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Troppa competizione e poca collaborazione crea solo stress, non competenze

di Maura Manca, Psicologa

22 gennaio 2019

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Stiamo vivendo in una società basata sempre più sulla competizione, sulla pressione sociale e anche social, sulla ricerca di un inutile perfezionismo che crea solo stress, senza favorire l’acquisizione delle adeguate competenze relazionali. Troppo individualismo e poca collaborazione, dimenticandosi l’importanza di saper contare non solo su se stessi ma anche sugli altri per sfruttare le caratteristiche del gruppo.

Collaborare significa svolgere delle attività con qualcuno per la realizzazione di qualcosa. Significa anche essere e sentirsi parte di un sistema, essere utile alla realizzazione e al raggiungimento degli obiettivi. Come essere parte di una famiglia, di un gruppo, di una squadra, di una classe in  cui si deve collaborare in sinergia con gli altri membri, ognuno con il proprio ruolo affinché si abbia un buon funzionamento.

La competizione, invece, è basata sulla rivalità. Come sostiene William Edwards Deming “la competizione porta alla sconfitta. Persone che tirano la corda in due direzioni opposte si stancano e non arrivano da nessuna parte”. Dobbiamo quindi insegnargli ad acquisire competenze tali da sfruttare le caratteristiche e capacità di chi ci sta intorno e a puntare sulla qualità delle relazioni come risorsa. Per andare avanti e superare gli altri bisogna prima imparare a superare se stessi, trovare una propria dimensione, avere consapevolezza delle proprie capacità e imparare ad esprimerle. Se diamo il meglio di noi stessi, andremo comunque bene, a prescindere dai risultati che ottengono gli altri.

Solo se si conoscono i propri limiti si è in grado di superali

Il confronto è un’opportunità di crescita personale che aiuta a prendere coscienza dei propri limiti. Solo se si conoscono i propri limiti si è in grado di superali. È attraverso il confronto che si ha la possibilità di valorizzare se stessi e le proprie capacità. Diventa quindi importante stimolare una “sana” competizione intesa come il misurarsi con se stessi e con gli altri. Saper confrontarsi con gli altri è alla base delle relazioni sociali e lavorative. Il confronto serve a dare il senso della misura ma anche a sperimentare la propria autoefficacia, a capire che si è in grado di fare e di ottenere risultati sfruttando le proprie capacità. La stima di se stessi è fondamentale nella crescita, per il benessere interiore, per avere delle basi solide e sicure e per evitare di farsi condizionare o di crescere con i complessi. Si acquisisce sperimentandosi, vivendo la vita in prima persona e non di riflesso, con il rinforzo positivo dell’ambiente in cui si vive.

Si è perso per strada l’aspetto collaborativo della competizione e si è trasformata sempre più in individualismo, in annientamento dell’altro, in prevaricazione, insieme ad una ricerca della perfezione, del talento, del primeggiare, una sorta di sindrome da “primo della classe” da cui sono affetti sempre più bambini e adolescenti. Questo tipo di competitività rischia di creare stress, ansia da prestazione, insicurezze, sensazione di inadeguatezza e di non essere mai abbastanza e insoddisfazione. Si vive troppo condizionati dalla finzione della vetrina social in cui sembrano tutti belli e bravi, in cui ci si espone al giudizio del popolo social, in cui si deve essere sempre al top, come se fossero gli unici canoni da rispecchiare per sentirsi apparentemente felici, senza accorgersi che in questo modo ci si dipinge solo intorno solo una bolla trasparente di isolamento socio-tecnologico e di solitudine mascherata da un’inutile e finta popolarità.

È fondamentale fargli sviluppare fin da piccoli anche le competenze del fare con, del dividere e del con-dividere. Solo facendoli giocare autonomamente, creandogli gli spazi di interazione sociale, comprese le attività extrascolastiche e soprattutto sportive, possono capire il senso dello stare in gruppo e di impegnarsi per un obiettivo comune.

Le differenze individuali sono una risorsa

Devono sviluppare la capacità di sfruttare le differenze individuali come risorsa, imparando a valorizzarsi senza dover primeggiare o annientare l’altro. Si può essere qualcuno anche senza essere per forza qualcuno. Si deve dimostrare solo a se stessi e non agli altri, compresi gli illusori amici social. Non può essere fatto tutto in funzione del successo facile, ma dell’acquisizione delle competenze attraverso prove ed errori e magari anche un po’ di fatica.

Collaborare significa valorizzare se stessi e gli altri. Le persone hanno idee differenti, diversi punti di vista ed esperienze che possono aiutare a trovare con maggiore facilità soluzioni alternative ed intuizioni vincenti quando necessario. In un gruppo siamo tutti importanti, per questo è fondamentale imparare a suddividere i compiti a seconda delle competenze, senza sentirsi inferiori o migliori, tutti sono importanti nello stesso modo. Significa insegnare a bambini e ragazzi, sin da piccolissimi, l’importanza della cooperazione e della condivisione, il valore del gruppo, il ruolo fondamentale che ciascuno, con le proprie risorse e caratteristiche individuali, può svolgere.

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