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Charley Thompson (Lean on Pete)

di Alberto Pellai, Psicologo e Psicoterapeuta

12 ottobre 2018

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Film di genere drammatico, avventura del 2017, diretto da Andrew Haigh, con Charley Plummer e Chloë Sevigny. Uscita al cinema il 05 aprile 2018. Durata 122 minuti. (Dvd CG Entertainment)

Guarda il trailer qui

Trama

Dopo l’abbandono della madre, Charley e suo padre convivono senza alcuna garanzia e sicurezza. Il padre di Charley, infatti, non è in grado di assolvere le funzioni parentali e si arrangia per sopravvivere, muovendosi da un posto all’altro, fino all’ approdo a Portland, che è il luogo in cui prende avvio la vicenda raccontata dal film. Potrebbe essere l’inizio di una nuova vita per entrambi, ma l’irresponsabilità paterna lascia tutto immutato nella vita di Charley, non permettendogli in alcun modo di sperimentare quella stabilità affettiva e quella continuità di relazioni e di esperienze così importanti per un quindicenne . In realtà, non avendo un adulto che si può occupare di lui, Charley diventa l’adulto della propria stessa vita e si preoccupa anche di sostenere il padre, al quale garantisce pasti e cure.

Solo, perso, isolato e senza una scuola da frequentare, un giorno Charley scopre che vicino alla sua abitazione c’è un maneggio. Il proprietario fa correre i propri cavalli fino allo spasimo, facendoli partecipare a competizioni, ogni qualvolta c’è possibilità di vincere del denaro. Charley propone all’uomo di farlo lavorare con lui e per lui. Così Charley ora ha la possibilità di guadagnare un po’ di denaro e di avere un luogo in cui rifugiarsi quando di notte si sente solo. Giorno dopo giorno, Charley si affeziona ad uno dei cavalli del maneggio, LeanOnPete, molto abile, ma già avanti in età, che dopo numerose vittorie, diviene incapace di gareggiare, in quanto vecchio e acciaccato. Cosa che spinge il padrone a decidere di farlo sopprimere, eventualità che Charley vorrebbe scongiurare in ogni modo.

Una notte, il padre di Charley viene ammazzato e il ragazzo, in preda al trauma e allo spavento, decide di fuggire su un furgoncino del maneggio, portando con se anche il cavallo LeanOnPete, nel tentativo di salvargli la vita.

Comincia così il viaggio di un adolescente e di un cavallo anziano accomunati da un destino in cui entrambi si trovano soli e abbandonati, senza nessuno davvero preoccupato della loro salvezza e per i quali il futuro non offre alcuna speranza.  Dopo un guasto al furgone, il viaggio del ragazzo e del cavallo prosegue a piedi nel deserto. Sarà un viaggio che li metterà a confronto con varie realtà e che avrà, in parte, anche uno sviluppo tragico. Solo Charley potrà arrivare a destinazione, ovvero dalla zia Marjorie, che da anni non ha più notizie di lui e che però, subito, dal primo momento è pronta ad accogliere il ragazzo nella sua vita e a dargli quella stabilità di cui lui ha disperatamente bisogno. È nelle braccia della zia che Charley può finalmente piangere le lacrime di paura e disperazione di cui è stata piena la sua vita fino a quel momento e che nessuno era disposto ad accogliere e a confortare. Ed è in quell’abbraccio che Charley può finalmente percepire che anche per lui c’è un posto in cui essere accolto e amato, c’è una relazione con qualcuno che sa volergli bene in modo responsabile. E di conseguenza c’è speranza per il suo futuro.

Cosa ci insegna questo film

Il film racconta una storia commovente, potente e intensa di fuga e formazione, di solitudine e dislocamento. Al tempo stesso, mette in scena, in modo metaforico, lo smarrimento e il senso di solitudine e straniamento di molti ragazzi verso i quali nessuno sa mostrare attenzione e responsabilità educativa. Charley, oltre che dal padre, viene in realtà abbandonato dalla stessa società in cui sta crescendo. Intercettato più volte dal sistema della giustizia e dei servizi sociali, nessuno in realtà lo sa “tenere” e contenere. Lui riesce sempre a fuggire, senza nessuno che lo sappia cercare e riprendere. Simbolicamente, il regista probabilmente ci vuole dire che per “tenere” Charley al posto giusto nella vita, non basta la legge, le regole, la divisa e il ruolo di chi l’indossa. La responsabilità di crescere un ragazzo con così tanti bisogni educativi deve essere incarnata da qualcuno che lo sappia anche amare. Che gli voglia bene. Altrimenti le vite, come quelle di Charley, si troveranno costantemente sospese tra il territorio dell’abbandono e quello della fuga. Fino a quando non arriverà qualcuno capace di fermarle in un abbraccio che ha dentro la responsabilità e l’amore, proprio come sa fare la zia quando si ricongiunge col nipote nelle scene finali del film.

Il messaggio del film

Il film mostra a noi adulti che ci sono bisogni di crescita che per i minori rappresentano dei veri e proprio diritti. Bisogni che devono essere intercettati e accuditi, che devono trovare uno sguardo attento e competente che li sa riconoscere. In un contesto sociale e politico in cui il concetto di “welfare” sociale e protezioni dei minori si fa sempre più fragile a causa delle crisi economica e della scarsa attenzione della politica ai bisogni dei più deboli, il film si distingue per il messaggio chiaro e inequivocabile che manda al mondo adulto, alla sua incapacità di dare a chi cresce ciò che davvero gli serve per diventare grande. E questo accade sia tra le mura di case abitate da famiglie fragili, sia negli spazi comuni del vivere civile, dove il concetto di “genitorialità sociale” si fa sempre più necessario.

Le domande per riflettere dopo la visione del film

  1. Quali sono gli adulti che avrebbero potuto davvero aiutare Charley e che invece lo hanno fatto sentire solo e abbandonato?
  2. È compito delle istituzioni proteggere la crescita di ragazzi come Charley o c’è uno spazio di azione che compete anche alle persone che appartengono alla società civile?
  3. Il mondo degli uomini presentato nel film sembra sempre concentrato su altro e non sa mai vedere “dentro” Charley, il suo senso di abbandono e solitudine. Tutti i maschi che intercettano il ragazzo, magari anche offrendogli un aiuto concreto, non sanno però sintonizzarsi emotivamente con i suoi bisogni profondi? Perché secondo voi c’è così tanto analfabetismo emotivo nel mondo degli uomini e incapacità di riconoscere i bisogni emotivi di chi sta crescendo? Quali azioni potrebbero modificare questo “status quo” all’interno della popolazione maschile?

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