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Le pillole intelligenti che aiutano il controllo del farmaco e delle malattie

di Eugenio Santoro, Responsabile Laboratorio di Informatica Medica, Dipartimento di Salute Pubblica IRCCS – Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri"

7 marzo 2019

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Presto il concetto di pillola potrebbe cambiare grazie alla tecnologia. Un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology e del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha messo a punto una pillola dotata di specifici sensori in grado di monitorare il paziente dall’interno del suo corpo e somministrare i farmaci secondo i dati raccolti.

La pillola, stampata in 3D e ricoperta di un materiale che la metta al riparo dall’acido gastrico, è in grado di rimanere nello stomaco per almeno un mese e può rilasciare gradualmente il farmaco che contiene. I sensori di cui è dotata permettono da una parte di monitorare l’ambiente gastrico consentendo così di individuare i primi segni di una malattia, dall’altra di aumentare l’aderenza a trattamenti farmacologici a cui un paziente è sottoposto. Attraverso il collegamento bluetooth è anche possibile usare un’app installata sullo smartphone per modificare la quantità di farmaco che la pillola intelligente deve rilasciare.

Altri vantaggi che i ricercatori si attendono sono la possibilità di somministrare farmaci che altrimenti dovrebbero essere iniettati e quella di curare tempestivamente pazienti ai quali sia stata rilevata una determinata patologia.  Attualmente la pillola intelligente è stata sperimentata nei maiali, ma entro i prossimi due anni sarà testata sull’uomo.

Quella delle pillole intelligenti (o digitali) è un’area di ricerca in forte espansione. Già lo scorso anno la Food And Drug Administration (l’ente che regola negli Stati Uniti la commercializzazione di farmaci e dispositivi medici) aveva concesso l’autorizzazione alla vendita di una pillola digitale che includeva, oltre al farmaco, un sensore assimilabile dal corpo umano in grado di segnalare se la pillola era stata o meno ingerita. In quel caso il sensore (composto di rame, magnesio, silicio e altri ingredienti sicuri già presenti negli alimenti) generava un segnale elettrico quando entrava in contatto con i liquidi presenti nello stomaco che veniva rilevato da un apposito cerotto opportunamente indossato dal paziente ed elaborato da una app presente sul suo smartphone a cui esso, tramite bluetooth, veniva inviato.

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