quali è giornalmente sottoposto, consista nella sua assunzione di responsabilità e nel suo dover denunciare – con nome e cognome – chi lo maltratta e bullizza. In questo “inferno”, quasi per caso una mattina Chiron si imbatte in Kevin. Parlano e improvvisamente si “riconoscono”: per la prima volta sembra che ci sia uno sguardo che sa posarsi su Chiron e che sa apprezzarlo per quello che è. Chiron e Kevin, in una notte al mare, si parlano della loro vita, di chi sono, della fatica che li accompagna da quando sono nati. In quest’occasione hanno anche un contatto sessuale. Il giorno dopo però Kevin obbedisce alla legge dei bulli della scuola frequentata e picchia a sangue Chiron. Lo fa per obbedire al potere disfunzionale del bullo della scuola, cui non riesce a sottrarsi. Nonostante la sera prima, tra Kevin e Chiron si era accesa un’intimità complice e profonda, il giorno seguente, nel solito ambiente sembra che tutto debba funzionare come sempre è stato. Per Chiron, la violenza di cui lo rende oggetto Kevin sotto gli occhi di tutti, rappresenta il peggior tradimento che si possa concepire ed una vera e propria svolta nel suo modo di stare al mondo: per la prima volta Chiron si ribella al bullo che li comanda, compiendo un gesto di estrema violenza e adattandosi al codice della prepotenza in cui è immerso fin dalla nascita. E’ questo evento che chiude la seconda sessione del film che si apre poi con l’età adulta di Chiron, diventato Black, che è il soprannome che gli ha detto Kevin . Lui è diventato esattamente come tutti gli altri che lo circondano. Vive di spaccio, si è dotato di denti d’oro e sembra che abbia intrapreso, per sopravvivere, lo stesso stile di vita con cui era stata rovinata la sua vita di bambino. Ma un giorno Kevin lo ricontatta al telefono. Gli chiede scusa per ciò che era successo in adolescenza e gli propone di reincontrarsi. Nel loro secondo incontro, Kevin e Chiron hanno modo di confrontarsi di nuovo, di riflettere sul loro “vero sé” e sul “falso sé” che invece ciascuno ha dovuto “costruirsi” come strategia di sopravvivenza in un mondo senza codici affettivi e codici etici. Il loro nuovo incontro è emozionante e commovente allo stesso tempo. Kevin può nuovamente aprirsi all’ex amico, rivelando che quel momento in cui erano stati insieme sulla riva del mare, rappresentata l’unico attimo di intimità e vera sensibilità che ha vissuto nella sua vita. Forse questo secondo incontro sarà per ciascuno di loro la svolta definitiva della loro esistenza: la svolta verso una nuova vita degna di questo nome.

Cosa ci insegna questo film

La violenza che accompagna e pervade la crescita e l’esistenza di Chiron ne mina fin dalle fondamenta l’identità e la possibilità di sopravvivenza. Al tempo stesso, gli adulti intorno a lui sono fragili o impotenti. La fragilità della madre, tossicodipendente e incapace di farsi carico dei bisogni evolutivi del proprio figlio, si amplifica nell’impotenza messa in atto dalla scuola di fronte al fenomeno della violenza e del bullismo. Un fenomeno che è conosciuto e visto dagli adulti, i quali però si mostrano “spiazzati” e incapaci di farsene carico. Il film denuncia da una parte la violenza pervasiva che tiene nella sua morsa il mondo moderno, specialmente in ambiti dove la povertà sociale e culturale del contesto di vita rende quasi impossibile rialzare la testa. Al tempo stesso il film mette in risalto che pericoli corre chi cresce di fronte ad adulti fragili e persi nel loro disagio e nella loro irrisolutezza. Questa pellicola, riservata solo al pubblico adulto, presenta in modo eclatante e diretto i danni che il bullismo fa nella storia di vita delle persone. Mostra un preadolescente che entra a scuola con lo stesso spirito con cui un civile si addentra in una zona di guerra, ovvero temendo – ad ogni passo – per la propria incolumità e sopravvivenza. Al tempo stesso, mostra come chi appartiene ad una minoranza rischi di doversi strutturare un “falso sé” per garantirsi una sopravvivenza che lo farà sopravvivere, ma non risponderà mai ai suoi reali bisogni di crescita e di vita. In questo caso, l’omosessualità di Chiron, che viene esplorata anche in un breve dialogo nella sua prima infanzia, diventa un tema impossibile da proporre nella quotidianità dell’esistenza perché il contesto di vita – sia scolastico che sociale – non è in grado di integrarla e di includerla al proprio interno, lasciando il ragazzo solo, vulnerabile ed esposto al bullismo che lo annienta nel profondo del suo essere. Chiron e Kevin nel loro secondo incontro sapranno “riaggiustare” tutto quello che l’incompetenza, l’impotenza e la fragilità degli adulti non ha saputo “preservare” in modo funzionale e protettivo per la crescita, quando era il momento di farlo. Manca nella vita di Chiron un Adulto con la A maiuscola. Il regista ci fa intuire in più passaggi l’importanza della genitorialità sociale, ovvero della presenza di adulti che – nella storia di vita di un minore – sono in grado di vicariare la fragilità dei genitori biologici, laddove questa rischi di comprometterne il successo evolutivo.

Il messaggio del film

Tutti nella vita abbiamo bisogno di trovare chi ci “vede” con gli occhi del cuore, di una persona capace di porre il suo sguardo sulla nostra vita. Sono i nostri genitori i primi portatori di quello sguardo che “ci fa sentire protetti e sicuri”, ma qualora essi non ne siano stati in grado, quell’incontro comunque prima o poi potrà avvenire.

Le domande per riflettere dopo la visione del film 

Quali sono le condizioni di vita e del contesto socio-culturale che rendono la violenza una presenza pervasiva nella vita dei minori? E quale ruolo protettivo e preventivo hanno gli adulti in questo senso?

Quali sono le condizioni che rendono la scuola frequentata da Chiron un territorio ad alto rischio per la sua crescita? Che cosa gli adulti dovrebbero essere in grado di fare in situazioni come la sua e non sono in grado di fare, da quello che si evince dal film?

Che emozioni genera in me spettatore il secondo incontro tra Chiron e Kevin? E che cosa ho provato nel dialogo finale tra i due, quando Chiron segue Kevin fino a casa sua?

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