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Posso prendere medicine se sto allattando al seno?

di Stefano Martinelli, Neonatologo

25 giugno 2018

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E’ una domanda abbastanza frequente che il pediatra si sente fare dalle mamme per paura che il farmaco, passando nel latte, possa creare problemi al figlio. Occasionalmente l’assunzione di farmaci può anche condizionare l’interruzione dell’allattamento materno in quanto sul foglietto informativo del farmaco vi è la scritta  “controindicato in gravidanza e allattamento” anche se non vi sono prove o studi scientifici che supportino tale affermazione.

La buona notizia è che la maggior parte di farmaci passa nel latte ma in concentrazioni minime e non ha effetti negativi sulla salute del lattante.

In realtà sono pochissimi i farmaci veramente controindicati in corso di allattamento al seno e riguardano quasi sempre malattie materne molto importanti che necessitano l’assunzione di farmaci antitumorali, antitiroidei o composti radioattivi in caso di particolari esami diagnostici.

In questi casi, se l’assunzione è temporanea, occorre fornire alla mamma tutte le indicazioni per mantenere una valida produzione di latte.

I farmaci di assunzione più comune non hanno di regola controindicazione alcuna se assunti al dosaggio corretto; quindi possono essere considerati sicuri i più comuni analgesici e anti febbrili (paracetamolo, acido acetilsalicilico, ibuprofene), la maggior parte degli antibiotici di uso comune (ampicillina, eritromicina, cefalosporine), la maggior parte dei prodotti che si assumono in corso di influenza o tosse e raffreddore.

Un suggerimento per limitare l’assorbimento del farmaco da parte del lattante è assumerlo al termine della poppata o prima del riposo più lungo del bambino.

Occorre sottolineare che, per quanto rare, la maggioranza di reazioni avverse secondarie all’assunzione materna di farmaci in corso di allattamento al seno avvengono nei primi due mesi di vita del lattante e riguardano più frequentemente il sistema nervoso centrale o l’apparato gastroenterico.

Qualora la mamma sospetti una possibile reazione avversa o noti un cambiamento nel comportamento del neonato non altrimenti spiegabile è importante che il pediatra curante venga informato in modo tale da chiarire se effettivamente si tratta di un effetto collaterale legato alle medicine assunte dalla mamma o ad altra problematica concomitante di diversa interpretazione.

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