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Fumo e adolescenti: una relazione ad alto rischio per la salute

di Giovanni Corsello, Professore Ordinario di Pediatria

13 settembre 2018

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I dati recenti sull’incremento del numero di “fumatori” negli adolescenti di età compresa tra 11 e 15 anni sono fonte di grande preoccupazione. Fare prevenzione precoce, nelle prime epoche della vita, significa intervenire in età evolutiva per migliorare la salute anche nell’adulto.

È oramai accertato che il fumo, sia durante la vita intrauterina che nelle fasi successive della crescita, rappresenta un fattore di tossicità anche a lungo termine per la possibilità che si inneschino meccanismi epigenetici cellulari sfavorevoli. Se ciò avviene, si è predisposti ad un maggior rischio di malattie croniche e dismetaboliche non solo in chi si espone al fumo ma anche alla sua prole.
Il trasferimento ai gameti di geni sottoposti a processi epigenetici sfavorevoli indotti dall’ambiente rientra in un processo di trasmissione generazionale che può persistere anche per 6 o 7 passaggi prima di regredire. Il tutto senza modifiche della sequenza genica individuale, ma solo attraverso modifiche della regolazione della espressione di uno o più geni. Meccanismi ormai noti, almeno in parte, quali la variabile metilazione del DNA o la sintesi di microRNA attivi a livello nucleare e del citoplasma.
Le evidenze intorno ai profili di rischio epigenetico indotti dal fumo sono chiare e includono anche le patologie croniche ostruttive broncopolmonari e le neoplasie. Ciò che mancano sono adeguati percorsi di informazione e la consapevolezza nella popolazione di questi rischi.
Gli adolescenti in particolare vivono una realtà spesso disinibita e integrata nel “branco” e si espongono a rischi per la loro salute legati a comportamenti “sregolati”, condivisi nel gruppo o diffusi attraverso il WEB e i vari social network. La spinta al fumo rientra a pieno titolo tra questi comportamenti a rischio sui quali sono difficili interventi efficaci da parte della famiglia, della scuola e del pediatra, spesso inconsapevoli o assenti. Il fatto che si abbassi sempre di più la soglia di età di avvio al fumo rappresenta un ulteriore elemento di rischio clinico e sociale e di preoccupazione.
Pur tuttavia, non bisogna abbassare la guardia e rinunciare, ma al contrario svolgere un lavoro di “sentinella” e di sorveglianza in vista di una prevenzione individuale e a più vasto raggio. Per far questo bisogna comunicare e informare sempre di più e meglio sui rischi del fumo anche a distanza, assumere comportamenti coerenti in ambito familiare e sociale, coinvolgere media e nuovi strumenti di informazione nel percorso di prevenzione che non può che essere esteso a tutti gli operatori sociali e sanitari oltre che alle istituzioni.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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