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Teen Tattoo. Un tatuaggio è per sempre

1 marzo 2019

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Una volta l’idea del tatuaggio era irrimediabilmente associata ai bicipiti dei marinai o degli ergastolani alla Cayenna, ma oggi le cose sono molto cambiate. Le stime parlano, per l’Italia, di circa tre milioni di “tatuati” e la maggior parte sono giovani adulti. Non a caso le indagini dell’Istituto Superiore della Sanità sulla diffusione del fenomeno prendono in considerazione un campione dai 12 anni in su. Ma quanto ne sappiamo davvero? E soprattutto, quanto ne sappiamo su rischi e prevenzione?

Farsi un tatuaggio

Le prime verifiche riguardano il tatuatore: deve essere abilitato e deve curare la propria igiene e quella dei locali in cui è eseguito il tatuaggio. Di solito, abilitazioni e certificazioni sono esposte altrimenti è bene chiedere di poterle consultare. Ma l’osservazione ‘sul campo’ è altrettanto importante.
Pensiamo a strumenti e materiali: le parole d’ordine sono ‘sterile’, ‘sigillato’ e ‘monouso’. Valgono per aghi, apparecchi e strumenti; valgono per inchiostri e pigmenti che, oltre a essere rigorosamente sterili e atossici, devono essere in contenitori monouso; e anche guanti, maschera e camice del tatuatore devono essere ‘usa e getta’.

Infine, il consenso informato: prima di sottoscriverlo vanno acquisite tutte le informazioni su materiali e prodotti che saranno utilizzati e sui possibili rischi. E a proposito di “consenso informato” prima dei 18 anni, sia per i piercing che per i tatuaggi, si deve avere il consenso dei genitori.

Effetti collaterali

Al di là di possibili infezioni – comunque rare se ci si affida a professionisti qualificati – al momento possono verificarsi allergie da contatto dovute ai pigmenti per il tatuaggio, ai metalli per il piercing e ai prodotti per disinfettare, mentre alcune sostanze – come la parafenilendiamina, addizionata per ottenere colori più intensi – sono allergizzanti a distanza di tempo.

I tatuaggi che vanno di moda

Iniziali a parte, i tatuaggi “standard” che vanno più di moda tra le giovanissime sono i simboli tribali, il simbolo dell’infinito, gli animali. Polsi, spalle, fianchi e fondoschiena le “location” più gettonate per le ragazze, braccia per i ragazzi. Generalmente gli adolescenti – specie se devono “trattare” il consenso con i genitori – sono abbastanza prudenti circa dimensioni e posizione del tatuaggio. Si prediligono comunque parti del corpo normalmente coperte, anche perché sono consapevoli che un tatuaggio evidente potrebbe avere conseguenze nella ricerca di un lavoro.

Un tatuaggio è per sempre?

Una volta si diceva: “un diamante è per sempre”. E un tatuaggio?
Gli adolescenti, quando si tatuano, si dichiarano assolutamente convinti della loro scelta. Fa parte delle “effimere certezze” che caratterizzano l’adolescenza e che portano qualcuno a tatuarsi addirittura le iniziali intersecate proprie e del proprio partner, ovvero, quanto di più effimero ci può essere a quell’età.
I dati – oltre che la logica – smentiscono, però, queste certezze e la rimozione dei tatuaggi è un fenomeno in crescita. Ma è possibile cancellare un tatuaggio? La risposta più corretta è “sì, ma”.

“La tecnica più utilizzata – spiega la dermatologa Lucrezia Frasin – è un trattamento laser specifico, il cosiddetto laser q-switchato, mentre solo per i tatuaggi più piccoli può aver senso un intervento chirurgico. La rimozione è meno dolorosa che in passato, anche grazie a creme a effetto anestetico locale, ma non è del tutto indolore e In ogni caso – sottolinea ancora la Frasin – si tratta di un percorso lungo e costoso”.
Importante sapere – prima – che è più complesso rimuovere un tatuaggio multi cromatico rispetto a uno monocolore. Che alcuni pigmenti sono particolarmente difficili da asportare completamente, come, ad esempio, il rosso e il giallo e, ancor più, gli inchiostri fluorescenti che s’illuminano al buio (come in discoteca) e che vanno per la maggiore tra gli adolescenti.

Non sempre, inoltre, la rimozione è totale e definitiva: può restare una traccia e, a lungo termine, possono comparire cheloidi, cicatrici ipertrofiche e ispessimenti del tessuto cutaneo.

La prevenzione

Se proprio si è convinti di volere un tatuaggio o un piercing, bisogna essere comunque consapevoli che l’attenzione alla prevenzione è importantissima anche in questo ambito, e che è sempre utile chiedere consiglio ad un dermatologo o ad un esperto qualificato.
Innanzitutto per avere indicazioni sulle parti del corpo più sensibili (tutte quelle dove ci sono mucose o dove la pelle è più sottile) e su quelle dove le infezioni da piercing sono in agguato (come l’ombelico o il lobo dell’orecchio). Per avere un’idea, a seconda del fototipo, di quanto si dovrà ‘soffrire’ per un piercing o un tattoo. Per essere aiutati a scegliere una zona della pelle davvero integra e priva di nevi, anche piccolissimi.
Inoltre un esperto potrà rilevare se ci sono condizioni che rendono sconsigliabili o controindicati tatuaggi e piercing. Se si è diabetici, ad esempio, niente tatuaggi. Se si hanno problemi di coagulazione o si soffre di emorragie, meglio evitare. Dubbio gravidanza? Verificare prima e, nel caso, soprassedere. Si soffre di allergie, anche in forma leggera? Si potrebbero avere brutte sorprese dopo un po’ di tempo. Si ha l’influenza? Meglio spostare l’appuntamento.
Ma soprattutto – tentazione spesso forte tra gli adolescenti per “abbattere i costi” –: MAI farseli da soli o tra amici. Anche un piercing – che apparentemente sembrerebbe meno impegnativo – può risultare pericolosissimo se non effettuato da mani esperte.

Family Health si impegna a diffondere la cultura della prevenzione consapevoli che il primo passo per il proprio benessere è pensare alla salute.

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