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Basta aggredire docenti e allenatori! I figli imparano solo la mancanza di rispetto

di Maura Manca, Psicologa

3 dicembre 2018

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Lamentarsi e intervenire nelle scelte educative di maestri, professori, arbitri e allenatori sembra ormai un comportamento diffuso da parte di tanti genitori che non si rendono conto che in questo modo stanno solo smontando, parola dopo parola, i riferimenti di cui bambini e adolescenti hanno fermamente bisogno durante la crescita.

Ormai troviamo genitori esperti in tutti i campi in grado di consigliare ad un docente un metodo di insegnamento, ad un coach come allenare la propria squadra e così via. I bambini assistono ad un dissestarsi dei ruoli, ad un avvicinamento delle distanze tra le due generazioni, distanza che dovrebbe essere mantenuta per evitare si perda il rispetto e il riconoscimento dell’altro come figura di riferimento o educativa.

A volte sembra anche un modo per attribuire non si sa quale colpa agli altri, che serve per deresponsabilizzare il più possibile un figlio che invece per crescere ha bisogno anche di scontrarsi con i problemi e con le difficoltà del quotidiano. Se è sempre colpa degli altri che non sono in grado di fare il proprio mestiere e che sbagliano le scelte e le decisioni che prendono, quando sarà colpa del figlio? Quando gli daremo la possibilità di confrontarsi con se stessi e con gli altri, individuare i propri limiti, pensare delle strategie di risoluzione dei problemi e magari sperimentare anche la propria autoefficacia fondamentale per riconoscersi e per rinforzare la propria autostima.

In questo modo i danni sono inevitabili

I genitori che arrivano addirittura ad urlare contro gli insegnanti o ad attaccarli davanti ai figli, fino ad aggredirli fisicamente, fanno dei danni importanti. In questo modo si trasmette l’insegnamento che i conflitti e le frustrazioni si possono gestire con la forza e la prevaricazione, legittimando la violenza come modalità di relazionarsi agli altri e togliendo un ruolo agli insegnanti.
Così facendo i figli non rispetteranno l’autorevolezza, si sentiranno protetti su tutto, non rifletteranno sugli esiti delle loro azioni, respireranno rabbia e frustrazione anche in casa, finendo per ritenere come adeguata quella modalità prevaricatoria che gli adulti gli hanno insegnato.

Quale equilibrio tra scuola e famiglie?

Un altro problema da non sottovalutare è relativo al fatto che i docenti non si sentono più liberi di mettere una nota, riprendere un alunno o dare una punizione educativa quando necessario, nel timore di essere criticati e talvolta aggrediti dai genitori. Le chat di gruppo classe dei genitori sono diventate ormai un covo di insulti o recriminazioni contro gli insegnanti, dove i genitori si sentono sempre di più autorizzati ad invadere gli spazi del figlio. È fondamentale ripristinare una tregua, anche se non dovrebbe essere una guerra tra agenzie educative perché le vittime di questa guerra sono e saranno solo i ragazzi che si trovano in mezzo tra i due fuchi. Si deve ripartire tirando fuori dal cassetto un po’ di quel buon senso che sembra sia andato perduto per trovare una tregua e un equilibrio tra le due fazioni. Serve un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, uno non può vincere sull’altro, c’è bisogno di famiglia e di scuola, altrimenti i piccoli continueranno a navigare a vista o senza direzione, rischiando la deriva educativa.

Non si può pretendere di controllare tutto e iper-proteggerli in ogni situazione. Il genitore deve essere una spalla, non può essere sempre lo scudo e colui che apre la strada, altrimenti non cresceranno mai e avranno sempre problemi. Il genitore non può essere onnisciente e onnipresente, come faranno questi ragazzi quando non avranno più chi gli apre la strada?

Un piccolo consiglio

Se si vuole insegnare il rispetto ai figli, il genitore deve essere il primo a rispettare se stesso e gli altri, se si vuole fargli arrivare dei valori, si deve prima di tutto comportarsi da persone di valore. L’esempio del genitore è la fonte di apprendimento più importante per un figlio, che apprende da lui anche in maniera indiretta.
Si deve lavorare sull’autonomia di bambini e ragazzi sin da quando sono piccoli, trasmettendogli l’importanza del dialogo e facendogli capire che hanno gli strumenti e le competenze per crescere e cavarsela da soli, ma che al contempo possono sentirsi liberi di raccontare ai genitori tutto ciò che accade, perché si è sempre pronti ad intervenire se necessario.

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