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Comfort food: il cibo dei ricordi che fa bene

di Martina Donegani, Biologa Nutrizionista

18 dicembre 2018

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Tutti abbiamo un cibo in grado di rievocare in noi ricordi piacevoli, che riesce a farci sentire coccolati quando lo mangiamo e a sollevarci un po’ l’umore quando siamo giù di tono. È da qui che nasce il concetto di “comfort food”, cioè il cibo dei ricordi: alimenti genuini, che sanno “di casa”, rassicuranti, e che spesso contengono anche delle sostanze in grado di influire a livello biochimico sull’umore…

Il cibo dei ricordi

Per capire cosa si intenda esattamente per “comfort food” bisogna fare un tuffo nella memoria e ripensare a un alimento che riesca a soddisfare un nostro bisogno emotivo, andando quindi al di là del semplice appagamento del gusto.  Ogni cibo può essere il “comfort food” di qualcuno, a seconda del suo vissuto: il latte con il miele che ci preparava la mamma quando eravamo ammalati e che ci faceva subito sentire coccolati, il risotto che preparava la nonna la domenica per il pranzo in famiglia e che rievoca un sentimento di unione e di affetto, piuttosto che le lasagne del giorno di Natale…

E molti di questi cibi non hanno un effetto positivo solo a livello emotivo, per i ricordi e le sensazioni che rievocano, ma anche a livello fisico, per le proprietà nutrizionali che vantano e in virtù di alcune particolari molecole che contengono.

La chimica del buonumore

La nostra serenità e il nostro umore sono infatti influenzati in modo significativo da tre neurotrasmettitori: la serotonina, la dopamina e la noradrenalina. Questi neurotrasmettitori veicolano le informazioni al sistema nervoso e favoriscono il senso di benessere e di serenità e l’interesse verso ciò che ci circonda. Ed è proprio qui che entra in gioco il cibo, perché alcuni alimenti contengono delle sostanze, in particolare la tirosina e il triptofano, utili per sintetizzare questi neurotrasmettitori, rivelandosi così preziosi alleati del benessere.  Semi oleosi, legumi e formaggi sono ricchi di tirosina, mentre il pesce azzurro, il tacchino, la bresaola, le arachidi e le mandorle sono ottime fonti di triptofano, che vale la pena di consumare spesso. Anche altre sostanze sono in grado di migliorare il nostro stato d’animo, come le vitamine del gruppo B, che hanno un ruolo nella trasformazione del triptofano, l’acido folico (abbonda nei legumi e nelle insalate a foglia verde) che agisce sui livelli di serotonina e il magnesio, che contrasta lo stress e l’irritabilità. La scelta di alimenti che contengono queste sostanze si rivela così un valido aiuto per trovare un po’ di conforto con il cibo.

Il cibo che fa bene

Spesso il “comfort food” è associato anche a una funzione quasi curativa. Pensiamo per esempio al brodo di pollo che ci preparava la mamma per farci riprendere dall’influenza: non solo il suo calore è fonte di conforto, ma contiene anche delle sostanze che hanno un effetto sul sistema immunitario e che aiutano a regolare la secrezione di muco, alleviando così gli effetti del raffreddore. Anche il latte caldo con il miele che ci dava la nonna contro il mal di gola non rievoca solo ricordi pieni d’affetto ma ha delle vere e proprie proprietà antimicrobiche ed emollienti, così come il minestrone che ci riscalda in inverno ci rifornisce anche di tutte le fibre e i minerali contenuti negli ortaggi, potenziando le nostre difese immunitarie.

Il comfort food non è junk food!

Perché un “comfort food” possa essere davvero efficace deve quindi soddisfare dei requisiti fondamentali: deve essere fatto con ingredienti genuini e sani, e deve evocare ricordi piacevoli generando un senso di affetto. Si capisce subito quindi come non possano essere considerati dei veri e propri “comfort food” tutti quegli snack preconfezionati, ricchi di grassi e zuccheri, ipercalorici e per niente salutari che spesso vengono mangiati quasi compulsivamente nei periodi grigi, quando si è in preda alla fame nervosa. Il junk food (il cibo spazzatura), per la sua composizione nutrizionale squilibrata, non potrà portare mai a del vero benessere per l’organismo, e per questo motivo non deve essere confuso con il vero “comfort food”, che per sua definizione appaga anima e corpo.

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