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Suona la campanella: istruzioni ai genitori su come affrontare la scuola

di Alberto Pellai, Psicologo e Psicoterapeuta

13 settembre 2018

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E anche quest’anno la campanella del primo giorno suonerà e tutto comincerà daccapo. Un anno di scuola per i nostri figli: per loro significa imparare nuovi saperi e molto saper fare, nella speranza che tutto si trasformi in un “saper essere” che dia senso e passione alla loro vita.

E per noi genitori? Come psicoterapeuta mi verrebbe da dire: stiamo tranquilli. Prendiamo per mano i nostri figli (quelli piccoli) fino al portone della loro scuola, salutiamo con un sorriso che dà fiducia i più grandi che invece a scuola ci vanno da soli, e poi affidiamoci ai loro docenti.

E’ cruciale che noi genitori impariamo ad avere fiducia e a dare ragione ai docenti dei nostri figli. Le cronache degli ultimi mesi del precedente anno scolastico hanno visto una crescita esponenziale di episodi di violenza dei genitori verso i professori dei loro figli.
Non c’è spettacolo più brutto per chi cresce che vedere gli adulti più importanti della sua vita fare la guerra in “nome suo”. E’ una cosa terribile quando succede tra due genitori che si separano. Ed è ugualmente brutto quando un figlio percepisce la non stima dei suoi genitori nei confronti dei docenti che si curano della sua formazione scolastica. Diamoci, noi genitori, prima di tutto la regola del rispetto. Rispetto per chi ogni giorno si gioca in prima persona con 20-30 minori in classe e deve immergersi in un mare di complessità in cui non è così semplice “trovare la quadra”.
Educare pone mille sfide, oggi più di ieri. E i docenti che educano e formano i nostri figli questa sfida la affrontano ogni giorno. Aiutando chi cresce ad alzare lo sguardo, insegnando la pro-socialità oltre che la propria materia La scuola è rimasta uno degli ultimi baluardi dove ancora si allena il pensiero, si insegna la passione per i libri, si fa attenzione ai bisogni degli altri.
E’ anche uno dei pochi territori della vita dei nostri ragazzi in cui valgono le regole e si cerca di farle rispettare. Se venite chiamati nel corso dell’anno perchè vostro figlio le ha trasgredite, invece di contestare l’azione disciplinare nei suoi confronti, imparate a benedirla. E’ una benedizione che ancora ci siano luoghi e persone che vogliono insegnare il senso del limite e il valore della regola a chi sta crescendo. Se non si impara a farlo in età evolutiva, il rischio è che poi non ci si riesca più. E a quel punto sono dolori.
Insomma, cari genitori, se potete e ci credete, “imparate a “dare ragione agli insegnanti di vostro figlio”, invito che vi faccio parafrasando un bellissimo libro di M.T.Serafini (Nave di Teseo) che quest’anno ha molto illuminato i miei pensieri di padre di quattro figli che vanno a scuola.

Infine, vi consiglierei di sottrarvi alla logica che i vostri figli devono essere perfetti, avere carriere scolastiche perfette e fare meno errori possibili. Certo, non auspico per i miei, come per i vostri figli, un anno scolastico infarcito di errori e fallimenti. Però so che, soprattutto in età evolutiva, si impara molto più dagli errori che dai successi e come psicoterapeuta vedo che alla fine si vive meglio quando si è il numero due o il numero tre della combriccola, perchè essere (e dover essere) sempre il numero uno spesso comporta una fatica sovrumana. E quasi nessun figlio vuole davvero essere il numero uno. Mentre quasi tutti noi genitori vorremmo averne uno. Meditate, genitori, meditate.

 

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