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Genitori alle prese con le bugie dei figli: quando preoccuparsi e come reagire?

di Maura Manca, Psicologa

16 luglio 2018

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Capita di frequente che bambini e adolescenti dicano le bugie e che, crescendo, inizino a nascondere parte delle esperienze che vivono, a omettere tanti dettagli e a non parlare più apertamente con i genitori come facevano quando erano bambini. Questo atteggiamento fa spesso arrabbiare mamme e papà che si preoccupano quando si accorgono che i figli mentono.

È importante tener conto che anche i bambini possono dire le bugie, ma solitamente sono più grossolane e macroscopiche rispetto a quello pensate dagli adolescenti, per cui è più facile rendersi conto della situazione, mentre quelle dei ragazzi più grandi, sono più elaborate e strumentali. In questa fascia di età, infatti, cambia il livello di sviluppo cognitivo e l’organizzazione del pensiero e ragazzi  possono essere anche più manipolativi e le bugie, in genere, acquisiscono la finalità di ottenere o nascondere qualcosa o manifestano la paura di affrontare il genitore per evitare punizioni o reazioni emotive.

Perché i ragazzi dicono le  bugie ai genitori

Spesso lo fanno per non affrontare una situazione o per non assumersi la responsabilità di ciò che hanno fatto. Tante volte hanno paura delle reazioni dei genitori o degli adulti di riferimento, ad esempio di un insegnante o un allenatore sportivo, per cui se sanno di aver fatto uno sbaglio cercano di evitare le conseguenze delle proprie azioni. Altre volte, non vogliono dare un dispiacere al genitore o deluderlo, oppure vogliono trasmettere un’impressione diversa di sé e della situazione, magari lo fanno per cercare approvazione oppure nascondono qualcosa perché si vergognano.

È importante avere la consapevolezza che anche aspettative eccessive da parte degli adulti, ad esempio sul rendimento scolastico, possono portare i ragazzi a dire le bugie, perché creano in loro troppa pressione psicologica. Infine, non bisogna dimenticare che tante volte hanno semplicemente bisogno di mantenere una propria sfera privata e intima, soprattutto quando si tratta di discussioni o litigi personali in cui è normale che non vogliano coinvolgere i genitori e per evitare l’attenzione del genitore mettono le mani avanti.

Quando e come intervenire?

Molte volte la difficoltà è nel non sapere quando intervenire e quando invece lasciar correre. Come prima cosa, è importante definire un limite: una condizione occasionale, infatti, è ben diversa da un comportamento sistematico che va ad intaccare la fiducia e può nuocere maggiormente al rapporto tra genitori e figli, rendendolo più conflittuale.

Talvolta le bugie possono essere dette “a fin di bene”, non comportano una condizione di rischio per il figlio e in questi casi si può essere più flessibili, mentre in altre situazioni si deve intervenire, anche perché i ragazzi non sono sempre in grado di valutare da soli il problema che stanno affrontando. Spesso basta anche un semplice sguardo per comunicare al figlio che il genitore ha colto una bugia o un tentativo di manipolazione ed è consapevole della situazione. È importante in ogni caso, anche quando si decide di chiudere un occhio, che il genitore faccia sempre capire al figlio che ha compreso la situazione, che si è reso conto di quanto sta accadendo, che ha lui le redini della situazione e decide quando far passare o meno una determinata bugia.

I ragazzi credono spesso che mentire permetta di risolvere il problema che stanno vivendo, mentre questo diventa solo un modo per non affrontare la realtà. Bisogna insegnare loro, sin da piccoli, ad assumersi le responsabilità delle proprie azioni, creare un clima di ascolto ed educare al dialogo e alla reciproca fiducia, facendo sì che possano sentirsi sempre tranquilli nel parlare col genitore ed evitando l’instaurarsi di dinamiche che rischierebbero di nuocere al rapporto e, quindi, anche ai figli.

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